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Lamalora – II

2017 - autoproduzione
math rock

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Tracklist

1. Focomelia
2. Mondini
3. Endometrio
4. Era domani
4. Dubtronomo
5. Lucio


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I Lamalora vengono dalla provincia di Cuneo e si chiamano così, credo, in onore del romanzo di Beppe Fenoglio, un romanzo che non parla della guerra partigiana. Pubblicano questo “II” quasi cinque anni dopo il loro lavoro d’esordio, alla fine di un’opera di esegesi discografica minuziosa e ragionata.

Il disco è un raffinato insieme di ragioni e dettagli math-rock strumentale, che colpisce sin dall’inizio per la granitica attitudine del suono. Sembra un disco Deep Elm, con le chitarre che spingono sempre di più man mano che si capisce la direzione verso la quale sono indirizzati i brani; la musica che suonano è difficile, dura, sono suoni ai quali bisogna prestare attenzione e sono suoni, soprattutto, che mutano all’ascolto, che arrivano sempre diversi, tanto sono complicati e ricercati.

I Lamalora spiegano il loro “II” rimanendo lontani dal mare, dal chiasso, si rinchiudono nelle loro Langhe, nella loro cultura, e danno vita a marmoree rivalse stoner tenute insieme da arpeggi jazz e grunge. La distanza dal mare è evidente: Era domani è agreste e rurale, Mondini strizza l’occhio ai Cap’n’Jazz di Chicago mentre l’incredibile Dubtronomo è un controtempo unico, che parte dalle calme radure del midwest nelle quali scorrazzavano i Jesus Lizard per arrivare alla lugubre colonna sonora di un film di Roger Corman: la batteria viaggia lieve e sofisticata, aumentando la tensione dell’intero brano man mano che la prima chitarra inizia a sezionarne il tempo.

La finale e lunghissima Lucio, invece, può essere considerata un brano a sé stante, vivente di luce propria, grazie ad  un’introduzione dove i Lamalora si divertono a sperimentare e ad impennarsi come impazziti, repentinamente e senza rimorso mentre il basso, seguendo un suo ancestrale progetto, continua a delinare il sentiero attraverso l’attitudine e la mentalità dei quattro ragazzi piemontesi. La parte centrale, poi, è un omaggio alla primissima scuola screamo americana: arriva pesante, incessante, ordinata e iperbolica. Vecchia scuola.

“II” è un disco che parla anche se non ha testi da poter chiosare. Parla di stufe accese in stanze gelide, parla di umidi castagneti, parla di luoghi fenogliani dove non si sente l’influenza del mare.

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