Menu

Recensioni

The Bloody Beetroots – The Great Electronic Swindle

2017 - Last Gang Records
elettronica

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. My Name Is Thunder (feat. Jet)
2. Wolfpack (feat. Maskarade)
3. Nothing But Love (feat. Jay Buchanan)
4. Pirates, Punks & Politics (feat. Perry Farrell)
5. Invisible (feat. Greta Svabo Bech)
6. All Black Everything (feat. Gallows)
7. Irreversible (feat. Anders Friden)
8. Enter The Void (feat. Eric Nally)
9. Future Memories (feat. Crywolf)
10. The Great Run (feat. Greta Svabo Bech)
11. Kill or Be Killed (feat. Leafar Seyer)
12. Saint Bass City Rockers
13. Hollywood Surf Club (feat. Mr. Talkbox)
14. The Day of the Locust
15. 10,000 Prophets
16. Drive (feat. Deap Vally)
17. Crash (feat. Jason Aalon Butler)


Web

Sito Ufficiale
Facebook

The Bloody Beetroots non mi è mai piaciuto. Il progetto di Sir Bob Cornelius Rifo mi è sempre suonato come un bel pacchetto regalo con tanto di carta di lusso luccicante ma che all’interno conteneva il dono del Natale precedente. Indubbio è che su suolo italico non è praticamente mai uscito nulla di ragguardevole in tal senso né lontanamente riconducibile a quanto fatto dal producer di Bassano del Grappa. Diamo a Rifo quel che è di Rifo. Da qui a parlare di miracolo della musica elettronica ce ne va.

Altra cosa fuor di dubbio è che il nostro sia riuscito a catalizzare attorno a sé alcuni dei migliori performer della scena alternativa in circolazione. Basti pensare a Dennis Lyxzén dei Refused e Youth dei Killing Joke, oltre all’apporto in sede live dell’ex Zu Jacopo Battaglia. Quindi, chiariamoci, Rifo ne sa. A rendere onore a questa sua “sapienza” arriva il nuovo album “The Great Electronic Swindle” che null’altro è se non un rendez vous di nomi altisonanti. Si parla del cantante dei Jane’s Addiction Perry Farrell, dell’ormai sempre presente Tommy Lee dei Motley Crue (più per il nome che per le effettive capacità tecniche), di Anders Friden degli In Flames, dei britannici Gallows, dei redivivi Jet e, infine, di Eric Nelly, voce della promessa post-hc mai mantenuta dei Foxy Shazam.

Tenendo presente che l’effetto di cui parlavo in apertura di articolo aleggia ora più che mai non si può dire che questo disco sia brutto, anzi, se per un attimo ci dimentichiamo dell’esistenza di The Prodigy, Pendulum e dell’amico Steve Aoki la piacevolezza che deriva dall’ascolto è più che mai ad alto livello. Ma è l’unico modo per goderne appieno senza rimanere incastrati nella sensazione di sempiterno rip-off. Il progetto è sicuramente ambizioso, ma come tutte le faccende che includono l’ambizione è dura portare a casa un risultato totalmente positivo.

Pirates, Punks & Politics spinge come un Cerbero impazzito ma il merito è della strabiliante riconoscibilità e classe di Farrell e del sample di chitarra dei RATM; My Name Is Thunder ci regala dei Jet furiosi come non lo sono mai stati, né mai lo saranno, prepotenti e per la prima volta in assoluto davvero rock’n’roll (ed è servita una base gonfia di cemento armato per renderli tali); Friden, già avvezzo a quest’ambiente grazie al succitato Pendulum, si propone in una delle sue migliori performance degli ultimi anni – complici anche i ridicoli dischi degli In Flames dal 2008 a questa parte – ma anche l’ottima struttura di Irreversible che si attesta come migliore del lotto grazie ad una melodia anomala e una struttura tutt’altro che banale; epica e virulenta è All Black Everything con i Gallows a destreggiarsi tra archi e synth baluginanti resi ancor più feroci dalla voce di Wade MacNeil; come da copione per il sottoscritto il cantante dei Foxy Shazam si piazza invece nell’inutilità più assoluta di Enter The Void, stucchevole cannonata che al massimo andrebbe bene nella programmazione musicale di Radio 105.

Vien difficile comprendere il perché di 17 brani dei quali si potrebbero ancora salvare i due con Greta Svabo Bech (Invisible, The Great Run) e la bladerunneriana The Day Of The Locust, pezzo da cento che mischia cyberpunk, industrial e ferali basi gonfie di steroidi. Il resto è fuffa: fatta bene, prodotta come Dio comanda, con un wall of sound da far “invidia” a Liam Howelett ma pur sempre fuffa fatta di reiterazioni elettroniche e scontatezze siderali. Sia chiaro: siamo nel campo del mainstream più spudorato e del più puro entertainment, quindi non stiamo a girarci tanto attorno, non è musica fatta per restare.

Se volete ballare, siete alternativi e vi vergognate di ammettere che muovete la testa al ritmo dei singoli di dj molto più patinati e blasonati “The Great Electronic Swindle” è roba che fa per voi. Il resto è hype. Non stiamo parlando di Nicolas Jaar o deadmau5. Sento già i paroloni volare.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close