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Helicon – Helicon

2017 - Fuzz Club Records
psych rock

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Tracklist

1. Devil On Your Tonque
2. Valmiki
3. Seraph
4. Drinking Of You
5. The Bold Yin
6. Teenage Murder
7. French As Fuck
8. Ring The Albanian


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L’album stesso è ispirato dal nostro desiderio di creare qualcosa d’impatto, di respingere il fottuto lamento della musica popolare contemporanea e la follia della società. È la stessa ragione per cui abbiamo formato la band, non c’è motivo di lamentarsi della merda se non si è pronti a offrire un’alternativa”. Con questa dichiarazione del frontman John-Paul, gli Helicon mi hanno voluto trascinare nel loro conturbante mondo, curiosissima di capire in cosa potesse consistere questa promettente alternativa.

Il quintetto di Glasgow, fondato dai fratelli Gary e John-Paul Hughes, hanno fatto decisamente le cose in grande. Dopo ben 8 EP a condire 8 anni di carriera, sono giunti a questo full omonimo in forma smagliante: approdati in Fuzz Club Records, etichetta ultimamente molto interessante per quanto riguarda nuove e appaganti sonorità, prodotti da Tony Doogan (Mogwai, Belle & Sebastian) nei Castle Of Doom Studios (di proprietà dei Mogwai e dello stesso Doogan) e coronati da un artwork di pregio del quotato e altrettanto tormentato artista francese Jean Marc Calvet, pluripremiato nelle Biennali del Sud America e protagonista di un docufilm del 2010 (di cui consiglio la visione) sulla sua assurda vita di autodistruzione, sconfitte di ogni tipo, abuso di farmaci e rabbia esplosa tra pennelli e latte di vernice nelle quali ha finalmente trovato redenzione; una personalità, quella di Calvet, decisamente azzeccata per il mix di estremismo che viaggia tra cieli psichedelici e prati sconfinati di oppiacei di queste 8 tracce che danno ossigeno per la bocca spalancata del travagliato essere pseudo-umano protagonista in copertina.

Devil On Your Tonque apre furiosamente l’album con vortici di delizioso rock, mentre riecheggia la voce di John-Paul tra montagne colorate di verde acido e varcando le cime ci si ritrova in India con la splendida Valmiki, da ascoltare ad occhi chiusi: i sitar-led si impossessano del brano e si mescolano al granitico psych-rock, volando altissimi come aquile con ali adornate di sonagli per un planare di suoni velocemente vellutati. Seraph è apertissima e commovente nel suo buonumore, apre la percezione di orizzonti pieni e caldi con il cantato, le chitarre invece sono intente a leccare quadratini colorati, ballando libere in un prato di San Francisco.

Con Drinking Of You, pezzo strumentale come la maggior parte dei brani ed uscito come primo singolo, è a conti fatti il pezzo più riassuntivo del mood di tutto l’album, ricco di pregevole densità rock, psichedelica e orientaleggiante ma con quel ceffone disturbante dato dai synth fuori tempo e la batteria che imperterrita cadenza e sottolinea la confusione e il senso di lotta interiore, per poi avere, infine, la perdita totale del controllo, con le chitarre pienissime. Si fa il tramonto con The Bold Yin dove il calore dei cori accoglie e conforta, ma il fantasma di Teenage Murder si manifesta con un desertico ventre di serpenti a sonagli e si conclude con gli ultimi due brani in viaggio tra speranze contrapposte, carburati dai consueti splendidi passaggi rock e febbricitanti d’India.

E’ un disco da avere, non solo per la musica che contiene, ma per una chimica speciale di cui si fa portatore, catapultandoci tra gli alti cieli del proprio io disorientato e la terraferma delle sicurezze in cui credere e riferendomi alla dichiarazione iniziale con la quale ho voluto aprire la recensione, concludo svelando con piacere che l’impatto c’è, l’alternativa validissima pure: John e soci sono stati decisamente di parola.

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