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Everything Everything – A Fever Dream

2017 - Sony
pop / alternative

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Tracklist

1. Night of the Long Knives
2. Can't Do
3. Desire
4. Big Game
5. Good Shot, Good Soldier
6. Run the Numbers
7. Put Me Together
8. A Fever Dream
9. Ivory Tower
10. New Deep
11. White Whale


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Ammettere i propri sbagli è segno evidente di intelligenza ed umiltà, qualità latitanti specialmente nella categoria di chi scrive minchiate sugli album in Italia (ah no scusate, si chiamano “critici”). Personalmente ammetto volentieri di aver sbagliato, ché dal terzo album degli Everything Everything mi aspettavo un calo di qualità. D’altronde “Get to Heaven” aveva qualche pezzo così così in mezzo a un album che meritava ascolti ripetuti, e oltretutto i singoli avevano fortemente confermato la mia impressione, rivelandosi niente di che, pronti per finire in radio.

Invece il nuovo “A Fever Dream” potrebbe confermarsi come il miglior lavoro del gruppo inglese, quello che li mette in prima fila come il gruppo pop con le palle più grosse di tutti, mai spaventati dallo sperimentare, dal parlare di argomenti scomodi. Forse come singolo rappresentativo dell’album sarebbe stata una scelta migliore l’iniziale Night Of The Long Knives, un episodio di paranoia dove il terrorismo diventa una scusa che divide (“shame about your neighborhood” esclamato con ironia da Jonathan e soci), invece di unire. Con Higgs che strilla in dissonanza “It was a long time coming” e delle sirene da attacco antiaereo nel ritornello “It’s coming”, una chicca.

Nel contesto dell’album anche i due singoli, Can’t Do e Desire, per quanto continuino a essere episodi meno sperimentali dal resto, stuccano di meno e rimangono facilmente appiccicati al palato. Arriverei a dire che a tratti sembrano quasi progressive qui, come in Big Game (dove Higgs denuncia il viziato mondo opulento, dicendo che la pacchia finirà molto presto), tranquilla fino alla fine, nel momento in cui arriva un sintetizzatore grasso con una chitarra che urla sopra e un ritmo sempre più spezzettato. Good Shot, Good Soldier è uno dei brani migliori, che mischia il loro tipico staccato isterico, un ritornello con una perfomance stupenda di Jonathan e un pezzo tremendamente ottimistico (cosa che probabilmente non è, conoscendoli), “maybe the worst is over”. Probabilmente la miglior canzone mai fatta dal gruppo, perlomeno su un album effettivo.

Dall’aggressiva e pesante Run The Numbers, con un ritornello con Higgs in falsetto e sintetizzatori e chitarra in un abbraccio mortale che ti spacca la faccia, si passa alla dolcissima (e amarissima) Put Me Together, dove ci si lamenta della ripetizione di giorni tutti identici, in cui si vive d’invidia guardando cosa combina il prossimo e ci si sveglia già vecchi e stanchi. Un altro picco. La title track invece dimostra l’enorme tempo speso dal gruppo inglese nella ricerca dei suoni e nel continuare a prendere le migliori sfumature di tanti generi per creare qualcosa che non somigli a nessuno in particolare. Posso dire che siamo quasi nel post rock a là Spirit of Eden? Se lo dico io che venero quel periodo dei Talk Talk, potete fidarvi pienamente, è qualcosa che va riascoltato più volte per apprezzarne in pieno la portata. In questo senso, anche il breve intermezzo New Deep non scherza al riguardo.

Stavolta non ci sono pezzi bonus, niente altro da commentare e non serve aggiungere altro. “A Fever Dream” è l’ennesimo passo in avanti, inatteso personalmente, di un gruppo che si conferma davvero la presenza più interessante nel panorama pop mondiale e che meriterebbe molto più seguito e attenzione.

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