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Interviste

Intervista ai CELESTE

Celeste

Tornati con il nuovo album “Infidele(s)” (qui la nostra recensione), uscito a fine settembre su Denovali, i francesi Celeste sono una delle più interessanti e personali realtà del panorama estremo europeo. Sono passati di recente in Italia per qualche data live, ne abbiamo approfittato per incontrarli.

A quattro anni di distanza da “Animale(s)” state per tornare con un nuovo album, “Infidele(s)”. Se il precedente era un concept compatto e unitario, le dieci tracce del vostro nuovo lavoro sono invece dieci entità distinte, con caratteri e componenti emozionali proprie. Com’è nato e come si è sviluppato il processo creativo di “Infidele(s)”?
Royer: “Animale(s)” è stato l’album più lungo che abbiamo mai creato e conteneva canzoni molto diverse tra loro e ci è voluto più tempo per concentrarci su del nuovo materiale. Anche perché dopo cinque album diventa molto più difficile avere nuove idee senza perdere la propria identità così tutti noi, su “Infidele(s)”, abbiamo cercato di venircene fuori con nuove canzoni ed idee e forse è per questo che suona in modo differente. Tutti quanti hanno creato dei riff, melodie con una propria atmosfera ed è proprio questo il nostro metodo compositivo. Così, dopo che ognuno ha portato il proprio punto di vista, si è passati ad arrangiare i pezzi tutti assieme. Credo sia questa la motivazione principale tale per cui questo disco potrebbe essere più vario e sembra essere formato da differenti entità.

Quali sono le tematiche principali di “Infidele(s)” e quali le sostanziali differenze rispetto a quelle di “Animale(s)”?
Johan: “Animale(s)” era basato sulla Storia, “Infidele(s)” più su un argomento. È una sorta di concept album, tutti testi hanno un doppio significato, e tratta dell’infedeltà nella vita di tutti i giorni ma anche come un miscredente/infedele si approccia ad argomenti religiosi.

Com’è nata la collaborazione con Marta Bevacqua per la realizzazione della copertina di “Infidele(s)”
Johan: La seguivo su Instagram da un pezzo. Lavorava con modelle che apprezzavo e ho visto nel suo lavoro un tocco che poteva calzare con il nostro immaginario. Quando l’ho contattata non ero convinto che volesse collaborare davvero con me. In realtà le è davvero piaciuto il progetto e si è subito sentita coinvolta. La cosa interessante è che non diresti mai, ad un primo sguardo, che si tratti di un lavoro di Marta, è a tutti gli effetti un artwork dei Celeste con un accenno del suo tocco.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere la copertina dell’album? A differenza dei precedenti dischi sembra essere cambiato il punto di vista dei soggetti in copertina. C’è un motivo specifico?
Johan: C’è un cumulo di bellezze morte/addormentate. Lascio che siate voi a trovare il messaggio. Non c’è nessun tipo di messaggio nascosto. Ma ogni volta che finisco un artwork penso di aver creato quello migliore e mi chiedo come potrei far meglio o avere qualche nuova idea. È una bella sfida. Ad esempio mi ci è voluto un anno di elucubrazioni e un anno di preparazione per realizzare questo progetto. Non ottieni simili immagini senza un lavoro di questo tipo. Questo nello specifico era un modo di realizzare qualcosa di leggermente diverso da quanto ho fatto finora e sono piuttosto soddisfatto del risultato.

In una vecchia intervista si leggeva che il black metal, genere a cui spesso siete stati accomunati, non era propriamente tra i vostri ascolti principali. Qualcosa è cambiato da allora? O siete ancora digiuni dagli ascolti black?
Royer: Penso non sia cambiato nulla, in realtà. Le vecchie band black metal “true” sono davvero noiose e a volte ci sembrano davvero buffe e continuiamo a non ascoltare la roba black più famosa, anche se siamo leggermente più interessati ad ascoltare nuovi album e band che hanno in sé qualche influenza black. L’importante, per noi, è come riff e melodie vengono creati, se poi sono black metal o qualcos’altro non importa, quello che conta è venirne toccati
Johan: I miei gusti sono praticamente gli stessi il che significa che non ascolto alcunché di black metal. Noi cerchiamo solo di fare musica pesante, oscura e triste. Se poi salta fuori che suoni black metal a noi va bene, ma essere ricondotti ad un determinato stile musicale non è il nostro obiettivo, vogliamo solo fare qualcosa di genuino.

Negli anni la scena estrema francese ci ha donato tutta una serie di band e artisti considerati tra i migliori act in circolazione. Tra voi, Alcest, Blut Aus Nord e Deathspell Omega c’è solo l’imbarazzo della scelta in quanto ad originalità. Sembra esserci un’urgenza particolare e un modo tutto vostro di intendere alcuni generi specifici. Da cosa nasce? E come definireste l’attuale stato dell’arte, soprattutto nell’underground, in Francia?
Royer: ad essere onesto non ne ho idea, non siamo in contatto con queste band né interagiamo con questa scena. Non conosciamo nessuno della comunità che gira attorno al pubblico e alle band black, non credo nemmeno che ci sia molta gente di quella scena ai nostri concerti, magari mi sbaglio.


Celeste

Four years after “Animale(s)” you are finally coming back with a new LP “Infidele(s)”. While the previous one was a solid and homogeneus concept album, the 10 tracks of your new release are very dinstinct entities, each one with its own emotional components. How is born “Infidele(s)” and what has been its creative process?
Royer:
“Animale(s)” was the longest album we created with many sort of different songs too so first it took us a long time to focus on starting of making news songs. Also because after 5 discs it becomes a lot harder to have new ideas without losing your own identity so everyone in the band on “Infidele(s)” tryed to come with new tracks or new ideas thats’s why maybe we have such a different panel on it. Everyone created riffs, melodies with its own atmosphere and its own view of composing songs. And then every member was giving its point of view on it and making arragment all together at the end. I think this is the main reason why this album should be more varied with more differents entities.

Which are the main topics of “Infidele(s)” and which the differences between it and “Animale(s)”?
Johan
: Well “Animale(s)” was about Story, “Infidele(s)” is more about a topic. This is kind of a concept album, all the lyrics have a double meaning, it deals with unfaithfullness in the everday life but also as a disbeliever concerning religious aspects.

The cover art of “Infidele(s)” has been created by Marta Bevacqua. How did you end up working together?
Johan: Well Iwas following her on instagram since a while. She was always working with models I liked and I felt in her work a touch which could fit to our imagery. When I got in contact with her I wasn’t confident that she would be really insterested to work with me. But actually she really loved the project and was really involved into it. What’s really interesting is that you couldn’t guess that it’s a work from Marta at first sight, that’s definitely a CELESTE artwork, with hints of Marta’s touch.

If compared to the previous releases, this cover art seems to have been created with a different point of view. Is there a specific reason? Which is the message?
Johan
: That’s a pile of dead/sleeping beauties, I let you find your own message. Well, there’s no hidden message behind it. But every time I finish an artwork I feel like that’s the best I’ve ever done and I’m always wonderinf how I could find a new idea or how I could do better. That’s a huge challenge. For instance it took me a year of thinling and a year of setting up to realise this project. You don’t take such picture wthout doing a lot of work upfront. This sight was a way to do something quite different from what I did on the previous releases, I’m really proud of the outcome.

Quoting an old interview, you said that even if sometimes you have been tagged as black metal, you are not huge fans of this genre, or more exactly that you don’t listen so many black metal albums. Are your tastes still the same?
Royer: I think nothing really changed actually, old true black metal bands are very boring and sometimes sounds very funny for us, and we still don’t listen much famous black metal stuff, but we’ve got a bit more interesting and listenning by new albums or bands coming out with some black metal influence on it. For us everything comes with how riffs and melodies are created, afterall if it’s black metal genre or else we don’t really care, if it touches us that’s the main point.
Johan: My tastes are prettty much the same which means that I don’t listen to black metal at all. We’re just rying to do heacy, dark and sad music. If it turns out that it sounds like Black Metal we’re totally find with that, but that’s definitely not a goal for us to sound like a particular music style, we just want to do something guenuine.

In the past years France gave us some of the best acts in the world, especially among the most extreme sounds. Alcest, Blut Aus Nord e Deathspell Omega, yourselves, you all seem to share a particular way to play your own genres. From where does this France “vibe” comes from? And how would you describe the underground music scene in your country?
Royer: To be honest i have no idea, we are even not in touch with those bands and really not in intteraction with this scene. We definitely don’t know the underground community of the french black metal audience or bands. I think there’s even not a lot of people coming from the french black metal scene showing up to our shows, but maybe i’m wrong just having no clue.

 

 

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