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Unsane – Sterilize

2017 - Southern Lord
noise core

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Tracklist

1. Factory
2. The Grind
2. Aberration
4. No Reprieve
5. Lung
6. Inclusion
7. Distance
8. A Slow Reaction
9. We’re Fucked
10. Avail


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Per alcune persone e quindi per alcune band, dato che sono composte da esseri umani in carne ed ossa, sembra che il tempo non passi mai. E’ questo il caso degli Unsane, che cambiata nuovamente etichetta ed entrati nel roster della Southern Lord, tornano con un nuovo disco “Sterilize“, che come sempre e senza mezze misure prende letteralmente a pugni, se non a calci in faccia, l’ascoltatore.

Sono passati quasi trent’anni da quando il trio newyorkese ha iniziato a mettere a ferro e fuoco i palchi e a far sanguinare le orecchie per i volumi assordanti di chi ha avuto o ha tuttora la “malaugurata” ma consigliatissima idea di andarli a vedere dal vivo. D’altronde, anche sulle copertine dei loro lavori il sangue ed una forte connotazione splatter sono una costante. Quello che sorprende maggiormente degli Unsane anno 2017 è la carica, la violenza sonora e l’energia tipicamente hc che questi tre ultra cinquantenni ancora in gran forma continuano imperterriti a sprigionare; del resto la loro rivoluzione musicale l’hanno già compiuta egregiamente, contribuento ad inizio anni ’90 a generare una nuova scena alternative metal/noise-core insieme ai concittadini Helmet -che a differenza loro invece si sono un po’ persi negli anni- ed ai Jesus Lizard -che, reunion a parte, hanno deciso di fermarsi una volta sparate le cartucce migliori.

Gli Unsane consolidano e confermano negli anni il proprio sound con ottimi lavori, riuscendo sempre a rimanere coerenti con se stessi, senza svendersi mai a mode, generi, ammorbidimenti sonori ruffiani e trend che poi lasciano il tempo che trovano. Mi verrebbe da dire che sono sinceri, ma soprattutto affidabili, proprio come una macchina che si ha da tantissimi anni e con moltissimi km sul groppone, ma che continua a non abbandonarti mai e che soprattutto non ti darà brutte sorprese; la band di Chris Spencer è tutto questo: un’auto, anzi un carrarmato sonoro che continua a non fare prigionieri e a non fermarsi davanti a niente, sempre e comunque.

Le bordate soniche noise-core dell’iniziale Factory o quelle di A Slow Reaction, il violento sludge di Aberration, il post-hc di Inclusion, il “blues” anfetaminizzato e distorto di No Reprieve o di Lung, la veloce e quasi melodica Distance fino ad arrivare alla lenta luciferina cantilena di Avail che chiude il disco: sono tutti classici brani al 100% Unsane, accomunati dall’inconfondibile suono di chitarra della Telecaster sempre tagliente come un rasoio e al limite del dissonante di Chris Spencer, che si sgola senza risparmiarsi quanto se non perfino più di quanto facesse trent’anni fa. Intorno, il basso granitico, metallico ed iper distorto di Dave Curran e la precisa batteria di Vinnie Signorelli, con il suo classico rullante secco da tradizione hc, segnano quel tipico marchio di fabbrica di casa Unsane che li ha resi e continua a renderli riconoscibilissimi fra tanti.

Non hanno mezze misure gli Unsane: o si amano alla follia o probabilmente si detestano. Io, come tanti, faccio decisamente parte della prima categoria, senza se e senza ma!

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