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Interviste

Intervista ai LLEROY

LLeroy

Lleroy sono tornati lo scorso maggio con il nuovo album “Dissipatio HC“, che ha interrotto un silenzio durato quasi 4 anni, più precisamente dalla pubblicazione del precedente “Soma“. Abbiamo chiesto spiegazioni.

Ciao ragazzi, non ci si sente da un po’. Ci eravamo lasciati nel 2013 collaborando insieme all’epico tributo ai Laghetto e poi avete rilasciato Soma qualche mese dopo. Che è successo da allora?
“Siamo andati a letto presto” (cit). No, ok: abbiamo portato in giro “Soma” con un bel po’ di date. Negli ultimi tempi abbiamo suonato molto meno dal vivo per dedicarci prima alla scrittura e poi alla registrazione dei pezzi nuovi, e adesso eccoci qua.

Il 15 maggio è uscito il vostro nuovo disco “Dissipatio HC”. Quali sono secondo voi le differenze principali tra questo e il precedente?
Soma” è stato scritto in poco più di un anno, la formazione era nuova, abbiamo buttato fuori quello che sentivamo in quel momento senza porci nessun limite e il risultato è stato un disco immediato, sporco, molto saturo di suono. Alcuni riff di Dissipatio invece esistevano già tre anni fa, la gestazione è stata molto più lunga, anche per forza di cose, visto che abbiamo passato dei periodi lontani per lavoro, ma forse questo è stato un bene. I brani del disco sono stati scelti su 75 minuti di materiale registrato e in generale sono più curati, sia nei suoni che nelle strutture, spesso più dilatate. Abbiamo provato a lasciar passare un po’ d’aria tra gli strumenti, senza riempire sempre tutto lo spazio a disposizione… questo si sente soprattutto nei pezzi più lunghi e lenti: Due di uno, Catònia e Dissipatio. Ci sono persino I VIOLINI!

Il titolo poi è un chiaro riferimento a “Dissipatio H.G.” di Guido Morselli (Adelphi). Come mai questa scelta?
È prima di tutto un omaggio a un bellissimo libro che per fatalità ci è capitato di leggere mentre eravamo in fase di scrittura dei testi. A parte il titolo non c’è nessuna citazione letterale o esplicita nel disco, ci ha colpito più che altro l’atmosfera emotiva del romanzo, che parla di un uomo che si sveglia un giorno e constata che l’umanità è svanita, evaporata dal mondo. Morselli segue i pensieri di questo “ultimo uomo” con uno stile molto controllato, quando la reazione più ovvia di fronte a un evento del genere sarebbe il panico, o il terrore: al di là delle immagini, forse è questo che ci ha affascinato. Chiaramente per contrasto, perché il controllo/la misura non è esattamente la nostra cifra stilistica. Infine, il gioco HG-HC era irresistibile, Morselli ci perdonerà per questo.

L’artwork è stato firmato dallo svizzero Thomas Ott, che, oltre a militare in alcune bands, è uno di quei fumettisti i cui lavori sono vere e proprie opere d’arte. E questo vale anche per la copertina da lui realizzata per il vostro album. Come è nata questa collaborazione?
Un’edizione del Bilbolbul di diversi anni fa gli dedicò una mostra dopo la quale andai a cercare i suoi libri, pubblicati allora da Black Velvet. Dopo aver ascoltato i vecchi lavori Thomas ha accettato di disegnare la copertina del nuovo, che alla fine è diventata questo volto di donna (fronte e retro). “La ragazza dall’occhio nero” è il modo in cui Morselli si riferiva alla pistola con cui poi si uccise, quindi diciamo che l’immagine chiude un cerchio.  

Lasciando perdere i progetti per il futuro. Quali sono i vostri progetti nell’immediato? Avete delle nuove date in programma?
In primavera ed estate abbiamo sudato lungo l’Italia e adesso ci aspettano un po’ di fresche date autunnali:
– 16/09 Free Ride (Perugia)
– 22/09 Tetris (Trieste)
– 06/10 Arci Artigiana (Fano)
– 07/10 Fanfulla (Roma)
– 13/10 FCE Party (Mantova)
– 14/10 Bahnhof (Padova)
– 10/11 Scratchthewall (Schopfheim, Germania)

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