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Curtis Harding – Face Your Fear

2017 - Anti-
soul / pop

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Tracklist

1. Wednesday Morning Atonement 
2. Face Your Fear 
3. On And On 
4. Go As You Are 
5. Till The End 
6. Need Your Love
7. Dream Girl 
8. Welcome To My World 
9. Ghost Of You 
10. Need My Baby 
11. As I Am


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Curtis Harding si è presentato sotto le luci dei riflettori con un grande debutto, quel “Soul Power” che ha rimesso in moto (idealmente) la macchina del black soul, omaggiando oltremodo un modo di concepire la musica e l’approccio con la stessa che si è perso nei meandri delle nuove tendenze. Date queste premesse è quindi lecito aspettarsi un lavoro di conferma che possa alzare maggiormente l’asticella e mostrare a pieno la personalità di Curtis, talento genuino, interprete magistrale, ma sicuramente non del tutto originale.

Face Your Fear” è un viaggio celestiale nel mondo nobile della black music, fatto di anima, emozione e forti sensazioni primordiali: dove Marvin Gaye incrocia Stevie Wonder, dove il suono Motown si tinge di contemporaneità.

Wednesday Morning Atonement è la calda sveglia che accoglie i sognatori all’albeggiare di una nuova calda giornata, la cui suite sonora ricopre un decennio (quello degli anni Sessanta) e rimanda ai grandi interpreti della scuola dell’etichetta di Detroit. Face Your Fear è la preghiera dell’uomo moderno che segue il segno tracciato dal brano precedente, e che si incanala con maggiore energia in On and On, in cui i fiati mostrano i muscoli e l’atmosfera si fa più vibrante.

Il tributo ad una grande stagione di artisti passati si palesa in Till the End, in una combo di percussioni, cori, fiati e chitarre pungenti, per raggiungere la propria definizione nel singolo Need Your Love, le cui innumerevoli influenze e tributi sarebbero impossibili da riconoscere. La conclusione del disco è affidata ad un profondo omaggio (plagio?) a Marvin Gaye (Ghost of You), prima del quale ritroviamo parzialmente i semi sonori di Soul Power, nelle vibranti Welcome To My World e Dream Girl.

Come interpretare un lavoro come “Face Your Fear“? A mio avviso album come questi, ma soprattutto artisti come Curtis Harding, devono essere collocati in una categoria a parte che non può essere giudicata attraverso un metro di giudizio che sposti la sua asticella fra gli estremi innovazione/tradizione, poiché l’originalità molto spesso non combacia per forza di cose con il primo dei due punti. Harding porta con sé i prodromi dell’epoca contemporanea in cui lo spazio per una reale novità si restringe sempre più.

Quindi, come giudicare il lavoro del nativo del Michigan (patria della leggendaria Motown)? Lasciandosi attraversare dalle note che compongono la mezz’ora di “Face Your Fear“, abbandonandosi alle melodie di una delle migliori ricette black della scena musicale odierna, magari giocando a riconoscere questa o quell’influenza senza scadere per questo alla superficialità dell’ascolto.

La funzione della musica è proprio questa: un mix di emozioni (anche contrastanti) in grado di lasciare qualcosa nell’ascoltatore, che non sia noia o disprezzo. E questo, Curtis Harding lo fa dannatamente bene.

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