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Giovanni Capponcelli

Giovanni Capponcelli ha scritto 51 articoli per Impattosonoro.it
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Tunguska – A Glorious Mess

Batte forte il cuore ritmico del duo forlivese; batte forte e si fa spazio in un bel muro di suono fatto di tenui fondi elettrici sverniciati da una valanga chitarristica erede del più robusto dei Britpop a rima baciata (Oasis, per esempio). Uno shoegaze ‘n’ roll in cui, lontano dalle perenni malinconie scozzesi, si cela […]

Cities Of Mars – Celestial Mistress

La gang di doom-doom-doom-doom, catatonico, per un headbanging sfasato al rallentatore, viene da Goteborg e pesta forte sul volume e sul rimbombo di un tempo impeccabile, invariabile, impassibile. Guerreggiano in una sfida impari tra invasori astrali e falangi macedoni, folgorati pure loro sulla via di Jerusalem, quella degli Sleep, non rinnegano il sound macilento e […]

Istvan – Istvan

Ha la forma di un perenne climax, al culmine del quale ti aspetti sempre debba esplodere la  N.I.B. dei Sabbath o la Asteroid dei Kyuss; invece la tensione si scioglie in scenari grigiastri e nebbiosi da bassa padana, anche se le accelerazioni e i le riprese di Rundweg sono pregevoli. Eppure, nelle parti più meditabonde […]

Revelations Of Rain – Akrasia

Quello che traluce dalla nebbia siberiana è l’ombra di una rovina antica. Una mestizia di solitudine, stupore ed impotenza, incarnata in un tortuoso dark doom prestato dai My Dying Bride, ma facile al suono splendete, melodico e tirato a lucido delle chitarre da metal radiofonico degli anni ‘80. Un’ambiguità che crea una curiosa distorsione temporale, […]

Benjamin Francis Leftwich – After The Rain

Classe ‘89, volto da ragazzo, sguardo appena triste. Ma è con assoluta naturalezza che Benjamin Francis Leftwich si porta addosso tutta la lunga tradizione cantautorale britannica, da Donovan e Nick Drake, passando per Neil Halstead, fino a Neil Hannon, Damien Rice ed al Conor O’Brien dei Villagers, tutti disposti ordinatamente in fila come in un […]

Mother Island – Wet Moon

Sotto una luna che flirta con le blue note alcoliche di Amy Winehouse, all’incrocio di una nuova Haight-Ashbury in un impronosticabile nord est tutto italiano. O in una necropoli Incas apparsa come in un vecchio sogno dai colori sbiaditi. Sono coordinate della memoria quelle in cui si colloca la distorsione acida dei Mother Island. Nella […]

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