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	<title>[Musica Rock] ImpattoSonoro - Webzine musicale e culturale indipendente &#187; Interviste</title>
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	<description>Stanco della solita musica? Cazzi tuoi!</description>
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		<title>Intervista ai MIRIAM MELLERIN</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Guerrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 22080 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Pietro (Batteria), Diego (Voce\basso) e Daniele (chitarra), sono un'unica di impatto sonoro tra noise, rock e pazzia. Riuscendo a riprendere la lezione di gruppi come Teatro degli Orrori (quelli del primo disco), l'invettiva del Giorgio Canali più punk e l'anarchia stilistica più genuina, si ritrovano oggi a uscire con il loro primo LP omonimo. Niente logorrea e boria da arrivismo musicale, ma una frenetica e ormonale voglia di sperimentare e costruire, fondendo e cercando un proprio percorso. Li troviamo per maiil a pochi giorni dall'uscita del disco.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 22080 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//miriam01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22081" title="miriam01" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//miriam01-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>Pietro (Batteria), Diego (Voce\basso) e Daniele (chitarra), sono un&#8217;unica di impatto sonoro tra noise, rock e pazzia. Riuscendo a riprendere la lezione di gruppi come Teatro degli Orrori (quelli del primo disco), l&#8217;invettiva del Giorgio Canali più punk e l&#8217;anarchia stilistica più genuina, si ritrovano oggi a uscire con il loro primo LP omonimo. Niente logorrea e boria da arrivismo musicale, ma una frenetica e ormonale voglia di sperimentare e costruire, fondendo e cercando un proprio percorso. Li troviamo per maiil a pochi giorni dall&#8217;uscita del disco.</p>
<p><em>Ringraziamo la agenzia di booking dei Miriam Mellerin, l&#8217;ass.culturale Wardance.</em></p>
<p>A cura di <strong>Michele Guerrini</strong>.</p>
<p><strong>Ciao ragazzi e benvenuti su Impattosonoro.it, che ne dite se partiamo con un po’ di biografia, parlateci della vostra storia, delle radici della vostra band…</strong><br />
Ciao Michele, grazie mille dell’ospitalità! Dunque l’idea di formare un gruppo è nata negli anni delle superiori, Daniele era totalmente interessato al panorama undergound italiano e mi trasmise curiosità verso questo ambiente. Ci siamo decisi a fare delle prove reclutando batteristi e cantanti, fino a quando scrivendo i primi pezzi, ci siamo resi conto che non avevamo bisogno di un quarto elemento. Dopo la registrazione di “Miriam Mellerin” abbiamo scoperto la nostra identità, il nostro sound, e con l’arrivo di Pietro siamo riusciti a trovare la compattezza che ci mancava.</p>
<p><strong>Dentro il vostro sound troviamo un riferimento abbastanza chiaro al prosare, ai testi di band come Teatro degli Orrori e primi Marlene Kuntz, dall’altro lato si sentono riferimenti al post rock, alla durezza di OvO e Giorgio Canali. Che immagine, che obiettivo artistico volete raggiungere? </strong><br />
Hai citato quella che per me è la band di riferimento in Italia. Se non avessi ascoltato Il Teatro degli Orrori, probabilmente non avrei mai cercato di comunicare attraverso il genere musicalmente più grezzo che ci sia. L’immagine si riassume nel noise che scuote la pancia e nei testi che scuotono le coscienze. Anche se siamo giovani abbiamo molte cose da dire. L’obiettivo è di comunicare, trasmettere le sensazioni e i pensieri che maturiamo, coinvolgere il corpo e la mente di chi ci ascolta.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//296499_10150329870927331_315139187330_8352209_1763989696_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22082" title="296499_10150329870927331_315139187330_8352209_1763989696_n" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//296499_10150329870927331_315139187330_8352209_1763989696_n-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Per alcune delle band che ho elencato prima avete fatto anche da opening act , come è stato? Che ricordi avete di loro che vi hanno segnato?</strong><br />
Ogni volta che dividiamo il palco con qualcuno, cerchiamo di entrare in una dimensione artistica nuova, di capire ciò che rende unico un gruppo o un cantautore, il suo linguaggio. L’opening act ci pone a contatto diretto con la persona piuttosto che con la “maschera” che questa si costruisce, vedere un concerto dal retro del palco ti fa capire se chi si esibisce è umile o si è montato la testa! Gli artisti con cui abbiamo suonato ci hanno mostrato una grande consapevolezza dei propri mezzi, una cosa importantissima che aiuta a non perdere il contatto con la realtà e a non prendersi troppo sul serio. Ci piace moltissimo ricordare la serata con i Gazebo Penguins, band che sentiamo vicina per le sonorità e per l’entusiasmo che dimostrano in concerto.</p>
<p><strong>Quali sono le scene musicali da cui avete tratto ispirazione? Quali sono i film, i libri che hanno portato i Miriam Mellerin ad essere ciò che sono oggi?</strong><br />
Per Daniele lo Screamo, il Post-Hardcore. I film d’amore come “Appuntamento a Wicker Park” e anche quelli Pulp. Un libro: “Soffocare” di Palahniuk<br />
Pietro è anche un batterista Jazz, con un passato tra Prog e Nu Metal, ascolta molta musica italiana e pure cantautorato. Essendo arrivato da poco nel gruppo diciamo che le sue influenze stanno contribuendo a caratterizzare i brani che stiamo scrivendo adesso, seguendo il percorso che era stato tracciato con questo album.<br />
Io musicalmente mi ispiro a vari generi, di sicuro la musica classica è una buona fetta del mio bagaglio. Per i film posso dirti “Le ali della libertà”. Per i libri “La figlia del reverendo” di Orwell, “I viaggi di Gulliver” di Swift.</p>
<p><strong>Tre pezzi mi hanno colpito in particolare, per arrangiamento e testi: “StilNovo” , “Insetti” e “Ostrakon”. Cosa vogliono comunicare e come sono nati?</strong><br />
Tre storie completamente diverse tra loro. “StilNovo” è una rivisitazione di “S’ì fosse foco” del poeta Cecco Angiolieri, il sonetto più iconoclasta e irriverente che ci sia. Noi abbiamo voluto renderlo attuale, convinti che l’unico modo per imprimere una svolta alla società sia migliorare sé stessi, piuttosto che dissacrare tutto ciò che ci circonda. “Insetti” trae origine da un vero e proprio delirio: inventare la vita di un piccolo animale intrappolato in una casa disabitata per lungo tempo…insieme a molti altri suoi simili. “Ostrakon” è un pezzo d’impatto, al primo ascolto piace o non piace. L’intenzione era di creare un’atmosfera rigida, quasi marziale, utilizzare la ripetizione ossessiva di una cellula ritmica per trasmettere il senso di oppressione. Nella canzone vogliamo invitare a riflettere sul meccanismo della rappresentatività, sulle sue contraddizioni e sugli effetti degenerativi che ciclicamente portano a collassare i regimi, ogni volta che si spezza il legame che unisce governanti e governati.</p>
<p><strong>Ho letto che avete registrato il disco seguendo i criteri della registrazione in analogico. Questo ritorno agli strumenti vintage a quale idea di suono è legata? Oggigiorno non si fa altro che parlare di indie-vintage etc…</strong><br />
La scelta è stata affidata al nostro fonico Edoardo Magoni. Prima di entrare in studio avevamo le idee molto confuse riguardo alle sonorità ma la mancanza di esperienza è stata compensata dal suo grande intuito. Utilizzare microfoni vintage, cercare di ottenere un buon suono naturale per ritoccarlo il meno possibile con gli effetti, limitare l’editing per conferire una forte impronta “live” all’esecuzione si sono rivelati degli espedienti fondamentali per trovare il giusto sound e per la riuscita del disco.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//295949_10150329869797331_315139187330_8352208_1077385396_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22083" title="295949_10150329869797331_315139187330_8352208_1077385396_n" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//295949_10150329869797331_315139187330_8352208_1077385396_n-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Il vostro disco uscirà il 25 gennaio, fra pochi giorni, quale è il prossimo passo?</strong><br />
Il prossimo passo è suonare questo disco in concerto in giro per la penisola. Magari anche all’estero, non vogliamo precluderci nulla! Siamo in ottimi rapporti con l’associazione culturale Wardance, e stiamo collaborando con loro per organizzare il tour promozionale di “Miriam Mellerin”.</p>
<p><strong>Avete già pianificato qualche collaborazione? Quale vi piacerebbe?</strong><br />
Tempo fa pensavamo al genio di FM Einheit, il co-fondatore degli Einsturzende Neubauten, ma la timidezza ci impedì di tentare…ora che stanno per riunirsi ci sentiamo quasi costretti a sognare l’opening agli “At the Drive-in”!</p>
<p><strong>Domanda ultima e pulciosa: eravate in stato di ebrezza durante la registrazione di “B.H.O.O.Q.”? Ci ho sentito dentro di tutto: western, inglese, postcore, spagnolo, e non so altro. Geniale!</strong><br />
No, almeno in studio no alcool! Quel pezzo ha una genesi molto particolare, una quasi-storia sentimentale non andata in porto, che ci siamo divertiti a romanzare&#8230;tipico caso in cui scrivi prima il testo e poi ci associ un arrangiamento. Ogni brano condensa in sé quelle che sono le nostre esperienze, i nostri ascolti di quei giorni, e li fonde con la storia che ci portiamo già dentro. La parte di tromba infatti è ispirata al celebre “Concierto de Aranjuez” di Joaquín Rodrigo, un “must” per chi come me proviene dal mondo della chitarra classica. Daniele, invece, in quel periodo era rimasto folgorato da “Dal tramonto all’alba”, film di Robert Rodriguez ambientato in Messico. Dopo aver pensato ad accostare quegli elementi, il difficile è stato renderli omogenei all’interno del pezzo. La sbronza ce l&#8217;ha fatta prendere “B.H.O.O.Q.” a forza di suonarlo in sala prove!</p>
<p><strong>Grazie di tutto ragazzi!!</strong><br />
Grazie di nuovo a te e a Impattosonoro.it!</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/25/interviste/intervista-ai-miriam-mellerin/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Intervista a GIRLESS &amp; THE ORPHAN</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio La Donna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 22023 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Il duo <strong>Girless &#038; The Oprhan</strong> continua a mietere EP di ottima fattura e a raccogliere consensia sia dentro che fuori l’Italia. Abbiamo deciso di fargli qualche domanda per conoscerli meglio. 


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 22023 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//grls.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22028" title="grls" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//grls-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il duo <strong>Girless &amp; The Oprhan</strong> continua a mietere EP di ottima fattura e a raccogliere consensia sia dentro che fuori l’Italia. Abbiamo deciso di fargli qualche domanda per conoscerli meglio.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ciao ragazzi avete voglia di presentarvi e di introdurre il vostro progetto?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Ciao a te e a tutti quelli che leggeranno queste righe. Io sono Girless, sono il membro fondatore del progetto, infatti all’inizio ero da solo e la cosa non era male anche se quando facevi cacare non potevi attaccarti a nient’altro che la tua dabbenaggine. Ora invece siamo in due e quindi se facciamo cacare posso dare almeno il 50% della colpa a The Orphan, anche se a volte gli do anche il 100%. Facciamo folk con un po’ di punk e un po’ di pop. La nostra etichetta si è inventata il termine Fuzz-folk: a noi piace, quindi ci definiremo così. Abbiamo registrato due ep in questo 2011, rilasciati da Stop! Records (l’etichetta di cui sopra), il secondo dei quali in collaborazione con Rockit. Sti ep alla gente sono piaciuti, la critica è stata buona e l’attenzione è stata tanta. I nostri dischi sono e saranno sempre in download gratuito, perché è così che bisogna fare.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Orphan si unisce al progetto Girless più o meno verso il finire del 2009. Amici già da parecchi lustri, malati di Juve, solo dopo aver condiviso, creato e distrutto buona parte delle band della zona, decidono di coniugare le loro idee in musica e di unire i loro sforzi in questo progetto nato inizialmente senza troppe pretese e ora giunto a cime del tutto inaspettate. Evidentemente la loro passione e l’onestà sono state apprezzate di pari passo con la musica che propongono. E’ questo non può che essere motivo di orgoglio per entrambi.</p>
<p><strong>Ho trovato “The Epic Epitaph Of Our Ephemeral Epileptic Epoch” un lavoro molto più diretto del precedente e a tratti molto più maturo. Ormai siete consolidati sia a livello musicale che man mano di fama. Avete in mente di produrre un full-lenght?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Direi proprio di si. Il prossimo disco sarà più lungo e completo, non so se più maturo, ma i pezzi ci sono già, anche se in fase embrionale, e ci piacciono molto. Sicuramente sarà un disco più consapevole, ora <a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girls2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22029" title="girls2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girls2-200x300.jpg" alt="" width="199" height="297" /></a>che abbiamo piena conoscenza dei nostri mezzi possiamo ancora di più permetterci di fare ciò che vogliamo. Non che con questi ep ci fossimo mantenuti entro canoni ben definiti: ma il fatto di aver raggiunto una notorietà, seppur minima, e un po’ di rispetto da parte della scena musicale indipendente italiana (band, webzine, etichette, ecc ecc) ti porta ovviamente ad essere più sicuro della tua musica. E non penso che sarà un disco scontato, siamo in continua evoluzione, d’altronde abbiamo così tante fonti d’ispirazione che fossilizzarsi su un solo stile sarebbe non solo controproducente, ma addirittura deprimente.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Nonostante ci piaccia parecchio l’idea di promuovere la nostra musica tramite ep, potendo in questo modo programmare uscite più frequenti e dando di conseguenza a chi ci ascolta possibilità di capire che tipo di direzione sta prendendo il nostro suono quasi in tempo reale, penso, anzi pensiamo, sia arrivato il momento di concentrare gli sforzi su un lavoro più articolato, ragionato e programmato. Questo ovviamente senza snaturare la nostra istintività e la nostra vena tipicamente punk, ma cercando semplicemente di incanalare le nostre idee su orizzonti più a lungo raggio. Penso che riscuotere un buon successo con un ep oggi come oggi non sia affatto semplice, confermarsi con un secondo lavoro lo trovo addirittura proibitivo soprattutto se uscito a pochissimi mesi di distanza dal primo. Confermarsi con un full-lenght avrebbe tutti i crismi non dico di una consacrazione, ma comunque di una crescita e di una maturazione ineccepibili.</p>
<p><strong>Come funziona il processo creativo che porta alla nascista dei vostri EP? E la scelta delle copertine? Noto che quasi tutte hanno una forte presenza di marrone e una certa centralità dei soggetti principali.</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Noi mettiamo le canzoni, entriamo in studio conoscendone accordi, melodia e testi ma non sappiamo mai come ne usciranno. Il lavoro coi nostri produttori in studio (Andre e Ivan della Stop!Records) è assolutamente dinamico. Parliamo, proviamo, sperimentiamo, stiamo anche ore a cambiare e ricambiare una cosa se non ci piace. E’ un lavoro d’equipe che ci rende molto fieri, perché ci ha aiutato ad avere un’identità come band e ci ha anche permesso di ampliare le nostre vedute sul modo di fare musica e di scrivere canzoni. Per la scelta delle copertine io non ti posso dir molto, il merito è assolutamente di Luca Zamagna, nostro amico praticamente d’infanzia e grafico ufficiale, nonché chitarrista dei Lantern, band riminese hardcore che vi consiglio di ascoltare perché spaccano. Io gli passo il disco e gli dico “Fai te”. E lui fa, per fortuna il primo colpo ci piace sempre un sacco. Poi lo limiamo insieme, ma le idee partono tutte da lui. E’ molto bravo, anche se lungo coi tempi. Se volete dare un’occhiata ai suoi lavori, ha un sito: <a href="http://www.erratadisain.tumblr.com/">www.erratadisain.tumblr.com</a>.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Per quanto riguarda il processo creativo i pezzi vengono partoriti per intero dalla mente di Girless, come testi e come musica, mentre Il mio ruolo in questo contesto è quello di arrangiare al meglio i brani cercando di curarne la struttura con inserti e dettagli. A noi si affiancano i due ragazzi della Stop! (Andrea e Ivan) sempre pronti a proporre compromessi, nuove soluzioni e nuovi suoni. In tutti i nostri brani c’è il loro zampino alla fine e pensando all’idea iniziale, a com’erano gli stessi pezzi in un primo momento, ci rendiamo conto di quanto il loro contributo sia veramente essenziale e realmente migliorativo.</p>
<p><strong>Avete deciso di far girare un videoclip ai vostri fan. Ci vuoi parlare di questo progetto e di come sta andando?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Guarda, sta andando così male che penso che il progetto verrà abbandonato presto! La nostra idea era quella di chiedere ai fan di riprendersi con qualsiasi mezzo (anche di fortuna) mentre cantavano, ballavano o facevano qualsiasi cosa sul nostro pezzo “(pro)Creating Your Career”. Non abbiamo avuto la risposta che speravamo, eppure riceviamo tanti complimenti e di fan pare che ne abbiamo tanti. Evidentemente la gente si vergogna un po’ a fare queste cose, probabilmente non ha capito lo spirito della cosa. Non me la sento nemmeno di biasimarli, nessuno è obbligato. Qualche filmato ci è arrivato, ma troppo pochi per montare un intero videoclip. Ci siamo anche un po’ stancati di spammare la cosa. Adesso vedremo, magari con questa intervista qualcuno in più si convincerà a farlo!</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girls3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22030" title="girls3" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girls3-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>London sembra una canzone molto double-face. Da una parte una storia d’amore che ha una facciata solida e dall’altra un fallimento intrinseco nell’anima.Un po’ come Londra: meta dei sogni a livello turistico ma che continua ad essere patria di forti contrasti sociali. Volete parlarci di questa canzone?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: E’ una canzone vecchissima, e parla di avvenimenti passati che ormai non contano più nulla. Solitamente non amo pescare nel passato, anche perché i testi che scrivo sono tutti legati alla mia vita, ad avvenimenti specifici o semplicemente a stati d’animo e pensieri personali, anche dal punto di vista sociale. Ma ci piaceva tanto come canzone, e ci sembrava un peccato metterla nel dimenticatoio. Non parla strettamente della città di Londra, è semplicemente un escamotage per raccontare un’altra storia, sicuramente più ampia e complessa. Non è un testo allegro ma non rispecchia ciò che sono oggi, e il prossimo disco avrà testi totalmente diversi, sicuramente più ottimisti da una parte, quella inerente alla vita personale, e d’altra parte più bui e pessimisti per quanto concerne la polemica sociale. Non siamo una band politica e non pretendiamo di esserlo, ma abbiamo delle idee e non ci preoccupiamo di sbandierarle, sempre in maniera sarcastica ma, perché no, anche violenta e impopolare.</p>
<p dir="ltr"><strong>This Parking Lot è l’amore ai tempi delle strisce blu. Macchine vuote, strade autunnali. Il desiderio di una primavera. “This is not your love, but mine”.  Sicuramente  è tra le mie preferite di questo Ep. Voi a quale vostra canzone siete più legati?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Personalmente, dell’ultimo ep, sono più legato a “Dura Lex Sed Luthor”. E’ una canzone semplice, scritta in 5 minuti, forse anche meno. Ma ha un testo forte e un contrasto enorme con la melodia e l’intera canzone in sé. Sai qual è il mio cruccio più grande? E’ che poche recensioni o comunque poche persone si siano interessate veramente ai testi dei due ep. E dire che sui testi ci perdo davvero parecchio tempo. Sono in alcuni casi la colonna portante delle canzoni. I testi su internet si trovano, ma in pochi vi hanno prestato attenzione. E dire che il testo di “Dura Lex” è forte. E non forte nell’accezione del paninaro di Enzo Braschi, forte perché è diretto e violento. E’ amaro e rabbioso. Credo che se i nostri fan oltre che ascoltarci leggessero anche di cosa parliamo, e in che modo lo facciamo, sarebbero più stimolati. Magari qualcuno ci criticherebbe anche. Ma questo è il problema di ogni band italiana che scrive in inglese: in pochi hanno voglia di approfondire, e si limitano ad ascoltare la melodia e il suono delle parole. Non mi sto lamentando, per carità, ma una canzone va digerita al 100%. Almeno, quando ascolto un disco, io mi preoccupo anche di questo.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Personalmente sono legatissimo a due tracce in particolare: “London” e “S.N.L”. Il primo perché a tutti gli effetti è stata la prima cosa che ho ascoltato di Girless ed è il pezzo di apertura di tutti i nostri concerti. Provo una sorta di adorazione per questo brano, una sorta di rispetto e di timore quasi reverenziale: è suonato a mille all’ora su disco e a tremila durante i live. Anche “S.N.L.” ha un “tiro” decisamente più elettrico che acustico, ma a differenza di “London” lo trovo intriso di una carica malinconica che non ti aspetteresti mai da un pezzo del genere, così incalzante e con un’ interpretazione vocale fantastica. E’ totalmente spiazzante, fuori controllo. Più lo ascolti e più ne diventi dipendente.</p>
<p dir="ltr"><strong>Come è nato il rapporto con la Stop Records?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Ci conoscemmo una sera in cui suonavamo noi e gli Shelly Johnson Broke My Heart (che è la band di Andre e Ivan della Stop)  nello stesso posto. Ci parlarono di questo progetto, neonato all’epoca, e dissero che erano interessati a produrci. Noi prima di allora non avevamo avuto nemmeno proposte di questo tipo, così accettammo. E devo dire che abbiamo fatto la scelta giusta, ne siamo convinti. Noi e la Stop Records ci sentiamo parte della stessa famiglia, siamo Amici con la A maiuscola e penso che finchè la Stop Records esisterà noi saremo con loro.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Il rapporto con loro nasce nella maniera più classica: i due loschi avvicinano il povero ed ingenuo Girless durante una serata non proprio sobria in uno dei locali della riviera. Subito lo circuiscono con promesse di denaro a palate e plotoni di donne pronte a tutto, convincendolo a firmare un contratto a vita con la loro neonata label. Girless trascina Orphan in questa spirale di depravazione e immoralità. Girless &amp; The Orphan e Stop! Records: un connubio dai contorni oscuri!</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girless4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22031" title="girless4" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//girless4-300x170.jpg" alt="" width="312" height="177" /></a>Siete stati influenzati, oltre che da altri progetti musicali, anche da qualche libro o film? Se sì quali?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Questa domanda è semplice per me, non leggo molto se non testi di altre band, quindi posso dire di essere stato ispirato principalmente dai testi di Blake Schwarzenbach, cantante e chitarrista dei Jawbreaker. Per quando riguarda il cinema, non l’ho mai preso come fonte di ispirazione per la mia musica, e non posso considerarmi un gran cinefilo.<br />
<strong>The Orphan</strong>: Guarda, se iniziassi ad elencarti tutti i gruppi o i cantautori che mi hanno influenzato nella nascita di un progetto come questo probabilmente risulterei tedioso e ridondante dopo i primi 5 secondi; adoro Rocky Votolato e altre decine di cantautori a cavallo tra punk e acustico, ma se sono qui ritengo sia principalmente una diretta conseguenza della mia età e delle esperienze che a livello musicale mi hanno accompagnato nel corso di queste decadi</p>
<p><strong>Intervista finita. Avete da elencare qualche data live o rivelarci qualche informazione ultra top-secret?</strong><br />
<strong>Girless</strong>: Abbiamo tante date in cantiere e per quelle vi rimando al nostro sito, <a href="http://www.girlessandtheorphan.tumblr.com/">www.girlessandtheorphan.tumblr.com</a>, cosicchè tutti voi possiate vedere se verremo a suonare vicino a voi, molte date sono ancora da confermare ma il sito è costantemente aggiornato. Poi abbiamo il progetto di uno split insieme ai nostri grandi amici Verily So, che vedrà la luce nei primi mesi dell’anno, quindi stay tuned!<br />
<strong>The Orphan</strong>: Abbiamo da poco iniziato il tour invernale che entrerà nel suo vivo a cavallo tra gennaio e febbraio quando faremo capolino in diverse regioni dello stivale (Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo, Umbria…). In merito alle informazioni top secret posso solo dirvi che io da piccolo parlavo al contrario (e a dire il vero ancora oggi mi capita e neppure tanto di rado) mentre Girless amava disegnare bandiere (!?!) su grandi e immacolati fogli A4. Inoltre collezionava piccoli sassi colorati raccolti nel cortile di casa. Come è possibile non volere bene a due personaggi così simpatici?</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong>Fabio La Donna</strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/21/interviste/intervista-a-girless-the-orphan/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: center;">
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/21/interviste/intervista-a-girless-the-orphan/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

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		<title>Intervista a MEZZALA</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio La Donna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21882 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Oggi andiamo ad intervistare <strong>Michele “Mezzala” Bitossi</strong>. Gia fondatore e leader dei Laghisecchi e membro dei Numero6, approda ora con un album da solista molto interessante che accarezzerà piacevolmente i vostri timpani.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21882 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21885" title="mezzala01" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala01-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>Oggi andiamo ad intervistare <strong>Michele “Mezzala” Bitossi</strong>. Gia fondatore e leader dei Laghisecchi e membro dei Numero6, approda ora con un album da solista, &#8220;Il Problema Di Girarsi&#8221; (<a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/16/recensioni/mezzala-il-problema-di-girarsi/">clicca qui per la recensione</a>) molto interessante che accarezzerà piacevolmente i vostri timpani.</p>
<p>A cura di <strong>Fabio La Donna</strong>.</p>
<p dir="ltr"><strong>Benvenuto tra le pagine di Impatto Sonoro. Hai voglia di presentarti?</strong><br />
Certamente. Sono un ragazzotto genovese che ha da un pochino superato i trent’anni. Scrivo canzoni da quando ne avevo quindici circa, suono la chitarra decentemente, qualche altro strumento piuttosto male e canto alla mia maniera. Ho fatto parte dei Laghisecchi sul finire degli anni novanta e faccio parte dei Numero6 dal 2003. Da qualche tempo ho deciso di intraprendere anche un percorso musicale da solista, battezzandomi per l’occasione “Mezzala”, moniker scelto in omaggio all’altra mia grande passione, il calcio. Da sempre, infatti, sono tifosissimo del Genoa Cfc.</p>
<p dir="ltr"><strong>Il problema di girarsi ovvero la vita raccontata con una metafora calcistica. Per te che cos’è il calcio?</strong><br />
A dire il vero le metafore calcistiche di cui parli sono presenti, oltre che nel titolo dell’album, soltanto in qualche canzone. Non è mai stata mia intenzione fare un disco “a senso unico”, che parlasse di una cosa soltanto o in cui si utilizzasse un solo espediente stilistico o narrativo. Detto questo accetto di buon grado anche qualche piccola “forzatura” da parte di chi approccia al mio lavoro anche perchè, dopo tutto, mi sono proposto all’interno di un immaginario di un certo tipo. Certo è che quando mi sento definire “l’ultrà con la chitarra” non impazzisco di gioia, anche se so che anche questo fa parte del gioco. Ho visto la mia prima partita allo stadio Ferraris di Genova, in gradinata nord una domenica primaverile del 1979, a 4 anni. Mi ci portò mio padre, mancato improvvisamente due anni fa. Quel giorno nacque la mia passione sfrenata per il Genoa che continua anche oggi, nonostante il calcio moderno con le sue tessere del tifoso, i suoi tornelli e le sue pay tv e la sua corruzione diffusa mi faccia schifo per tante ragioni. Spesso vorrei lasciar finalmente perdere ma la domenica puntualmente non riesco a fare a meno di andare allo stadio. Spero vivamente che mio figlio Pietro stia lontano dal mondo del pallone.</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21886" title="mezzala02" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala02-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Come nasce e si sviluppa il processo creativo di Mezzala? Sei soddisfatto del risultato che hai ottenuto?</strong><br />
Sia che si tratti delle canzoni che scrivo per i Numero6 che di quelle dedicate al mio progetto solista, ma lo stesso accade sui pezzi che mi capita di scrivere per altri parto quasi sempre da piccoli frammenti musicali, che vengono fuori suonando liberamente la chitarra. Spesso si tratta di riff, arpeggi, giro di accordi. Quando esce qualcosa che mi pare abbia un senso lo registro e lo archivio. In questo modo mi trovo ad avere decine e decine di spunti su cui lavorare nel momento in cui mi viene la voglia di fare un disco nuovo. A quel punto è un gioco di incastri, vado per tentativi, monto, smonto, aggiungo, tolgo e alla fine mi trovo in mano delle canzoni con un testo in finto inglese. Alle liriche, per me di fondamentale importanza, mi dedico in un secondo tempo. Spesso è un lavoro lungo, a volte arrivano le folgorazioni che butto giù e non tocco più. L’importante è che mi renda conto che quello che sto dicendo ha davvero un senso, qualunque esso sia. Mi capita molto di rado che parole e musica di alcune canzoni escano di getto. Quando succede è strepitoso.</p>
<p dir="ltr"><strong>Dalla bellissima Ritrovare il gol è stato girato un videoclip con il mitico Bruno Pizzul. Vuoi raccontarci i motivi di questa scelta e del videoclip?</strong><br />
Intanto grazie per l’apprezzamento. Anche a me quel pezzo piace molto e rappresenta piuttosto bene lo spirito di questo disco, il cui titolo si rifà proprio a una delle più note frasi coniate e usate da Bruno Pizzul nelle sue centinaia di telecronache calcistiche degli anni ottanta-novanta. Mi è venuto naturale provare a coinvolgere nel progetto questo grande personaggio, emblema di un calcio che rimpiango parecchio. Ho recuperato il suo numero da un amico giornalista, l’ho contattato spiegandogli cosa avevo in mente e lui ha accettato di mettersi in gioco per il video senza farselo ripetere due volte. Invito tutti a cercare il clip su youtube e a guardarlo perchè le immagini spiegano molto meglio di ogni mia parola l’autoironia, il garbo e la professionalità di Pizzul. In più trovo che il regista Stefano Piccardo abbia fatto davvero un superlavoro giocando su un’idea solo in apparenza semplice.</p>
<p dir="ltr"><strong>Una tua canzone molto bella è “Ortica”. Come mai hai scelta di metterla solo nel 7”?</strong><br />
Sono molto affezionato a quel brano, che di fatto è l’unico piuttosto vecchio di tutto il lotto. L’ho lasciata fuori dalla scaletta dell’album per far posto a “Stai zitta fallo per noi”, che considero piuttosto simile come andamento e struttura ma che lì per lì mi convinceva di più. Mon credo in ogni caso di aver svilito “ortica” inserendola sul 7 pollici insieme a “Che fine faremo”. In un certo senso forse le ho dato anche maggior risalto.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ci parli della The Prisoner records e dei suoi futuri sviluppi?</strong><br />
Aver fondato un’etichetta indipendente in questo momento storico tragicomico per la discografia è una sfida incosciente che mi appassiona e mi motiva parecchio. Con the prisoner records non ho in programma di diventare ricco, questo è sicuro, ma voglio assolutamente fare le cose per bene, scegliendo e pubblicando artisti che mi piacciono, in cui credo, gente che conosca bene la realtà attuale e, di conseguenza, sappia cosa aspettarsi da una label e cosa dover mettere di suo (in termini di sbattimento più che economici) nei progetti. Parlo della necesità di stare sul pezzo soprattutto in rete, essere proattivi e interagire il più possibile con me e con gli uffici stampa per ottimizzare i lavori sui dischi. Il primo gruppo che ho fatto sono i Lava lava love di Verona, usciti 3 mesi fa e di cui sono molto contento. A marzo esce il disco d’esordio dei Kramers di cui, ne sono certo, si parlerà tantissimo. In arrivo anche il secondo disco di Tarick1 e l’esordio dei Bosio, un gruppo ch adoro. Ci si da da fare insomma…</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21887" title="mezzala03" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mezzala03-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Cos’è cambiato dai tempi dei Laghisecchi e dei Numero6</strong>?<br />
Beh, i Laghisecchi (che in realtà non si sono mai ufficialmente sciolti e che potrebbero sempre tornare da un momento all’altro) hanno smesso di agire nel 2001, un periodo in cui il mondo della musica e, in particolare, della discografia, versavano in una situazione parecchio diversa da quella attuale. Qualche disco si riusciva ancora a vendere, l’etichetta con cui uscivi se credeva in te ti metteva a disposizione un budget più o meno dignitoso per registrare e per promuovere un disco, esisteva ancora qualche “direttore” artistico di qualche major che scovava le band o andandole a sentire dal vivo o ascoltando rozzi demo su cassetta. Adesso è tutto cambiato. La musica viene trattata malissimo sia da chi la fa (c’è una sovrapproduzione demenziale, una spasmodica e patetetica necessità di esserci, di pubblicare qualsiasi stronzata esca da un garage band per mac qualunque) da chi la produce (pullulano ogni giorno pericolosissimi ciarlatani che si professano discografici, manager, agenzie di booking), da chi la ascolta (centinaia di dischi scaricati gratuitamente dal web e accumulati su dischi rigidi senza nemmeno essere stati degnati di un ascolto serio). I numero6, che sono vivi e vegeti e usciranno col nuovo disco a settembre prossimo, dal 2003 ad oggi ne hanno viste di tutti i colori. Se siamo ancora qui, nonostante tutto, qualche motivo ci sarà.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ho visto che sei in tour un po’ ovunque. Vuoi elencarci qualche data?</strong><br />
Ho deciso di non risparmiarmi. Ho una gran voglia di suonare dal vivo, senza troppe menate. Mi piaceva l’idea di fare concerti un po’ ovunque e ho scelto, almeno per la prima parte, di portare in giro un live in duo insieme al mio caro amico polistrumentista Tristan Martinelli. Era da tanto che volevo propormi dal vivo in maniera scarna, diretta, essenziale. Mi sto divertendo molto, anche se presto anche come Mezzala andrò in giro con una vera e propria band. Da gennaio torno in tour, le date sono tutte su www.mezzala.it</p>
<p dir="ltr"><strong>Che regalo calcistico e musicale vorresti per il nuovo anno?</strong><br />
Calcisticamente non c’è dubbio, al Genoa serve come il pane un centravanti di peso, uno che la butti dentro senza se e senza ma. A parte Palacio che è un campione davanti abbiamo Caracciolo, Pratto e Ze Eduardo, gente che si impegna molto ma che per adesso non ha fatto granchè. (<em>N.d.r.: l&#8217;intervista è stata realizzata prima dell&#8217;acquisto di Gilardino da parte del Genoa e della cessione di Caracciolo al Novara. Ci sentiamo in dovere di pensare che per Mezzala la cosa sia stata ben accolta)</em> Musicalmente vorrei una bella acustica archtop anni cinquanta per fare il figo dal vivo.</p>
<p style="text-align: right;" dir="ltr">a cura di <strong>Fabio La Donna</strong></p>
<p style="text-align: center;" dir="ltr"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/16/interviste/intervista-a-mezzala/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p dir="ltr">
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		<title>Intervista ai PICCOLI OMICIDI</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2012/01/11/interviste/intervista-ai-piccoli-omicidi/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio La Donna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21823 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Dopo essere stati tra i primi ad  aver parlato di loro e aver pubblicato in anteprima esclusiva due pezzi del loro bell'album d'esordio "Ad Un Centimetro Dal Suolo", abbiamo deciso di fare qualche ulteriore chiacchiera con questo promettente gruppo rock emiliano.


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<p>A cura di <strong>Fabio La Donna</strong>.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ciao ragazzi avete voglia di presentarvi e di parlare dei Piccoli Omicidi?</strong><br />
I Piccoli Omicidi nascono nel 2005, quindi esistono già da qualche tempo. Il sottoscritto, insieme a Roberto Panisi e Giulio Martinelli, da sempre musicisti e soprattutto amici, abbiamo cominciato a collaborare al progetto quando abbiamo capito che avevamo qualcosa da dire. Siamo stati catapultati sul palco di Ligabue, durante il primo Giorno Dei Giorni, con una visibilità relativa, dato che sapevamo benissimo che le migliaia di persone presenti all’evento non erano lì per noi, però c’è servito per rompere il ghiaccio e avere una prima percezione su quello che stavamo facendo, se aveva un senso o meno. Dopo aver girato per tutta Italia facendo la cosiddetta gavetta, abbiamo deciso di produrre ufficialmente il nostro primo lavoro discografico, realizzato con tutta la dovuta calma che, cosa necessaria a nostro parere, per presentarsi sul mercato nella maniera migliore possibile, senza tenere in considerazione scadenze commerciali o tempistiche obbligate.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ad un centimetro dal suolo, il vostro primo album, è prodotto da Paolo Benvegnù. Come è nata questa collaborazione? Come si è sviluppato il processo creativo che ha portato alla realizzazione di questo album?</strong><br />
Ad un certo punto, durante il corso dei lavori, mi sono reso conto che serviva un orecchio esterno, una persona che non fosse così coinvolta nel progetto che potesse sdoganarci da noi stessi ed avere una visione più critica del prodotto. Conobbi Paolo Benvegnù nel 2006, ad un seminario sulla musica e la scrittura, e gli proposi il mio materiale. Pensai che fosse la persona giusta, per capire il progetto e valorizzarlo. Lui stesso ha trovato molto affine il mio modo di scrivere al suo, anche se forse i nostri cuori battono a velocità diverse. Il suo apporto a tutto il lavoro ha permesso di impreziosire tutto il lavoro, senza snaturare l&#8217;essenza originale che rimane istintiva e sincera. Ovviamente è stato un vulcano di idee ed intuizioni che abbiamo assorbito, fatto nostre e sviluppate al meglio.</p>
<p dir="ltr"><strong>Nel vostro disco avete deciso di coverizzare “Vedrai, vedrai” di Luigi Tenco. Come mai questo autore con questa canzone?</strong><br />
Siamo molto legati al cantautorato italiano. “Vedrai vedrai” mi ha sempre colpito, per la semplicità del testo e la profondità del significato. Un binomio che non è sempre così facile da trovare e riproporre.  Per quello abbiamo creduto giusto riproporre all’interno del disco, un raro esempio di bellezza nella scrittura di casa nostra. Si tratta in effetti di una plain cover, quindi non abbiamo apportato nessuna modifica al testo originale. Abbiamo semplicemente cercato di attualizzare, a livello musicale e di arrangiamenti, parole che affrontano un tema che è sicuramente perfetto per i nostri giorni, anche se scritto più di quarant’anni fa.</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//po2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21826" title="po2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//po2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>“Va Giù” è una canzone molto impegnata perché anche se molti non se ne sono accorti parla della tragedia  del Vajont.  Parlateci di questa scelta…</strong><br />
Sicuramente può sembrare anomalo il fatto di trattare questo tipo di argomenti, non avendo, di fatto, vissuto direttamente tragedie come quella del Vajont, per citarne una, è altresì vero che siamo direttamente eredi di queste vicende storiche. Fa paura accorgersi un giorno di aver dimenticato fatti come questi, forse perché troppo distratti e assuefatti dal vivere quotidiano. Ricordo il risveglio dal torpore che mi causò lo spettacolo teatrale di Marco Paolini. Da bambino, passavo sempre per Longarone, per andare in vacanza in montagna, e la mia famiglia tutte le volte mi raccontava la storia della Diga. Il fatto di aver rimosso il ricordo per tutti questi anni mi ha colpito. Le ultime catastrofi avvenute recentemente nel nostro paese, a Genova, ad esempio, sono, forse, indirettamente figlie della storia che troppo spesso dimentichiamo.</p>
<p dir="ltr"><strong>Una canzone che ho trovato tra le più belle del disco è  “Le notti bianche”. Diteci qualcosa di più su questa canzone. Avete in mente di girarci sopra un videoclip?</strong><br />
Quando si lascia parlare la passione, inevitabilmente i messaggi sono più forti e bucano di più l&#8217;animo di chi ascolta. Questa canzone, in effetti, ha qualcosa di veramente spontaneo ed istintivo, cosa che ne rende credibile il senso. E’ una pura espressione di desiderio e di tutte le notti insonni consumate nella passione, in questo caso per una donna. Si tratta del secondo singolo estratto dall’album, il primo è “Il Paese degli Idioti”, e stiamo lavorando in questi giorni alla realizzazione del video. Il pezzo si presta molto ad un’espressione visiva, in effetti.</p>
<p dir="ltr"><strong>Domanda marzulliana di politica mainstream: dopo aver scritto di B. scriverete anche di M.?</strong><br />
E’ una bella domanda perché coglie perfettamente il senso di questo brano. In realtà è vero che messaggio  è rivolto esplicitamente ad una figura sociale e politica ben precisa, ma il senso, onestamente, è applicabile da tempo, e temo anche in futuro, a tutti gli assetti istituzionali che hanno governato il nostro paese. Storicamente l’Italia è sempre stata stuprata e deflorata, cosa resa possibile probabilmente, dal poco senso patriottico e di unità nazionale del suo popolo, complice involontario. Ci sono state figure di governo che hanno fatto questo in maniera intelligente e geniale, il fatto che qualcuno si fosse permesso di farlo alla luce del sole ed in maniera così esplicita, senza curarsi, probabilmente a ragione, della percezione dell’opinione pubblica, ha fatto scatenare quel moto di rabbia e di odio che caratterizza questa canzone in particolare.</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//po3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21827" title="po3" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//po3-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Avete condiviso il palco con tanti artisti di buon calibro co,e Verdena, Modena City Ramblers, ecc. Come vi trovate sul palco? Avete qualche nuova data da comunicarci?</strong><br />
Per noi la dimensione live è molto importante. E anche le collaborazioni sul palco. Siamo nati con gli strumenti in mano e con quelli ci troviamo sempre a nostro agio. E’ vero che realizzare un lavoro discografico è importante, ma ormai oggi si può considerare alla stregua di un biglietto da visita. Il vero contatto con il pubblico avviene quando si ha la possibilità di esprimersi a pochi metri, di poter parlare guardando le persone negli occhi. Magari potrebbe sembrare un discorso un po’ retrò e scontato ma d’altronde non siamo musicisti di primo pelo. Stiamo lavorando, dopo aver concluso i concerti di quest’anno al Palaphnenomenon di Novara insieme ai nostri amici Modena City Ramblers, al tour che ci porterà in giro per l’Italia già dall’inizio del 2012. Gli eventuali aggiornamenti potranno essere seguiti sul nostro sito e sui social network più conosciuti.</p>
<p dir="ltr"><strong>Siete soddisfatti di come la critica ed il pubblico ha accolto il vostro disco?</strong><br />
Sinceramente sì. La stragrande maggioranza delle recensioni e dei commenti che finora abbiamo ricevuto sono delle tutto positive. Segno che i messaggi che abbiamo condiviso con questo lavoro sono stati recepiti ed espressi al meglio. Non è sicuramente un disco rivoluzionario e non ne ha neppure la pretesa, d’altronde l’ultima vero rantolo di creatività cui abbiamo assistito risale a non meno di 15 anni fa; il fatto che si sia cercato di trattare tematiche di vario tipo, in maniera del tutto onesta e sincera, probabilmente ha contribuito a far si che la gente abbia percepito l’album come una cosa genuina. E’ un segno promettente, almeno per quanto ci riguarda.</p>
<p dir="ltr"><strong>Intervista finita. Volete parlarci di qualche vostro progetto futuro?   </strong><br />
Grazie di tutto. E’ stato un piacere. Lavoreremo per tutto l’anno prossimo per la promozione del tour, sperando di coprire il più possibile il territorio nazionale. Dopodiché, se le aspettative ce lo permettono, cominceremo a lavorare al prossimo progetto discografico. Di cose da dire ne abbiamo ancora, e a volte, la musica, conta più di mille parole.</p>
<p style="text-align: right;" dir="ltr">a cura di <strong>Fabio La Donna</strong></p>
<h2>Piccoli Omicidi &#8211; Le notti bianche</h2>
<h2>Piccoli Omicidi &#8211; Il paese degli idioti</h2>
<p dir="ltr">
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		<title>Intervista a UNORSOMINORE</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Curelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21761 AND wp_posts.post_type = 'post'--><strong>Unòrsominòre</strong> è il progetto di Kappa (Emiliano Merlin), ex componente dei veronesi Lecrevisse gìà all'attivo con il debutto omonimo del 2009 e l'Ep "Tre canzoni per la repubblica italiana" uscito nel 2010. <strong>La Vita Agra</strong> è il suo nuovo disco e prende il titolo dal romanzo , datato 1962, di Luciano Bianciardi. Un disco che non può lasciare indifferenti, così come il suo autore. Scopriamo il perchè...


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21761 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//l.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21762" title="l" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//l-300x199.jpg" alt="" width="270" height="179" /></a>Unòrsominòre </strong>è il progetto di Kappa (Emiliano Merlin), ex componente dei veronesi Lecrevisse gìà all&#8217;attivo con il debutto omonimo del 2009 e l&#8217;Ep <em>&#8220;Tre canzoni per la repubblica italiana&#8221; </em>uscito nel 2010. <strong><em>La Vita Agra </em></strong>(<a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/09/recensioni/unorsominore-la-vita-agra/">clicca qui per leggere la recensione</a>) è il suo nuovo disco e prende il titolo dal romanzo , datato 1962, di Luciano Bianciardi. Un disco che non può lasciare indifferenti, così come il suo autore. Scopriamo il perchè&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">A cura di <strong>Enzo Curelli</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Kappa, Unòrsominòre., Emiliano. Tre nomi: una persona o ci sono diversità?<br />
</strong>Una, una. E&#8217; solo che mi piace mettere in difficoltà chi deve averci a che fare. No, in realtà sono nomi legati a età diverse. Quindi direi che sono un instabile insicuro che invecchiando cerca di mascherarsi assumendo nuove identità.</p>
<p><strong><em>La Vita Agra </em>è un libro del 1962 di Luciano Bianciardi(non l&#8217;ho mai letto). Lo consiglieresti e perchè? Oltre al titolo, quanto c&#8217;è di quel romanzo nel tuo disco?<br />
</strong>Certo, lo consiglio, è un libro snello, scritto in un italiano magistrale, ed è illuminante circa le origini e le ragioni del degrado della dignità dell&#8217;uomo nella società del profitto. Nel disco c&#8217;è molto del senso generale di amarezza che si trova anche nelle pagine di Bianciardi, e un paio di temi sono ripresi in maniera diretta, in particolare quello dell&#8217;auspicio alla decrescita. Per il resto però non ci sono riferimenti stretti; ho dato questo titolo al disco per il sapore che ha, per l&#8217;immaginario che suggerisce, più che per analogie con la storia di Bianciardi.</p>
<p><strong>Anche se le etichette sono sempre limitative: come classificheresti il tuo disco?<br />
</strong>Musicalmente è un disco di canzoni, con gli accordi, le parole e tutto. Pop-rock triste, con qualche deviazione sul cantautorato e su suoni più borderline, e con alcune raffinatezze sparse fra gli arrangiamenti. Concettualmente è una raccolta di miserie, quelle in cui sguazziamo da troppi anni ormai &#8211; miserie sociali, politiche, morali, emotive.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//Unorsominore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21763" title="Unorsominore" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//Unorsominore-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Non ti fai problemi nello sputare nomi e cognomi&#8230;Come ti poni di fronte al resto del mondo discografico italiano: chi si nasconde, chi ha paura, chi si gode il successo, chi continua a cantare di amore, chi non frega niente di dire quello che va o non va&#8230;Insomma, a quale parte del mondo musicale italiano ti senti più vicino, chi rispetti e chi no?<br />
</strong>Non mi sento molto vicino a nessuno in particolare. I miei lumi, in Italia, sono i grandi cantautori &#8211; Fossati, Gaber, Battiato, De Andrè &#8211; o gruppi storici come gli Afterhours, ma non posso dirmi di sentirmi &#8220;vicino&#8221; a loro. Di certo non mi sento parte della sedicente scena indipendente che trovo, in massima parte, autoindulgente, autoreferenziale, noiosa. Il rispetto si concede o meno a persone che si conoscono, o di cui comunque si sa abbastanza per poter giudicare; il che per me accade con pochissimi nell&#8217;attuale panorama musicale italiano. Se faccio nomi e cognomi è perché rappresentano qualcosa. Nomino Dente non perché mi stia antipatico Peveri (che non conosco e sarà un bravissimo ragazzo) ma perché la sua persona (nel senso etimologico del termine) è diventata il simbolo di qualcosa che non apprezzo. Ma comunque ironizzare su qualcuno non significa necessariamente non rispettarlo. Carlo Pastore invece mi sta proprio sui coglioni.</p>
<p><strong>Parlaci del progetto grafico dietro alla copertina. E&#8217; molto semplice ma allo stesso tempo rimanda agli anni settanta e non è certamente un caso&#8230;<br />
</strong>Non lo è, in effetti. E&#8217; opera di Laura De Salvatore. Abbiamo cercato un&#8217;immagine che rimandasse subito a quegli anni, per dare immediatamente l&#8217;idea visiva di trovarsi di fronte a un disco di un certo tipo. Le ho chiesto di ispirarsi a certe copertine di dischi di Gaber, di Guccini, e abbiamo cercato di avvicinarci anche dal punto di vista dei font, dei colori, della grana delle fotografie.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//unorsominore1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21764" title="unorsominore1" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//unorsominore1-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>In Perfetto così </em>e in molte altre canzoni esce la figura non certo edificante dell&#8217;italiano medio dei nostri giorni. Alla vita di questo italiano medio hai dato, anche, una data di nascita e una data di morte? Magari anche di rinascita sotto spoglie migliori?<br />
</strong>Sì, quella figura in particolare è figlia della tv commerciale, quindi direi che è nata alla fine degli anni &#8217;70; ed è ancora in ottima salute. Rinascite all&#8217;orizzonte non ne vedo ancora; sta diventando adulta la generazione di chi con questa televisione invasiva e ributtante ci è cresciuto, quindi è difficile essere ottimisti, credo manchino ancora le basi per una possibile inversione di tendenza. La rinascita deve passare da altre vie, forse da un uso consapevole e maturo dei social network per esempio, se riusciranno a perdere la dimensione di sfogo della pentola a pressione e diventeranno strumento di informazione e condivisione di idee, concetti, movimenti.</p>
<p><strong>Canti:&#8221;<em>Ci meritiamo di meglio e di più</em>&#8220;. Rivoluzione e rassegnazione. Cosa prevale nel disco?<br />
</strong>Rassegnazione, senz&#8217;altro. Quell&#8217;accenno è solo un sussurro. La rivoluzione ci accontentiamo di farla solo su Facebook per ora, appunto.</p>
<p><strong>Dovessi scegliere un&#8217;icona per indicare la mediocrità di questi anni e una che rappresenti la prossima rinascita, che personaggi sceglieresti?<br />
</strong>Domanda interessante. La mediocrità di questi anni la vedi per strada, la sua icona è il tizio qualunque: distratto, superficiale, incoerente, ottuso, ignorante; l&#8217;icona siamo noi quando non vediamo (o fingiamo di non vedere, per comodità) le nostre miserie, quando difendiamo l&#8217;indifendibile nel nostro comportamento solo perché cambiare costerebbe un sacrificio, quando non ci applichiamo per pigrizia.<br />
Sulla prossima rinascita non ci conto molto, come dicevo. Forse in qualche sparuto gruppetto di personaggi che si sottraggono alle logiche del profitto e scelgono una vita alternativa, non schiava delle logiche comuni, ma al momento si tratta più di hippie visionari che di persone con un progetto sociale o politico preciso. Forse in qualche giovane laureato (in materie scientifiche) che abbia voglia di impegnarsi nel sociale. Non so.</p>
<p><strong>Perchè ci si accontenta del facile?<br />
</strong>Perché è facile. Biologicamente siamo costruiti così. Risparmiare energie è una priorità. Ma la differenza fra noi e gli altri animali è che loro non sono in grado di fare previsioni a lungo termine, mentre noi sì. Decidere di ignorarle per la comodità del momento è la scelta più facile, ed è quella che si fa con la pancia, come gli animali. Anche la guerra si fa in questo modo. Il cervello, la ragione, la logica, l&#8217;argomentare, dovrebbero spingerci a fare scelte apparentemente meno facili, ma che sulla lunga distanza si rivelano le migliori. Il fatto che non sia così è la peggior sconfitta per il genere umano.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//338703_10150305710949826_730064825_7691659_2010841674_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21765" title="338703_10150305710949826_730064825_7691659_2010841674_o" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//338703_10150305710949826_730064825_7691659_2010841674_o-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Musicalmente parlando: quanto è stato importante Fabio De Min ( Non voglio che Clara) in produzione e cosa dobbiamo aspettarci ad un tuo concerto, visto che l&#8217;anima elettrica è ancora presente in alcuni brani dell&#8217;album.<br />
</strong>Fabio è stato fondamentale nella costruzione del suono del disco, contribuendo in fase di arrangiamento e di scelta dei suoni, e dando un&#8217;impronta chiara in sede di produzione &#8211; esattamente quello che speravo quando gli ho chiesto di lavorare insieme.<br />
Il concerto tipico è effettivamente abbastanza rock, le chitarre elettriche mi piacciono sempre troppo e non esiste il clean, sempre e solo il crunch.</p>
<p><strong>L&#8217;anno scorso hai voluto festeggiare i 150 anni della Repubblica d&#8217;Italia a tuo modo. Con un disco. Ad un anno di distanza, cosa puoi dirci di quel progetto, ripreso, in parte, anche su </strong><em><strong>Il Mattino del 26 Luglio.<br />
</strong></em>Tengo molto a quell&#8217;ep, &#8220;Tre canzoni per la Repubblica Italiana&#8221; (e ti ringrazio di averlo citato) anche se è stato ignorato o trattato con sufficienza da quasi tutti. Ora posso viverlo con più serenità perché con &#8220;La vita agra&#8221; ho completato quel discorso, usando parole mie, ma mi è dispiaciuto che in pochi abbiano capito (abbiano provato a capire) cosa volevo dire e fare con quell&#8217;uscita.<br />
Comunque puntualizzo che con le &#8220;Tre canzoni&#8221; non ho voluto festeggiare nulla, anzi, l&#8217;intento era semmai quello di segnalare come non ci fosse proprio niente da festeggiare.</p>
<p><strong>Perchè Giovanni Passannante?<br />
</strong>La sua storia è simbolica, violenta, emotivamente forte. E&#8217; una rappresentazione vivida dell&#8217;abominio del potere (&#8220;non esistono poteri buoni&#8221;) migliore di tante riflessioni, e ha il plusvalore di essere realmente accaduta. E&#8217; una fra tante storie possibili, casi in cui la libertà e la dignità di una persona sono state non solo annullate ma anche brutalizzate e violentate per decenni. Consiglio di approfondirla, non la si dimentica facilmente.</p>
<p><strong>Alla luce delle ultime vicende politiche(o tecniche) italiane, hai qualcosa da aggiungere rispetto a quello che hai già detto su disco? Credi che sia calato il sipario su un certo modo di fare politica?<br />
</strong>Dici bene, forse su &#8220;un certo modo&#8221; di fare politica sì. Lo spero almeno, voglio illudermi che sia così. Però questo disco non parla (se non in piccola <strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//unorsominore2-2.jpg"><img class="alignleft" title="unorsominore2-2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//unorsominore2-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></strong><br />
parte) di un modo di fare politica, bensì di miserie ben più radicate, in politica e non solo. Il problema è che le cose che ho cantato restano in larga misura molto attuali anche ora che è cambiato qualcosa per non far cambiare niente.</p>
<p><strong>Ti piace Vasco Brondi e le sue Luci della Centrale Elettrica? Ho letto alcune recensioni dove ti paragonano a lui. Io non sono d&#8217;accordo.<br />
</strong>Mah, nemmeno io. Non lo ho ascoltato molto, e quello che ho sentito non mi ha entusiasmato. Però gli riconosco un&#8217;urgenza di dire cose che pochi hanno dimostrato di avere. Non è il mio genere di approccio ma credo abbia fatto del bene, soprattutto considerato che è stato fra i primi a parlare di certi temi con un certo linguaggio, in Italia. Poi mi sembra che le differenze siano evidenti, soprattutto dal punto di vista musicale, ma si sa, la recensione pret-a-porter è una tentazione fortissima. Quando nei dischi mettevo molte chitarre elettriche ero sempre e subito epigono di Marlene Kuntz e Verdena.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//unorsominore2-2.jpg"><br />
</a>Internet e i social network sono diventati quasi di primaria importanza per le realtà musicali lontane dal grande music business. Hai mai immaginato di poterne fare senza. Un ritorno agli anni settanta&#8230;cosa cambierebbe?<br />
</strong>Cambierebbe tutto, ma non credo che sia possibile in alcun modo invertire la tendenza. Anzi penso spesso alla rete come a un balzo evolutivo del genere umano. Condividere in tempo reale informazioni con tutto il mondo equivale a riscrivere il nostro codice genetico; prevedo un futuro remoto in cui gli uomini saranno le cellule di un&#8217;unico super-individuo. Sempre se non ci saremo estinti prima, ovviamente. Ah ma mi chiedevi della musica? Oh, bè, scaricate gente, scaricate.</p>
<p><strong>Conosco il tuo grande amore per i Beatles&#8230;disco e beatle preferito? Commento sul concerto di Paul McCartney( Non mi do pace, nel cercare di capire il perchè me lo sia perso)? Suoni anche in una cover band&#8230;se non sbaglio.<br />
</strong>Revolver e il doppio bianco, uno l&#8217;inizio di un mondo nuovo e l&#8217;altro un disco indie con trent&#8217;anni di anticipo. Amo John ma credo di amare ancor di più Paul, quello fuori di testa capace di mettere sullo stesso disco Obladì Obladà, Helter Skelter e Why don&#8217;t we do it in the road. Il suo concerto è stato quello che ci si doveva aspettare: impeccabile, divertente, commovente; cinquant&#8217;anni di storia della musica e non solo, a pochi metri di distanza. Sì, suono anche in una band-tributo ai Fab Four; è spassoso, si imparano un sacco di cose, e si tirano su due euro.</p>
<p><strong>2012. I programmi di Unòrsominòre.<br />
</strong>In effetti non ci ho ancora pensato. Davvero. Fare qualche concerto, immagino. Cambiare lavoro. Iniziare a scrivere cose nuove. Conservare bottiglie vuote.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong>Enzo Curelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/09/interviste/intervista-a-unorsominore/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Intervista a L&#8217;ORSO</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio La Donna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21624 AND wp_posts.post_type = 'post'--><strong>L'orso</strong> è un paesaggio. <strong>L’orso</strong> è quel paesaggio che attraversi in bicicletta quando dal paese ti dirigi verso la città. E' un'idea colorata e musicata da un collettivo in continuo divenire, guidato da Mattia Barro, di Ivrea, la Piccola Città delle macchine da scrivere e da Tommaso Spinelli, di Milano, la Grande Città delle periferie centrali. Andiamo a conoscere meglio <strong>Mattia Barro</strong>…


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21624 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21625" title="orso1" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso11-300x199.jpg" alt="" width="311" height="206" /></a>L&#8217;orso</strong> è un paesaggio. <strong>L’orso</strong> è quel paesaggio che attraversi in bicicletta quando dal paese ti dirigi verso la città. E&#8217; un&#8217;idea colorata e musicata da un collettivo in continuo divenire, guidato da Mattia Barro, di Ivrea, la Piccola Città delle macchine da scrivere e da Tommaso Spinelli, di Milano, la Grande Città delle periferie centrali. Andiamo a conoscere meglio Mattia Barro…</p>
<p>A cura di <strong>Fabio La Donna</strong>.</p>
<p dir="ltr"><strong>Domanda di rito numero uno:  avete voglia di presentarvi e di introdurre “La provincia Ep”?</strong><br />
&#8216;La provincia&#8217; è il secondo EP de L&#8217;orso, il primo registrato con Garrincha Dischi. E&#8217; la voglia di mettere in musica i paesaggi rurali di Ivrea, la mia città natale,e i suoi contenuti. Le somiglianze tra le province italiane sono dannatamente poche.<br />
&#8216;La provincia&#8217; contiene cinque piccoli acquerelli su questo argomento.</p>
<p dir="ltr"><strong>Nel processo creativo e compositivo è cambiato qualcosa da “L’adolescente Ep”?</strong><br />
I cambiamenti sono stati molteplici: dalla nascita, allo sviluppo, alla creazione.<br />
Io, personalmente, ho cambiato modo di approcciarmi alla scrittura. Inizialmente i testi nascevano da prose, ora invece crescono in simbiosi con la chitarra, alla ricerca di una maggiore musicalità. La location rimane sempre la cameretta, ma con a disposizione più strumenti in modo tale che i brani, già alla base, hanno più aria e più futuri a disposizione.<br />
Per questo EP, dopo la mia scrittura del brano (testo+musica), ci siamo incontrati in sala prove per tutte le parti di arrangiamento. Si sono aggiunti in questo lavoro, rispetto al primo EP, anche batteria, tromba e violino.</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21626" title="orso2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso2-300x205.jpg" alt="" width="317" height="216" /></a></strong><strong>Si è passati da considerare la pronvicia un posto desolato senza né idee né civiltà (come non poter citare Verona Beat con &#8220;Senza un gemito la provincia moriva al bar&#8221;) fino ad una completa rivalutazione di essa avvenuta dal tardo anni 90 in poi. Soprattutto nell’ultimo periodo la provincia è fonte di ispirazione di moltissimi gruppi. Come ti spieghi questo mutamento?</strong><br />
Credo che la ques<strong></strong>tione sia fortemente legata alla sviluppo della tecnologia e della sua espansione. Negli ultimi anni la provincia è stata conquistata totalmente (o quasi) da internet e dalla sua democratizzazione. Al tempo stesso chi è cresciuto in provincia e si è spostato in città, ha scoperto che la metropoli non dà lavoro, non ha spazi. Il ritorno alla provincia è oramai una migrazione frequente dei post universitari. A loro (come a me) non resta altro che rivalutarla per poterci sopravvivere. Un&#8217;adolescenza in provincia ti forma in un certo modo, con certi lavori e certi canoni. Il ritorno ad essa, con l&#8217;educazione cittadina, te la fa rivalutare.<br />
E&#8217; una questione di sopravvivenza.</p>
<p dir="ltr"><strong>Ci potete parlare della bellissima copertina del vostro ultimo Ep? Cos’è per te l’autunno e cosa rappresenta la città di Ivrea?</strong><br />
La copertina è opera di Federica Orlati che ha illustrato ciò che rappresenta Ivrea per me: la scrittura e la provincia. La Lettera 22 è il simbolo della mia città. Ivrea è madre cara e padre severo. Borghesia e cultura media. Campi e biciclette. Una cittadina che si odia con un patriottismo estremo. Per me è Casa.</p>
<p dir="ltr"><strong>Abbiamo tutti i mezzi di comunicazione e di socialità possibili. Eppure “parlarci è diventato impossibile”. Questo genera contrasti soprattutto a livello sociale. Come ti spieghi questa contrapposizione tra disponibilità di mezzi e scarsità di possibilità?</strong><br />
La quantità di scelte possibili ci ha privato di alcune certezze base. L&#8217;insicurezza garantita dai social network si evidenzia nel non-fare. Le grandi rivoluzioni social non esistono, non hanno i presupposti per sussistere. Queste sono alcune spiegazioni che mi do. Poi penso che ognuno abbia una visione ben chiara del perchè siamo diventati così codardi.</p>
<p dir="ltr"><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21627" title="orso3" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//orso3-300x168.jpg" alt="" width="321" height="179" /></a>Nella recensione al vostro ultimo Ep ho scritto che rispetto al lavoro precedente avete levigato quei piccoli difetti che ancora rimanevano creando un lavoro ancora più corposo, genuino e piacevole. Sarebbe ora di produrre un album completo. Non siete d’accordo?</strong><br />
In parte! Con Garrincha Dischi abbiamo scelto di intraprendere un altro percorso formato da una serie di EP. Credo che il formato EP, oltre ad essere più agevole e moderno, ci stia permettendo di crescere come se stessimo sfornando tanti piccoli demo (molto anni &#8217;90!). Abbiamo libertà di sperimentare e maturare grazie all&#8217;utilizzo frequente dello studio e dell&#8217;aiuto di Matteo Romagnoli. Arriverà il momento dell&#8217;album, ma per noi il disco ha ancora un&#8217;aura sacra che, in questo periodo di democrazia musicale, è andata un po&#8217; persa.</p>
<p dir="ltr"><strong>Avete già pronta qualche data live?</strong><br />
Stiamo per finire le nostre prime 12 date (in quattordici giorni) che avevamo previsto per dicembre. Avremo ancora parecchi live a gennaio, mentre a febbraio saremo fermi per impegni universitari e lavorativi. Rinizieremo poco dopo con un lungo tour a partire da aprile!</p>
<p dir="ltr"><strong>Basta, la musica ci ha rotto. Avete qualche buon libro o film da consigliare ai noi e ai nostri lettori?</strong><br />
La scorsa settimana ho visto &#8216;Paris, Je T&#8217;aime&#8217;, consigliatissimo. Per i libri, tutta la letteratura calcistica di ottimi scrittori come Pastorin o Soriano, o la poesia di Arpino e Brera.</p>
<p dir="ltr"><strong>Domanda di rito numero due: Intervista finita…avete altro da dichiarare?</strong><br />
I calciatori, negli anni &#8217;80, erano più caratterizzati e caratterizzanti rispetto a questi contemporanei uomini bionici!</p>
<p style="text-align: center;" dir="ltr"><object width="100%" height="225" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1343084" /><embed width="100%" height="225" type="application/x-shockwave-flash" src="https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1343084" allowscriptaccess="always" /> </object> <span><a href="http://soundcloud.com/lorsoband/sets/la-provincia-ep">La provincia EP</a> by <a href="http://soundcloud.com/lorsoband">L&#8217;orso</a></span></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2012/01/03/interviste/intervista-a-lorso/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

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		<title>Intervista ad ANDREA CACCESE (Songs For The Sleepwalkers)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio La Donna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21526 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Oggi ci spostiamo verso le gelide terre svedesi per incontrare <strong>Andrea Caccese</strong>. Il ragazzo che tra poco conosceremo meglio ha dato via al progetto <strong>Songs For The Sleepwalkers</strong>, una raccolta di tante piccole ninna nanne che spaziano da un alternative folk-rock fino a dei  territori più elettronici e minimali. A cura di <strong>Fabio La Donna</strong>.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21526 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//caccese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21527" title="caccese" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//caccese-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Oggi ci spostiamo verso le gelide terre svedesi per incontrare <strong>Andrea Caccese</strong>. Il ragazzo che tra poco conosceremo meglio ha dato via al progetto <strong>Songs For The Sleepwalkers </strong>(<a href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/27/recensioni/songs-for-the-sleepwalkers-%e2%80%93-our-rehearsed-spontaneous/">clicca qui per la recensione del primo disco &#8220;Our Rehearsed Spontaneous&#8221;</a>), una raccolta di tante piccole ninna nanne che spaziano da un alternative folk-rock fino a dei  territori più elettronici e minimali.</p>
<p>A cura di <strong>Fabio La Donna</strong>.</p>
<p><strong>Ciao Andrea, puoi presentarti e spiegarci com&#8217;è nato il progetto “Songs for the sleepwalkers”?</strong><br />
La butto sul semplice: Mi chiamo Andrea, e sono un napoletano di 23 residente a Västerås,Svezia. Songs For The Sleepwalkers è il moniker con cui faccio musica, e non è un vero progetto solista, quanto meno una band. Mi piace l&#8217;idea di lasciare le possiblità aperte e di lasciare che le mie idee e le mie canzoni portino l&#8217;impronta dei musicisti che vanno e vengono. Non solo si impara molto a suonare con musicisti differenti ogni volta, ma c è la possibilità di essere esposti a nuovi punti di vista.</p>
<p><strong>Ormai ci conosciamo da un po’ di tempo. Sei passato da incidere un Ep molto rudimentalmente fino all’arrivo del tuo primo album. Hai anche realizzato un videoclip professionale di “Tell me how” che è finito su Mtv Generation. Cos’è cambiato dall’inizio della tua carriera musicale?</strong><br />
Penso che la cosa che sia cambiata di piu dall&#8217;Ep ad oggi sia la consapevolezza di quello che posso fare con i miei mezzi, e una sensazione di libertà acquisita dal fatto di essere diventato un po&#8217; piu disinvolto e pratico in fatto di registrazione. Il primo EP è stato un modo di testare il terreno sotto i miei piedi su tutti i fronti, ed è stato vitale per capire cosa fare (o non fare).  In questo disco mi sento tutt&#8217;altro che sicuro di me stesso o “arrivato”, ma sicuramente è un passo avanti ed è un&#8217;istantanea onesta  di un momento della mia vita, come l&#8217;EP. E questa è la cosa che mi importa di più</p>
<p><strong>Come è nata l’idea di realizzare un videoclip? Perché hai scelto proprio “Tell me how”?</strong><br />
Mi piaceva l&#8217;idea di poter promuovere il disco con un videoclip, e sono rimasto molto colpito dal lavoro di Ivan Forastiere, che ha diretto il video. I tempi per filmare il video sono stati davvero strettissimi, e a quel tempo l&#8217;unica candidata possibile era Tell me How, canzone che era 50% completa. Ivan ha avuto la pazienza di lavorare con me su una bozza (cosa molto inusuale) ed è riuscito a trasformare il videoclip in una bella esperienza visiva, molto semplice e naturale, ma allo stesso tempo sognante e surreale. A dire la verità  sono convinto che le canzoni nell&#8217;album non abbiano molto senso prese singolarmente, e so che questo è un limite nell&#8217;età di internet, ma credo che la forza dell&#8217;album sia l&#8217;evoluzione della playlist, fatta di canzoni a volte quasi interrotte che sfociano l’una nell&#8217;altra, mezze idee e improvvisazioni che si alternano a canzoni piu “studiate”. Per questo motivo non sono molto entusiasta dell&#8217;idea dei singoli, almeno per questo album in particolare, ma sono contento di aver deciso per il video!</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//caccese2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21528" title="caccese2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//caccese2-300x300.jpg" alt="" width="311" height="311" /></a>Ci parli del processo creativo che porta la nascita delle tue canzoni? Ho apprezzato molto “Icarus falling” e “Set the world on fire”. Ci parli anche di queste due canzoni?</strong><br />
Il mio processo creativo è molto spontaneo. Quando mi metto in testa di scrivere una canzone, al 99% delle volte non combino niente, e le cose migliori escono quando sto strimpellando casualmente la chitarra sul divano o quando ho la testa tra le nuvole sul bus o per la strada&#8230;La melodia viene prima, e mi ispira decisamente il contenuto a livello di testi. Icarus Falling è una delle mie canzoni preferite del mio repertorio, e mi piace il fatto che quando la canzone è solo a metà della struttura tradizionale (intro-verso-rit&#8230;) il brano sfocia in un tappeto sonoro fino a dissolversi. La canzone parla di come i rapporti tra persone che sono state anche abbastanza vicine in passato possono cambiare drasticamente in un certo momento della vita, com la post-adolescenza, in cui ognuno inizia a rincorrere le proprie ambizioni e prende atto della propria situazione sotto molti aspetti. Nel mito greco, Icaro voleva volare fino al sole cosi tanto da ignorare / sfidare gli avvertimenti di non andare troppo in alto per non perdere le sue ali,  pagandone le conseguenze. In questa canzone per me rappresenta il modo ostinato con cui ci attacchiamo a certi desideri, ideali e ambizioni, molto spesso perdendo il contatto con quello che è gia sotto il nostro naso, traendo piu sensazioni di dubbio  che  di completezza facendo questo. “Set the world on Fire” è una canzone piu “primaverile” e piena di luce e speranza. Musicalmente è molto semplice e abbastanza avvolgente, grazie alla stupenda sezione di cello suonata da Nadja Ali e alle chitarre molto brillanti. La canzone descrive un sogno in cui mi trovavo sul tetto di un palazzo con la mia ragazza, e insieme osservavamo il mondo intero bruciare senza vedere la fine, ma la sensazione era bella e pacifica, perchè non importava molto del mondo in fiamme, nella nostra piccola oasi. “Just you and I” &#8230;il ritornello lo spiega meglio.</p>
<p><strong>Come si sta “musicalmente” in Svezia? Quali libri, film o canzoni stai “vivendo” in questo periodo?</strong><br />
In Svezia c è una grande e sincera attenzione per la cultura in tutte le forme, inclusa la musica. Ho notato con piacere che i gusti musicali sono meno trendy e seguono meno le “next big things” come in paesi quali l&#8217;Inghilterra o l&#8217;Italia. C&#8217;è molto rispetto per gli artisti indipendenti e un genuino interesse per “grandi” e “piccoli”. In questi ultimi mesi ho ascoltato molto i nuovi album di Yuck, Wilco e Bon Iver che mi hanno molto colpito, ma ho anche fatto un tuffo nel passato, ascoltando quasi a ripetizione l&#8217;album “Loveless” (My Bloody Valentine) e un vecchio disco del Nat King Cole Trio. Ascolto settimanalmente davvero di tutto, dal pop punk adolescenziale alla Fall Out Boy alla musica elettronica di Alva Noto. Ogni cosa si adatta a un umore o situazione. In Rainbows (Radiohead),  Welcome The Night (The Ataris) , That Much Further West (Lucero) restano tra i miei album preferiti. Potrei andare avanti all&#8217;infinito a parlare di .<br />
Sto leggendo,  adesso, “Brave New World” di Aldous Huxley e vedo un sacco di film. In questa settimana ho visto,  Somewhere di Sofia Coppola, The Big Lebowski (che stanamente mi mancava) e Sherlock Holmes 2&#8230;R. Downey JR. è un tipaccio!</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//cover3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21529" title="cover" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//cover3-300x300.jpg" alt="" width="229" height="229" /></a>Anche in questo disco c’è la mano di Nadja Ali? Vuoi parlarci di questa collaborazione?</strong><br />
Yes! Nadja ha suonato in Icarus Falling, Set The World on Fire, e Down The Line. Trovo che il cello abbia un&#8217;espressività unica, e Nadja è davvero brava e capisce al volo quello che ho in mente. Ci siamo conosciuti tramite internet quando mi sono trasferito in Svezia e avevo in mente qualcuno per suonare il cello nel disco. Eventualmente Nadja mi segue anche sul palco,ed è davvero una bella atmosfera che si crea.</p>
<p><strong>Come promuoverai questo tuo nuovo disco? Hai già delle date live?</strong><br />
Ho pubblicato il disco in proprio, con un mio imprint, “Paper Wings Records”, con la quale mi occupo anche della promozione. Il disco uscirà il 10 gennaio principalmente su bandcamp (download gratuito o donazione) e in CD (Digipak in 250 copie), anche se sarà disponibile sul circuito major (itunes, spotify, amazon ecc&#8230;). Spero che la musica piacerà ai siti e alle riviste e, quando il disco uscirà, spero piacerà alle persone&#8230;Sto cercando di iniziare a organizzare un tour europeo per aprile / maggio&#8230;vedremo!</p>
<p><strong>Intervista finita. Hai qualcos’altro da dichiarare?</strong><br />
Grazie per lo spazio e per le domande interessanti! Che dire&#8230;se vi capita di leggere queste righe ed hanno suscitato un po&#8217; di interesse, ascoltate la mia musica e se vi piace, passate parola!</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong>Fabio La Donna</strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/27/interviste/intervista-ad-andrea-caccese-songs-for-the-sleepwalkers/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Intervista ai MOJO FILTER</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Curelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21432 AND wp_posts.post_type = 'post'-->A pochi giorni dall'uscita del loro album <strong>"Mrs. Love Revolution"</strong>, i riscontri sono già molto positivi. I <strong>Mojo Filter</strong>, qui rappresentati da Alessandro Battistini (Voce e chitarra)e Carlo Lancini(chitarra) ci raccontano la loro "personale" rivoluzione rock e come è nato un disco "vero, sincero e sofferto". A cura di <strong>Enzo Curelli</strong>.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21432 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mojo01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21433" title="mojo01" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mojo01-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A pochi giorni dall&#8217;uscita del loro album <strong>&#8220;<em>Mrs. Love Revolution</em>&#8221; </strong>(<a href="http://www.impattosonoro.it/2011/11/05/recensioni/mojo-filter-mrs-love-revolution/">clicca qui per la recensione</a>), i riscontri sono già molto positivi.<br />
I <strong>Mojo Filter</strong>, qui rappresentati da Alessandro Battistini (Voce e chitarra)e Carlo Lancini(chitarra) ci raccontano la loro &#8220;personale&#8221; rivoluzione rock e come è nato un disco &#8220;<em>vero, sincero e sofferto&#8221;.</em></p>
<p>A cura di <strong>Enzo Curelli</strong>.</p>
<p><strong><em></em></strong><strong>Avete una definizione o una piccola frase da lasciare a chi non vi conosce per presentarvi?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: i Mojo Filter sono una rock and roll band… niente di più, niente di meno.</p>
<p><strong>Il vostro è un disco costruito sull&#8217;impatto e sulla spontaneità live. Come è avvenuto il lavoro con Jono Manson e come vi siete messi in contatto con lui?<br />
</strong><em><strong>Carlo</strong>:</em> ho conosciuto Jono nel 2000, dopo un suo concerto a Chiari. Jono è un artista di talento ed una persona amabile e cordiale. Ad ogni sua tournee ci si incontrava, anche in occasione di qualche show privato. Gradualmente ho introdotto la musica di Jono al resto della band. Quando nel 2009 i Mojo Filter hanno iniziato a lavorare a del materiale originale dopo la classica gavetta, Jono si è interessato alle nostre canzoni e al nostro primo disco, l’ep <em>The Spell</em>, uscito a marzo 2010. Partendo dalle nostre idee, dai riff e dal songwriting di Alessandro abbiamo poi gettato le basi per <em>Mrs Love Revolution</em>, verso la fine dell’estate 2010.<br />
<strong><em>Alessandro</em></strong>: il lavoro con Jono si è sviluppato sostanzialmente a distanza. A settembre-ottobre dello scorso anno gli abbiamo inviato la bozza delle canzoni che avrebbero composto <em>Mrs Love Revolution</em>. Insieme abbiamo discusso sulla direzione da prendere e su alcuni elementi di omogeneità. Non abbiamo avuto il benché minimo dubbio sulla strada da prendere e sul fatto che il disco dovesse essere registrato in presa diretta e con suoni veri. Durante le registrazioni con il tecnico del suono Mauro Galbiati, la direzione di Jono è stata principalmente gestita a distanza, mentre il missaggio è stato fatto nel suo studio di Santa Fe, negli Stati Uniti.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mojo-filter222.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21434" title="mojo filter222" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//mojo-filter222-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Qual&#8217;è la &#8220;rivoluzione&#8221; del titolo dell&#8217;album?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: negli anni Sessanta, quando l’intero sistema era in crisi, gli hippie hanno intrapreso una rivoluzione pacifica (“<em>Love Revolution</em>”) a suon di rock and roll… la musica allora era anche un modo per rivendicare la propria identità, difendere l’originalità dei singoli e combattere un piatto e diffuso conformismo… questo disco è un nostro modesto tentativo di rompere con gli schemi attuali e con l’insulsa musica mainstream che le major ci costringono a sentire ovunque… questa è la nostra rivoluzione pacifica.<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: i Mojo Filter sono una band molto unita e coesa, proveniente da background musicali simili, ma con percorsi personali diversi. <em>Mrs Love Revolution</em> arriva ed è stato concepito in un periodo difficile per tutti noi, per motivi differenti. Insomma, la famosa “crisi” c’è e si sente, sia dal punto di vista economico che di tensioni psicologiche… Credo che ognuno attribuisca a questo disco un significato anche intimo, un manifesto di una rivoluzione personale, che può anche rappresentare il primo passo per una svolta. Senza presunzione, non voglio parlare di successo e soldi, quella non è una svolta che ci appartiene, soprattutto in questo mondo e in questa vita. Piuttosto lo vedo come il nostro modo di sentirci parte di un mondo sempre meno popolato e sempre più isolato e pieno di insidie, quello dei musicisti rock, lontano dal mainstream, appunto…</p>
<p><strong>Parole e musica hanno la stessa importanza nell&#8217;economia di una vostra canzone?</strong><br />
<strong><em>Alessandro</em></strong>: no, assolutamente. Apprezzo enormemente i bei testi, quelli semplici e pieni di significato, ma la nostra musica è più ritmo, vibrazioni, chitarre distorte… e comunque talvolta il messaggio può arrivare indipendentemente dal testo della canzone… è semplicemente nell’aria.<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: Alessandro è sempre molto diretto ed essenziale, sia nel comporre che nel rispondere alle domande di un giornalista. E’ fatto così! Provo ad estendere il concetto…l’elemento portante è quello musicale, il testo spesso arriva in una seconda fase. Proviamo comunque, a nostro modo, a far passare “il messaggio”. Penso a <em>What I’ve Got</em>: oggi in un battito di ciglia chiunque può volare a Shanghai, ma poi nessuno di noi ha una direzione, è perso. Gli imbonitori oggi ci vendono un sacco di stronzate, ma noi vediamo tensione, disoccupazione, disillusione e smarrimento. Liar (bugiardo), titolo inequivocabile, parla della fede persa…</p>
<p><strong>In molte vostre canzoni, compare una componente molto soul che mi riporta a gruppi come i Creedence Clearwater Revival, in grado di unire soul, country, blues e rock&#8217;n'roll. Quali sono le vostre principali influenze?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: Creedence, appunto, ma anche Led Zeppelin, Hendrix, Rolling Stones, Cream… ci piace il rock blues degli anni Sessanta, quello grezzo, diretto e senza troppi fronzoli.<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: la nostra formazione è di quattro elementi, tipicamente rock. Ed è giusto che se tu trovi in noi elementi soul, il primo riferimento vada ai Creedence. La forma e la sostanza stanno lì. Ed effettivamente l’elemento soul c’è, e sta anche nella voce di Alessandro, che riesce ancora, ogni volta, a sorprendermi.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//154185_10150099672345631_201510890630_8000197_4725362_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21435" title="154185_10150099672345631_201510890630_8000197_4725362_n" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//154185_10150099672345631_201510890630_8000197_4725362_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Las Vegas</em>, musicalmente si stacca notevolmente dal resto dell&#8217;album. Come è nata?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: il pezzo vuole essere un momento di rottura nella continuità del disco. La canzone è nata nel deserto dei Mojave, in viaggio verso Las vegas…è incredibile: dal nulla, all’improvviso, salta fuori un luogo assurdo, fuori dal mondo e dal tempo… una vera e propria città dell’oro dove gente da tutto il mondo arriva alla ricerca della propria pepita…magari anche con un sogno da realizzare….</p>
<p><strong>Avete avuto modo di aprire per nomi di tutto rispetto del rock americano (Willie Nile, North Mississippi All Stars&#8230;), come sono state queste esperienze e quali segreti siete riusciti a carpire a questi artisti?<br />
<em>Carlo</em></strong>: Onestamente l’incontro con Willie Nile è durato il tempo di consegnargli il nostro primo disco, mentre Luther e Cody Dickinson sono stati molto cordiali e disponibili. Hanno apprezzato il nostro rock e – subito dopo il nostro set &#8211; ci han fatto molti complimenti. Luther e Alessandro hanno in comune una bella collezione di chitarre, sulle quali si sono confrontati. E’ stato interessante vedere come Luther le gestiva e come giravano feeling, groove e dinamiche all’interno di un power duo. Credo sia stato uno dei nostri migliori set, abbiamo assistito poi ad uno show intenso e il post-concerto è stato decisamente gratificante ed istruttivo. D’altra parte, sono i figli di Jim Dickinson…<br />
<strong><em>Alessandro</em></strong>: personalmente sono rimasto colpito dalla naturalezza con cui questi musicisti affrontano la scena…</p>
<p><strong>Cosa vuol dire suonare rock&#8217;n'roll nella provincia italiana e cosa pensate della scena rock italiana?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: qualcuno può considerare assurdo suonare rock and roll in un paese che ne è l’antitesi assoluta, ma il rock è proprio questo: lo fai perché ne hai bisogno, non esistono alternative ne spiegazioni.<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: come già ti ho detto, fare rock and roll vuol dire far parte di un piccolo mondo in estinzione. Un mondo che si arrabatta fra mille difficoltà, spesso ostacolandosi da solo… Purtroppo fare rock originale in Italia vuol dire confrontarsi anche con situazioni che di rock non hanno proprio niente. Spesso si fa confusione: c’è chi tenta di dare un messaggio intimo e personale – noi come tanti altri – e chi si limita a clonare. Purtroppo la gente non è in grado di scindere le categorie. E questa è la cosa peggiore. Frank Zappa diceva “nella lotta fra te e il mondo, stai dalla parte del mondo”. Ma credo fosse un consiglio che neppure lui ha mai seguito. E noi facciamo la stessa cosa. Suonare rock and roll vuol dire soffrire, sudare e fare molti chilometri per cercare la propria “strada”, senza la certezza di trovarla. Stare dei giorni su una canzone, discutere ed arrabbiarsi durante la registrazione di un disco, mangiare in due minuti mentre il fonico è a pisciare e trovare un riff che trasforma una canzone mentre bevi un caffè alle otto di mattina, prima di ripartire con le registrazioni. Ed Alessandro in questo è un maestro.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//Mojo-Filter-cover2011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21436" title="Mojo-Filter-cover2011" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//Mojo-Filter-cover2011.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a>Quali sono i vostri obiettivi futuri?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: suonare il più possibile<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: nell’immediato la cosa che più ci interessa è riprendere l’autostrada e suonare le nostre canzoni ovunque e il più possibile. Come ha detto prima Alessandro, ne abbiamo bisogno…sembra retorica, ma è così ed è una necessità. Sicuramente c’è la voglia, da subito, di continuare la nostra piccola rivoluzione con un nuovo disco. In cantiere ci sono almeno 20 canzoni nuove sulle quali lavorare.</p>
<p><strong>Se poteste scegliere un solo artista italiano o straniero con cui collaborare chi scegliereste e perchè?<br />
<em>Alessandro</em></strong>: Jono Manson a parte, io ne dico due: Dan Auerbach e Patrick Carney, i Black Keys.<br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: a questo punto, io dico Jack White e Ethan Johns. Jack White è grezzo e geniale, rigenera il country e il rockabilly, crea i Raconteurs e distrugge i White Stripes. Ethan Johns ha lavorato su dischi importanti.</p>
<p><strong>Tre buone ragioni per avvicinarsi al vostro disco?</strong><br />
<strong><em>Carlo</em></strong>: <em>Mrs Love Revolution</em> è stato una necessità. Uso tre aggettivi per tentare di semplificarlo, anche se è difficile: vero, sincero e sofferto.<br />
<em><strong>Alessandro</strong></em>: me ne viene in mente solo una: è un bel disco.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong><a href="http://enzocurelli.blogspot.com">Enzo Curelli</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/20/interviste/intervista-ai-mojo-filter/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Intervista ai DIE SELEKTION</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2011/12/14/interviste/intervista-ai-die-selektion/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Guerrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21304 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Trio tedesco, i <strong>Die Selektion</strong> hanno attraversato da poco l’Italia per il loro primo tour. Portando sul palco le composizioni del loro primo LP (per ora uscito solo in vinile), hanno dimostrato la loro creatività ed originalità proponendo una minimal wave teutonica dai toni muscolari e dalle tinte oscure. Capaci di live trascinanti ed emotivamente forti, i ragazzi hanno le basi per continuare un lungo tragitto artistico. A cura di <strong>Michele Guerrini</strong>.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21304 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//dieselektion1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21306" title="dieselektion1" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//dieselektion1-200x300.jpg" alt="" width="225" height="336" /></a>Trio tedesco, i <strong>Die Selektion</strong> hanno attraversato da poco l’Italia per il loro primo tour. Portando sul palco le composizioni del loro primo LP (per ora uscito solo in vinile), hanno dimostrato la loro creatività ed originalità proponendo una minimal wave teutonica dai toni muscolari e dalle tinte oscure. Capaci di live trascinanti ed emotivamente forti, i ragazzi hanno le basi per continuare un lungo tragitto artistico.<br />
Ci è sembrato doveroso quindi fare due chiacchere con Luca, cantante della band.<br />
Ecco a voi.</p>
<p>A cura di <strong>Michele Guerrini</strong>.</p>
<p>Ringraziamo l’ass. <a href="http://www.wardance.it/">Wardance</a> per aver organizzato l’intervista.</p>
<p><strong>Ciao, come va Luca? Che ne dici di partire parlando delle radici, degli inizi della vostra band?</strong><br />
Ciao! abbastanza bene ma pienissimo di impegni al momento per la composizione di nuovi pezzi dell’album. Io conosco Hannes (Tromba) sin da quando avevo 6 anni e ho suonato con lui in un paio di progetti, dopo essere usciti dalla nostra ultima band ho incontrato anche Max (drum machines) e abbiamo deciso di fondare un nuovo gruppo. Non avevamo idea che ogni cosa avrebbe preso forma così velocemente. Nati appena un anno fa, a Dicembre, gli ultimi mesi sono stati pazzeschi: oltre 30 concerti in Germania, Italia e Svizzera con l&#8217;uscita dei nostri primi pezzi su vinile, cassetta e cd.</p>
<p><strong>Come avete dato vita al vostro suono? e quale era l&#8217;obiettivo artistico che vi eravate promessi di raggiungere?</strong><br />
Il nostro intento è di creare qualcosa di nuovo e di non essere parte di alcuna scena o movimento. Vogliamo solo fare la nostra musica, per noi e per voi. Non pensiamo molto riguardo al produrre una speciale forma di musica- la facciamo e basta!</p>
<p><strong>Come avete deciso l&#8217;inserimento di una tromba nella band?</strong><br />
Hannes è uno dei miglior trombettisti che abbia mai conosciuto, suona parallelamente ai Die Selektion in una importante orchestra. Noi pensavamo che avrebbe potuto essere interessante e nuovo fondere la tromba con i sintetizzatori, e come puoi sentire il risultato è piuttosto buono. La tromba è una forma di carattere distintivo per noi.</p>
<p><strong>Quali sono le band che vi hanno influenzato nella vostra estetica?</strong><br />
Non non abbiamo nessuna reale, principale band ispiratrice. Siamo influenzati da ogni tipo di early electronics. i D.A.F sono una piccola influenza, ma non tanto nel senso musicale quanto nell&#8217;idea di creare qualcosa di nuovo. Diamo sempre il meglio per essere speciali con ciò che facciamo.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//dieselektion2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21307" title="dieselektion2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//dieselektion2-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Qual è il vostro rapporto con la tecnologia? So che avete prodotto solo in vinile finora….</strong><br />
Siamo collezionisti di vinile e lo adoriamo, perciò era uno dei nostri obiettivi produrre il nostro disco in vinile e siamo orgogliosi di questo. Non sarà sicuramente l&#8217;ultimo; dovremo poi produrre anche in cd, non c&#8217;è altra via, in quanto sin troppa gente ce lo chiede…lo faremo per i fans :)</p>
<p><strong>I testi, quali sono i temi e il vostro immaginario?</strong><br />
Sono per la maggior parte su cose comuni, abitudini, situazioni e momenti della mia vita: amore, dispiaceri, paure. I testi sono un metodo per &#8220;lavorare&#8221;\&#8221;rielaborare&#8221;.</p>
<p><strong>So di altri progetti paralleli alla vostra band…</strong><br />
Io ho altri due progetti, uno: &#8220;DEATH OF ABEL&#8221; è neofolk; stiamo registrando il nostro primo disco proprio in questo periodo e speriamo che esca presto.<br />
L&#8217;altro è &#8220;ETROMIX&#8221; a cui partecipa anche Oksana Xiu (ex Newclear Waves, band fondata da Alessandro Adriani della Mannequin Records nda), tra minimal e musica ambient synth. Sono felice di entrambi i progetti; personalmente passo la maggior parte del tempo ad ascoltare neo fok e minimal wave, quindi sono felice di poter avere la possibilità di creare la mia musica preferita. Anche Max ha importanti progetti paralleli, produce interessante musica techno e post rock sotto il nome d&#8217;arte &#8220;Kyoto&#8221;. Dategli un ascolto, meritano!</p>
<p><strong>Riguardo al futuro più prossimo? Quali sono i piani per il futuro?</strong><br />
Registrare il nostro nuovo album e andare in tour in Europa intorno a maggio\giugno… Italia e Germania verso ottobre\novembre, oltre ai festival estivi..anzi ti lascio anche i contatti: per l&#8217;Italia -booking@wardance.it per l&#8217;Europa: v@antistars.de</p>
<p><strong>Ho avuto il piacere di ascoltarvi al Wardance Comics Party a Lucca insieme ai Venkmans ed i Gothika, poi so che avete suonato anche al Mannequin Festival a Roma con Mushy ed i Tropic of Cancer… come è stato?</strong><br />
L&#8217;intero tour in Italia è stato magnifico! Ci siamo divertiti molto, fatto buoni show e incontrato tanta gente simpatica. I ragazzi di Wardance stanno facendo un grande lavoro e siamo contenti di continuare a lavorare con loro. Roma è stata importante per noi ed eravamo molto eccitati in quanto sono un grande fan di Mushy. Max e Hannes sono grandi fan dei Tropic of Cancer, quindi anche per loro è stato un grande momento.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong>Michele Guerrini</strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/14/interviste/intervista-ai-die-selektion/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<hr />
<p><strong>English Version</strong></p>
<p><strong>Hi,how are you? would you like to talk about the roots of your band and its history?</strong><br />
Hello, quit nice but very busy right now with writing new songs for our upcoming album. I know Hannes (Trumpet) since i&#8217;m 6 and played with him in a couple of projects, after breaking up with our last Band I met Max (Machines) and we decided to form a Band. We had no idea that everything will get shape so soon. We formed last december, nearly 1 year now and the last months were amazing for us. We had over 30 shows in Germany, Italy, Switzerland and releases on Vinyl, Tape and Cd.</p>
<p><strong>How did you give birth to your distinctive sound? what was the artistic goal that you would achieve?</strong><br />
Our main aim is to create something new and be not part of any kind of &#8216;scene&#8217; / movement. We just want to make our own music, for us and for you. We don&#8217;t think much about making a special kind of music &#8211; we just do!</p>
<p><strong>How did you choose to include a sax in your band?</strong><br />
Hannes is one of the best trumpeters I ever met &#8211; he plays in a very big and successful orchestra beside &#8216;Die Selektion&#8217;. We thought it could be interesting and something new to mix trumpet with synthesizers and as you can see it fits quit well. The trumpet is kind of a trademark for us.</p>
<p><strong>Which are the bands of the past that influenced your aesthetics?why?</strong><br />
We don&#8217;t have real main influence, we are influenced by any kind of early electronic music. D.A.F. is a little influence for us, but not only in the musical way also the idea behind creating something new. We give our best to be special with what we do.</p>
<p><strong>Other double question: what is your relationship with musical technology and formats? i know that you have released only on vinyl as material release… what about synths and other instruments?</strong><br />
We&#8217;re all collecting vinyls and cherish this medium very much, therefore it was one of hour aims in the history of &#8216;Die Selektion&#8217; to release our own vinyl record and we&#8217;re still proud of it. It will be not the last of course &#8211; we&#8217;re working on a second album right now which will be also released on vinyl. There is no other way then relasing also CDs soon, because people are asking all the time about it, even if I personally don&#8217;t need CDs. We do it for the fans :)</p>
<p><strong>Could you tell me about your lyrics?? what is the themes and the imaginary that influence you?</strong><br />
They are mostly about common things, habits, situations and moments in my life like love, disappointments, fears. Lyrics are kind of a way to process things.</p>
<p><strong>I know that some of you have parallel new projects… could you tell me about them?</strong><br />
I have 2 other projects &#8211; Death of Abel which is my Neofolk project. We are recording our first album right now and we hope it will be out soon. My other project is Etromix which is Oksana from Newclear Waves and me, its something between Minimal Synth and Ambient Synth music &#8211; stay tuned! I&#8217;m very happy to have both of these projects. I listen personally most of the time to Neofolk and Minimal Wave, I&#8217;m happy therefore to have the possibilitty to create my most beloved music styles as side projects. Max has also great side projects, he procudes awesome  Minimal Techno and Post rock music under the name &#8216;Kyoto&#8217;. You shoud give all of those projects a listen &#8211; It is worth.</p>
<p><strong>Instead, about the band, what is for you the next step? what are your plans for the future?</strong><br />
Recording our new album and going on Europe Tour in May/June, Italy + Germany Tour in October/November and playing summer festivals. By the way our booking contacs are:  Italy: booking@wardance.it and Europe: v@antistars.de</p>
<p><strong>I had the pleasure to listen to you a the wardance comics party in lucca with venksman and Gothika. then i know that you performed at Mannequin Festival too with mushy and tropic of cancer, how was it?</strong><br />
The whole Tour in Italy was amazing for us. We had so much fun, played awesome shows and met so many lovely people. The guys from Wardance are doing great work and we are very happy to have the pleasure to continue our work with them. Rome was quit cool for us and I was very excited cause I&#8217;m a big fan of Mushy and I was really happy to share the stage with her. Max and Hannes are very into Tropic Of Cancer so it was quit nice for all of us.</p>
<p id="internal-source-marker_0.7658925185789773" style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">1) Hi,how are you? would you like to talk about the roots of your band and its history?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Hello, quit nice but very busy right now with writing new songs for our upcoming album. </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">I know Hannes (Trumpet)  since i&#8217;m 6 and played with him in a couple of projects, after breaking up </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">with our last Band I met Max (Machines) and we decided to form a Band. We had no idea that everything</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">will get shape so soon. We formed last december, nearly 1 year now and the last months were</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">amazing for us. We had over 30 shows in Germany, Italy, Switzerland and releases </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">on Vinyl, Tape and Cd.</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">2) How did you give birth to your distinctive sound? what was the artistic goal that you would achieve?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Our main aim is to create something new and be not part  of any kind of &#8216;scene&#8217; / movement. We </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">just want to make our own music, for us and for you. We don&#8217;t think much about making a special </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">kind of music &#8211; we just do!</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">3) How did you choose to include a sax in your band?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Hannes is one of the best trumpeters I ever met &#8211; he plays in a very big and successful orchestra </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">beside &#8216;Die Selektion&#8217;. We thought it could be interesting and something new to mix trumpet with </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">synthesizers and as you can see it fits quit well. The trumpet is kind of a trademark for us.</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">4) which are the bands of the past that influenced your aesthetics?why?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">We don&#8217;t have real main influence, we are influenced by any kind of early electronic music. D.A.F. is a little influence for  </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">us, but not only in the musical way also the idea behind creating something new. We give our best to be special with what</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">we do.</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">5)  other double question: what is your relationship with musical technology and formats? i know that you have released only on vinyl as material release… what about synths and other instruments? </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">We&#8217;re all collecting vinyls and cherish this medium very much, therefore it was one of hour aims in the history of &#8216;Die Selektion&#8217; to release our own vinyl record and we&#8217;re still proud of it. It will be not the last of course &#8211; we&#8217;re working on a second album right now which will be also released on vinyl. There is no other way then relasing also CDs soon, because people are asking all the time about it, even if I personally don&#8217;t need CDs. We do it for the fans :) </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">6)could you tell me about your lyrics?? what is the themes and the imaginary that influence you?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">They are mostly about common things, habits, situations and moments in my life like </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">love, disappointments, fears. Lyrics are kind of a way to process things.</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">7) i know that some of you have parallel new projects… could you tell me about them?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">I have 2 other projects &#8211; Death of Abel which is my Neofolk project. We are recording our first </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">album right now and we hope it will be out soon. My other project is Etromix which is Oksana </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">from Newclear Waves and me, its something between Minimal Synth and Ambient </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Synth music &#8211; stay tuned! I&#8217;m very happy to have both of these projects. I listen personally most</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">of the time to Neofolk and Minimal Wave, I&#8217;m happy therefore to have the possibilitty to create my </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">most beloved music styles as side projects. Max has also great side projects, he procudes awesome</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"> Minimal Techno and Post rock music under the name &#8216;Kyoto&#8217;. You shoud give all of those projects a </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">listen &#8211; It is worth.</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">8) instead, about the band, what is for you the next step? what are your plans for the future?</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Recording our new album and going on Europe Tour in May/June, Italy + Germany Tour in </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">October/November and playing summer festivals. By the way our booking contacs are: </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Italy: booking@wardance.it and Europe: v@antistars.de</span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">9) I had the pleasure to listen to you a the wardance comics party in lucca with venksman and Gothika. then  i know that you performed at Mannequin Festival too with mushy and tropic of cancer, how was it? </span></p>
<p style="margin-right: -44pt; text-align: justify; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" dir="ltr"><span style="font-size: 16px; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">The whole Tour in Italy was amazing for us. We had so much fun, played awesome shows and met so many lovely people. The guys from Wardance are doing great work and we are very happy to have the pleasure to continue our work with them. Rome was quit cool for us and I was very excited cause I&#8217;m a big fan of Mushy and I was really happy to share the stage with her. Max and Hannes are very into Tropic Of Cancer so it was quit nice for all of us. </span></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/14/interviste/intervista-ai-die-selektion/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

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		<title>Intervista a GUY LITTELL</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2011/12/13/interviste/intervista-a-guy-littell/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2011/12/13/interviste/intervista-a-guy-littell/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 14:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Curelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21279 AND wp_posts.post_type = 'post'-->Altra bellissima sorpresa tutta italiana, <strong>Guy Littell</strong> attraversa mari e oceani e sbarca negli States, scrutando il lato meno solare di un continente che troppo spesso identifichiamo come un’isola del tesoro. A cura di <strong>Enzo Curelli</strong>.


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			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 21279 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21281" title="littell" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell-300x199.jpg" alt="" width="397" height="264" /></a>Altra bellissima sorpresa tutta italiana, <strong>Guy Littell</strong> <strong></strong> attraversa mari e oceani e sbarca negli States, scrutando il lato meno solare di un continente che troppo spesso identifichiamo come un’isola del tesoro.</p>
<p>A cura di <strong>Enzo Curelli</strong>.</p>
<p><strong>Ad alcuni mesi di distanza dall’uscita del disco “Later”, quali sono stati i primi riscontri? Soddisfatto?</strong><br />
Guy Littell: I primi riscontri sono stati molto positivi, tutto ciò che sapevo per certo era che ci avevo lavorato tanto e che mi piaceva il risultato finale, non potevo fare previsioni, quindi certo, sono molto soddisfatto.</p>
<p><strong>Come nasce Guy Littell?</strong><br />
GL: Guy Littell nasce nell’estate del 2007, ho iniziato a scrivere canzoni a 14 anni ma era tutta roba che tenevo per me, quell’estate ascoltavo molto Joseph Arthur , ed era davvero un bel po’ che non scrivevo e non avevo mai preso in considerazione l’idea di iniziare un vero e proprio percorso musicale. Le giornate pigre di quell’estate mi stavano facendo impazzire e da tutto ciò nacque“Sunny Childhood” che ancora suono dal vivo. La registrai e la feci ad ascoltare ad alcuni amici, a loro piacque e mi chiesero di suonare quell’unico brano all’interno di un loro show, la cosa mi piacque molto e nel frattempo avevo scritto altro materiale quindi decisi di continuare a proporre le mie canzoni dal vivo. Il nome Guy Littell lo scelsi ricordandomi di un personaggio che mi aveva molto colpito in un libro di James Ellroy, “American Tabloid” , la cosa fu piuttosto veloce.</p>
<p><strong>Sei stato introdotto alla musica da tuo padre, chitarrista. Che musica girava in casa durante la tua infanzia e qual è il primo ricordo musicale della tua vita?</strong><br />
GL: A mio padre devo senza dubbio l’introduzione alla musica e gliene sarò sempre grato, in casa , grazie a lui, girava molta musica italiana come De Gregori , Venditti, Dalla..ma anche Beatles, il primo Elton John. Ma il primo vero ricordo musicale fu proprio durante una delle tante passeggiate in auto con mio padre, avrò avuto 7-8 anni quando dallo stereo viene fuori il ritornello di “Mi ritorni in mente” di Lucio Battisti, ero estasiato, quelle parole e quella melodia erano magiche. Cominciai ad ascoltarla incessantemente.</p>
<p><strong>Quando si pensa alla musica di una città come Napoli vengono in mente altre cose. Cosa significa suonare folk/rock a Napoli e provincia? Esiste una scena rock?</strong><br />
GL: Napoli è sempre stata molto fruttuosa per quanto riguarda la musica rock e i suoi sottogeneri .Ci sono tante cose al momento in giro,come per esempio Joseph Ride, cantautore folk che apprezzo molto. A Napoli l’attenzione del pubblico non è male riguardo al discorso rock, vorrei solo che gli addetti ai lavori si guardassero di più in giro, con un vero interesse . So bene che la musica attraversa un periodo difficile, la gente non presta più attenzione, è distratta, ma ritengo che se un musicista continua a crederci, ad andare in giro in lungo e in largo a suonare con entusiasmo non vedo perché il titolare di un’agenzia di booking o un discografico non possano metterci lo stesso impegno e stare c<strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21282" title="littell2" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell2.jpg" alt="" width="383" height="254" /></a></strong>osì alla pari con gli artisti su di un livello quantomeno emozionale che già significherebbe tanto e questo vale non solo per Napoli e provincia.</p>
<p><strong>Le tue canzoni vivono di contrasti, sono molto intimiste. Da cosa e da dove trai ispirazione per i tuoi testi e la tua musica?</strong><br />
GL: In genere traggo ispirazione dai miei stati d’animo,dalla vita. Un particolare momento, anche di pochi secondi mi porta qualcosa, quindi prendo la chitarra e comincio a suonare fino a quando non sono soddisfatto della “traduzione” di quel qualcosa. Capisco al volo quando una particolare sensazione può portare a una buona canzone e può succedere tutto in 20 minuti come nel caso di “Black Water” e “Kill the Winter” oppure prendere più tempo come per “Tired of Tellin’ “, in entrambi i casi lavoro per rimanere fedele alla mia ispirazione e ottenere qualcosa che mi soddisfi.</p>
<p><strong>La rete raffigurata nella copertina di “Later” ha qualche significato simbolico? Forse una libertà negata? Cosa vedi al di là di quella rete?</strong><br />
Al di là di quella rete vedo il sole che per me è gioia e la rete nega tale gioia, infatti buona parte di “Later” riguarda proprio quello, in un particolare momento della mia vita. Ma un altro significato potrebbe essere che anche la desolazione dell’anima ha la sua bellezza e quindi di provare ad accettarla quando c’è e trarne qualcosa di positivo. Non trovo la copertina un manifesto definitivo della musica di Guy Littell comunque.</p>
<p><strong>L’ultima canzone “Best Thing Ever” mi ha ricordato Neil Young. Com’è nata? ..E cosa pensi della sua produzione discografica?</strong><br />
GL: “Best Thing Ever” è nata in pochissimo tempo , secondo lo stesso procedimento descritto poc’anzi : imbracciai la chitarra e cominciai a suonare partendo da una sensazione . E’ bello che tu me lo chieda ,perché ero tentato dal lasciarla fuori dalla tracklist definitiva ma alla fine ho deciso di tenerla perché ricordavo com’era nata e perché ritengo dia un tocco di solarità all’intero lavoro. Per quanto riguarda Neil Young, beh , una grande fonte d’ispirazione per me, un grande esempio di libertà espressiva , di ricerca della vera ispirazione e di assoluto rispetto per essa. Quando ascoltai per la prima volta “My My , Hey Hey “ piansi e “Harvest” e “Rust Never Sleeps” sono stati nel mio walkman per mesi e mesi, come del resto “After The Goldrush” , “Comes A Time” , “Tonight’s The Night”, “Zuma”, tutti capolavori.</p>
<p><strong>In alcune canzoni non rinunci ad alcuni inserti elettronici. Fino a che punto sei disposto a spingerti?</strong><br />
GL: Durante la lavorazione di “Later” avevo più o meno le idee chiare e con l’aiuto del mio amico produttore Ferdinando Farro sono riuscito a realizzarle, ma vedi, si ritorna al discorso dell’ispirazione , nel senso che non tutti i giorni sono uguali e l’ispirazione può venirti a trovare in qualsiasi momento . Questo è accaduto anche durante la lavorazione dell’album e inaspettatamente ho ottenuto quei suoni nel ritornello di “The Nightmare Came” per esempio, suoni ai quali non avevo pensato ma perfettamente funzionali al mood della canzone. Non sono un grande fan dell’elettronica quindi la vedo difficile una svolta in tal senso , ma diciamo che sono aperto a varie soluzioni se mi regalano emozioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21283" title="littell3" src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images//littell3.jpg" alt="" width="348" height="230" /></a>Recentemente hai avuto occasione di aprire i concerti di importanti esponenti del rock. Com’è stata l’esperienza in apertura a Steve Wynn? Per quale altro grande artista faresti carte false per aprire un live o collaborare su disco?</strong><br />
GL: L’esperienza è stata fantastica, lui è disponibilissimo , mi ha ringraziato e fatto i complimenti pubblicamente , cosa che mi ha emozionato non poco. Le carte false invece le farei senza dubbio per Mark Lanegan e mi piacerebbe molto collaborare con i Twilight Singers di Greg Dulli.</p>
<p><strong>Raccontaci qualcosa dei tuoi live set. Hai una band? Presenti anche qualche cover oltre alle canzoni dei tuoi due dischi?</strong><br />
GL: Al momento siamo in duo acustico , con me c’è il chitarrista Giuseppe Di Donna ma a breve ci sarà una serie di prove con altri musicisti e l’obiettivo è proprio quello di una band. Ne sento proprio l’esigenza. Ultimamente come cover propongo “Thirteen” dei Big Star e “Eyepennies” degli Sparklehorse. La morte di Mark Linkous mi rattristò molto e ho deciso di rendergli omaggio. Al momento sto valutando l’idea di fare una cover di Cat Power .</p>
<p><strong>Siamo quasi alla fine dell’anno. E’ tempo di bilanci e classifiche. Il tuo artista e disco dell’anno?</strong><br />
GL: Come artista i Twilight Singers, che mi hanno regalato uno dei concerti più emozionanti della mia vita al Circolo degli Artisti di Roma lo scorso Aprile. Per il disco scelgo “Ashes &amp; Fire” di Ryan Adams perché lo trovo un disco bellissimo e molto ispirato, un grande ritorno di Adams.</p>
<p><strong>Hai un sogno musicale nel cassetto? Si può raccontare?</strong><br />
GL: Il mio sogno nel cassetto è quello di continuare quello che sto facendo , di suonare il più possibile e incidere dischi, non chiedo altro, ma per rispondere propriamente alla tua domanda mi piacerebbe lavorare ad una colonna sonora.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di <strong>Enzo Curelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.impattosonoro.it/2011/12/13/interviste/intervista-a-guy-littell/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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