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Arch Enemy – Will To Power

2017 - Century Media
deathcore / epic metal / heavy metal

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Tracklist

1. Set Flame To The Night
2. The Race
3. Blood In The Water
4. The World Is Yours
5. The Eagle Flies Alone
6. Reason To Believe
7. Murder Scene
8. First Day In Hell
9. Saturnine
10. Dreams Of Retribution
11. My Shadow And I
12. A Fight I Must Win
13. City Baby Attacked By Rats (Bonus Track - Charged G.B.H. Cover)


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Questo è sicuramente un disco che aspettavamo, forse perché l’ultimo “War Eternal” del 2014 aveva un po’ deluso. Come me, credo che molti si siano chiesti se, con il cambio di lineup, fosse cambiato qualcosa nel sound e nello stile del gruppo.

Con l’abbandono della vocalist Angela Gossow, sostituita da Alissa White-Gluz, e con il subentrare di Nick Cordle al posto di Christopher Amott, l’ultimo lavoro del gruppo era apparso poco convincente e piuttosto scontato. In questa nuova fatica il chitarrista, ex-Carcass, Michael Amott viene però affiancato dall’imponente, Jeff Loomis, ex-Nevermore, che porta con sé un supporto tecnico notevole. Infatti in questo nuovo “Will To Power” si snoda tra luci ed ombre, altalenando pezzi validi a brani meno efficaci. Possiamo notare il delinearsi di uno stile più heavy, che prende un po’ le distanze da quel deathcore melodico a cui eravamo abituati.

La base ritmica, sempre affidata al basso di Sharlee D’Angelo e alla batteria di Daniel Erlandsson costituisce un’ottima tela sulla quale Alissa può destreggiarsi con la sua ottima voce growl e clean, delle quali ci aveva già dato prova in precedenza. Set Flame to the Night, brano strumentale, accende i motori facendo freneticamente strada alle esplosive The Race e  Blood in the Water, tra i pezzi migliori dell’album. Purtroppo le note dolenti di “Will to Power” cominciano con The World Is Yours: armonie chitarristiche troppo frammentate, pesanti e anche banali fanno naufragare il brano al limite della noia e della ripetitività. Purtroppo questo non è l’unico esempio di enfasi melodica troppo pronunciata e marcata a tal punto da non dare ai brani la violenza death e la solennità epic che meriterebbero. Infatti, anche nella traccia successiva, The Eagle Flies Alone, le chitarre disegnano in modo banale e stucchevole la tela su cui si va a comporre il pezzo.

Reason to Believe ci coglie impreparati: una ballad, non proprio in stile Arch Enemy, dove la voce di Alissa sfoggia tutto il suo clean nelle strofe, per poi detonare con il growl nel ritornello. Sicuramente una buona prova vocale, però fa quasi rabbia che due chitarristi abili e tecnicamente sopraffini, come Amott e Loomis, pontifichino troppo sulle melodie con assoli e riff scialbi. Fortunatamente le ritmiche di D’Angelo e Erlandsson alzano un po’ l’asticella deathcore e, con i brani Murder Scene e First Day in Hell, arriva una ventata di fresca e brutale potenza, grazie anche al lavoro dei chitarristi, che, comunque, non rinunciano a qualche fraseggio melodico di troppo. Saturnine, breve brano strumentale, appare come una fiamma azzurra e mistica dipinta da una tastiera malinconica ed infine dall’armonizer di una chitarra che la soffoca trascinandone il suono fino all’inizio di Dreams of Retribution: traccia cattiva, possente non originalissima, corredata di un buon assolo che riprende l’intro iniziale e che apre il sound a quelle belle marce epic tanto care al gruppo svedese.

Come due massi pesantissimi My Shadow and I e A Fight I Must Win crollano sulle nostre orecchie, violente, con quel carisma deathcore che contraddistingue il sound degli Arch Enemy da sempre. Nella limit edition dell’album, Alissa e compagni si dilettano nel coverizzare City Baby Attacked By Rats del gruppo punk Charged G.B.H.: una strana, anche se piacevole dimostrazione di versatilità del quintetto svedese che chiude così il suo undicesimo lavoro in studio.

Nel complesso “Will To Power” è un buon disco che mostra una decisa virata verso i lidi dell’heavy, lasciando un po’ sullo sfondo l’originario epic deathcore a tinte melodiche. Sicuramente i fan più accaniti ed integralisti di questo genere musicale saranno più critici nei confronti di questo album, che però, eccessive armonizzazioni a parte, può essere visto positivamente e con buoni spunti creativi per il futuro.

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