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AA.VV. A Cryo Chamber Collaboration – Yog Sothoth

2017 - Cryo Chamber Records
dark ambient

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Tracklist

1. Yog Sothoth I
2. Yog Sothoth II


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“A colui che verrà dopo e in che modo può andare al di là dei tempi e delle sfere.”

(Il caso di Charles Dexter Ward)

Informazioni di base

Siamo alla fine del 2017 e l’ennesimo anno infausto si prepara per essere immerso in un bagno di sangue purificatore. I 12 sigilli appena chiusi saranno prima ripuliti dalle scorie e finalmente saldati grazie allo scorrere dei caldi flutti. Tutto tornerà a emergere solo quando, con l’orrore del principio, ci renderemo conto che altri 12 enigmi dovranno essere risolti. Con la pazienza e l’indagine. Yog Sothoth è una delle figure più “psichiche” di tutto l’universo lovecraftiano, ma è anche una delle meno materialmente identificate. Nel senso che è possibile individuarla praticamente in ogni luogo dello spazio e del tempo. Rappresenta uno degli “Antichi” che dimorano nello spazio più profondo, tanto distante, quanto nei pressi di chi sa chi o cosa invocare. Questo prodotto della Cryo Chamber nasce come ennesimo capitolo di un tributo che sta riscuotendo un discreto successo anche sul mercato. “Yog Sothoth” è il quarto capitolo e arriva dopo il primo progetto del 2014, “Cthulhu” e i due “seguiti”, “Azathoth” e “Nyarlathotep”, rispettivamente del 2015 e del 2016. Tutte queste figure sono fondamentali nell’universo di Lovecraft. Per questo motivo la Cryo Chamber ha scelto di combinare il talento di una serie di nomi molto importanti del genere ambient/dark-ambient senza limitare tutto alle idee di un singolo. Il prodotto è suddiviso in due parti di circa 1 ora, senza che la casa discografica abbia specificato chi ha fatto cosa.

Metodo

Tra i 20 artisti che hanno prestato il proprio talento per la realizzazione di questo disco troviamo Kammarheit, Atrium Carceri, Dronny Darko, Kristoffer Oustad e Flowers for Bodysnatchers. A mettere insieme tutto il material, portando così al risultato finale, è stato il produttore svedese Simon Heath. Questa volta, al di fuori del suo usuale abito di pittore dei suoni di Atrium Carceri. Nonostante la grande varietà di nomi che compaiono all’interno del disco, siamo di fronte a un prodotto di una compattezza piuttosto sorprendente. La Cryo Chamber continua ad affermare che “tutti hanno collaborato” e resta un mistero a “la Lovecraft” il reale significato di questa frase. Le ambientazioni lovecraftiane sono ricreate con grande fedeltà. Si può ascoltare indistintamente il brulicante ribollire di acque infestate da elementi sovrannaturali, tutto intuitivamente bilanciato dalla grande combo tra space ambient e la desolazione sonora classica dei suoni dark, il background che conferisce respiro alle composizioni. Volendolo ricercare – tanto per sfizio – resta comunque difficile ritrovare, all’interno del lavoro, il momento in cui Yog Sothoth, descritto come una sorta di trasfigurazione luminescente e globulare, fa la sua comparsa. I campi sonori della drone sono molto ampi e poco “spezzati”. Aleggia l’entità e l’intero album rende piacevolmente orecchiabile la suspence e il mistero. Come se quella luce, nel buio, ci fosse sempre stata. Allora è proprio all’inizio di tutto il lavoro che si può intuire questa presenza così opprimente.

Obiettivi

Yog Sothoth” è una delle più azzeccate celebrazioni sonore per un personaggio che questo mondo ha divorato e defecato troppo velocemente. Non ci sono i giusti tributi per uno scrittore del valore di Lovecraft. Ha vissuto una vita instabile e precaria. Ha sviluppato l’interesse per la scrittura cercando di agire in ragione della potenziale stabilità economica derivante da questa. Anche quando la situazione è precipitata ha continuato a essere parecchio produttivo. A modo suo. Tenendo, cioè, tutti e due i piedi in una “scarpa vecchia”. Con un linguaggio volutamente arcaico, infarcito di sinonimi strappati all’epoca vittoriana. Era l’eroe romantico che ha utilizzato tutti questi mostri come guardiani della sua introversione. Yog Sothoth era la Chiave. Il lavoro della Cryo Chamber è impeccabile. Il packaging valorizza il prodotto e completa l’impegno musicale. All’interno del DigiBook presente nel cofanetto ritroviamo una serie di schizzi del famigerato Joseph Curwen, splendidamente curati dallo stesso Heath. Siamo di fronte a un oggetto da collezione, così come tutti gli altri della serie. Le formule e le invocazioni compaiono a completare l’intero set musicale e sembra quasi di leggere l’intero lavoro di Curwen e dei suoi “doppioni” nelle trame sonore. L’aria violacea e plumbea di Providence, vista com’era nella seconda metà del secolo scorso, ha rappresentato ben più di una semplice influenza sulla stasi sonora di alcuni tratti delle composizioni. Il lettore, insomma, può utilizzare questo prodotto, così come tutti gli altri della serie, per immergersi ancora di più nel mito.

Conclusioni

“Il caso di Charles Dexter Ward” è uno dei prodotti della “parabola” economica della vita di Lovecraft. Fu pubblicato postumo nel 1941, ma la prima stesura risale alla seconda metà degli anni ‘20 del novecento. In quegli anni Lovecraft era tornato a vivere a Providence, dopo aver provato l’esperienza newyorkese. Fallita miseramente. Erano gli anni del divorzio da Sonia Greene e della mancanza di un impiego stabile. In questo contesto, le precedenti esperienze socialmente accettabili che l’autore aveva finalmente iniziato a sviluppare nella Grande Mela, persero qualsiasi valore e significato. L’opera è incredibilmente oscura, ed è resa ancor più tetra dagli indizi che l’autore lascia qua e là lungo lo sviluppo del racconto. Qui, anche se non direttamente, ci si imbatte per la prima volta nella figura di Yog Sothoth, “Il Guardiano della Soglia”. Tutto è ammantato da un’aura di pessimismo cosmico e soffocato da quella che può essere considerata come una costante nel racconto, il quasi continuo riferimento alla presenza di odori innominabili e fetore inestinguibile, come se qualcosa stesse andando ben oltre la decomposizione. L’autore è ben dentro il racconto. La figura del Dottor Willett è vicinissima a Lovecraft. In uno dei punti di massima tensione dell’opera, lo si ritrova in un’enorme sala priva di qualsiasi illuminazione, steso a terra, strisciante, ad ascoltare le grida di creature immonde imprigionate ancora più in profondità, nei pozzi sotto il pavimento. Lontano, in un angolo di quella sala, è dislocata una stanza dalla cui porta semiaperta sfugge un leggero barlume. Lì, così come è lecito immaginare, potrebbe esserci la salvezza da paure, insicurezze e da questo buio infinito. Tutt’altro.

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