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Generic Animal – Generic Animal

2018 - La Tempesta Dischi
songwriting

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Tracklist

1. Broncio
2. Tsunami
3. Zerinol
4. Alle fontanelle
5. Interludio
6. Trenord
7. Hinterland
8. Qualcuno che è andato


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Generic Animal è Luca Galizia, e Luca Galizia dà l’impressione di avere tanti amici, amici che lo hanno aiutato a realizzare il suo primo disco, intitolato “Generic Animal”. Luca ascolta anche buonissima musica, secondo me, oltre che a farne. Fare musica è secondario, fare musica non significa nulla a confronto di ascoltarne. Con questa situazione, fare un disco è facile, ma il merito è tutto di Luca ed ora vi spiego il perchè.

“Generic Animal” nasce innanzitutto dalla collaborazione con Jacopo, il cantante di Fine Before You Came, che ha personalmente scritto i testi. Si sviluppa, poi, in un secondo momento e sino a diventare disco, grazie all’opera di Enrico Molteni, che con la sua label Tempesta Dischi capisce la portata delle canzoni che ha davanti. Nasce anche dalle chiacchiere che si fanno tra amici, dai messaggi sui telefonini, dalle solite idee da cameretta romantiche e disilluse. Luca Galizia suona anche la chitarra nei Leute, gruppo dedito allo shoegaze psichedelico appartenente alla scuderia Legno, e “Generic Animal” è il titolo che ha dato ad uno dei suoi disegni, raffigurante un quasi cane che assomiglia molto al cane sulla copertina di “Alice in Chains”, ammettendo che il paragone sia un po’ troppo forzato. La chitarra che viene suonata in questo suo debutto discografico non è nient’altro che uno strumentoche apperteneva a sua madre, una chitarra che quasi tutti noi abbiamo iniziato a suonare in questo modo e poi, magari, abbandonato. Ma il risultato è sconvolgente.

“Generic Animal” è un disco apertamente soave, senza troppi omaggi nè scuse, che suona irruente, entrando dalla porta principale. È un album che trasmette una vaga sensazione di appartenenza e coesione, anche se si tratta di un lavoro scritto da una cosiddetta “one man band”, e dà un significato alla parola “interesse” sebbene si possa ( e si debba ) ascoltare musica diversa. Ad un primo impatto “Generic Animal” arriva lieve ma sommessamente brutale, soprattutto per la leggerezza con la quale vengono descritte le anchilosate sensazioni di fastidio quotidiane.

Gli accorgimenti tecnici si dipanano già dall’apertura con Broncio, ma sin da subito si sente che sia un lavoro genuino, ragionato nel modo in cui si ragiona su una sensazione bruciante. Folk, poco rock e tanta inquietudine in Tsunami, che parla di quando si va a ritrovare i propri genitori dopo un po’ di tempo che si sta da soli. Ipnotica e devastante, sembra una ripresa in full effect nelle vostre case natali, fateci caso. Zerinol va ascoltata due volte, così come Fontanelle, perchè trasmettono prima dolore e in un secondo momento rassegnazione. Trenord è molto cinematografica e si trascina ritmata verso descrizioni di palazzi e di fumate chiusi in bagno: vorrei non finisse mai, ma mi accorgo di stare ascoltando una spirale di parole ipnotiche. “L’ultima volta ho letto una cosa Che non hai scritto tu “Lasciami come mi hai trovato”. Che bello sarebbe Ma non l’hai scritta tu.”

I rapporti fisici tra le persone sono dei burroni in cui si cade senza sapere se esista o meno una fine alla discesa: gli unici riferimenti materiali che danno un minimo di sicurezza sono rappresentati dalle ambientazioni casalinghe ed urbane, descritte senza usare colori, come in un film di Antonioni o un racconto di Updike. Asettiche, quasi. Non appena viene richiesta forza d’animo, l’agitazione prende il sopravvento: “Ai cocci in cucina pensiamoci poi. Ai morsi agli schiaffi e agli sputi. Ai graffi e ai capelli tirati. A tutti i silenzi a cui ci siamo forzati.” ecco la storia di Qualcuno che è andato, selvaggia presa di coscienza che sfocia in una risolutrice immagine canina.

Luca non ha paura ad esternare le sue angosce, ecco il motivo per cui ha deciso di suonarci dietro. Viva.

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