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Satyricon – Deep Calleth Upon Deep

2017 - Napalm Records / Moonfog Prod
black metal

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Tracklist

1. Midnight Serpent
2. Blood Cracks Open The Ground
3. To Your Brethren In The Dark
4. Deep Calleth Upon Deep
5. The Ghost Of Rome
6. Dissonant
7. The Black Wings And Withering Gloom
8. Burial Rite


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L’altro giorno a lavoro il CEO dell’ azienda dove lavoro (una donna di più di cinquant’anni) mi si avvicina chiedendomi: “Come siamo messi a prenotazioni, oggi c’è il release dei Satyricon?” Questo per farvi capire che il livello di popolarità della band nel suo paese di origine è qualcosa che noi non ci sogneremmo nemmeno lontanamente in Italia. E così dopo reality show, corsi di wine tasting e testimonial di pubblicità per il Fondo Pensionistico Norvegese, il duo Frost-Satyr dà alle stampe il suo nono album, aiutato dal fidato Anders Odden (Cadaver, Celtic Frost e Apoptygma Berzerk tra gli altri) al basso e seconda chitarra.

Che i Satyricon siano una band profondamente diversa da almeno 15 anni è ormai sotto gli occhi di tutti e la cosa ha fatto a volte storcere il naso a molti me compreso, almeno per ciò che riguarda gli album “Now, Diabolical” e “The Age Of Nero“. A partire però dal precedente (e per chi scrive, ottimo) album omonimo Satyr e Frost sembrano aver intrapreso una strada che valorizza al meglio quello che di buono c’era nel dischi post “Nemesis Divina“, in cui l’atmosfera generale si allontanava dal black metal epico e dai tratti folk dei primi tre dischi.

E’ innegabile infatti che da “Rebel Extravaganza” in avanti la loro musica sia profondamente mutata verso un metal nero dissonante e misantropico, pesantemente influenzato dalla collaborazione con Snorre Ruch dei Thorns. Caratteristiche che, piacciano o no, rendono i Satyricon una delle band norvegesi dal suono più riconoscibile in assoluto.

Deep Calleth Upon Deep“, che si avvale di The Kiss Of Death di Munch come copertina, è un disco dei Satyricon al 100%, le peculiari linee chitarristiche di Satyr si riconoscono dopo un secondo di ascolto come succede in Blood Cracks Open The Ground brano dal sapore quasi progressivo.

Nonostante una produzione volutamente diretta e senza fronzoli (il mix esce dalle mani di Mike Fraser), molti brani contengono ottime sperimentazioni, come il sax che doppia le chitarre in Dissonant e le voci operistiche di The Ghost Of Rome e della title track.

Nemmeno quando vira su territori più violenti e potenzialmente prevedibili come l’opener Midnight Serpent o Black Wings And Withering Gloom la band cade nel già sentito, complice in questo un ottimo lavoro di Frost che ha evoluto il suo stile nei Satyricon diventando sempre più vario e mai banale, tanto che nemmeno gli sporadici blast-beats sparsi qua e là risultano canonici.

Non siamo di fronte ovviamente ad una rivoluzione in seno al suono della band ma piuttosto ad una ritrovata consapevolezza dei propri mezzi, che rende queste canzoni fresche pur senza troppi stravolgimenti.

Chiamatela maturità, chiamatelo mestiere ma a noi questo “Deep Calleth Upon Deep” è piaciuto assai.

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