<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>[Musica Rock] ImpattoSonoro - Webzine musicale e culturale indipendente &#187; Pietre miliari</title>
	<atom:link href="http://www.impattosonoro.it/c/pietre-miliari/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.impattosonoro.it</link>
	<description>Stanco della solita musica? Cazzi tuoi!</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 07:00:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Control, il film sui Joy Division e Ian Curtis di Anton Corbijn</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2008/07/17/cinema/control-il-film-sui-joy-division-e-ian-curtis-di-anton-corbijn/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2008/07/17/cinema/control-il-film-sui-joy-division-e-ian-curtis-di-anton-corbijn/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 17:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[anton corbjin]]></category>
		<category><![CDATA[control]]></category>
		<category><![CDATA[ian curtis]]></category>
		<category><![CDATA[joy division]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.impattosonoro.it/?p=2051</guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 2051 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 2051 AND wp_posts.post_type = 'post'-->- - Inizia con questo articolo uno speciale dedicato a &#8220;Control&#8221;, film diretto da Anton Corbjin e dedicato ai Joy Division ed al suo carismatico leader Ian Curtis morto suicida all&#8217;età di 23 anni. Il film ha ricevuto elogi e premi in tutta Europa, premio come Best actor e Best new British film all&#8217; Edinburgh [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/12/29/cinema/il-mio-amico-eric-di-ken-loach/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Mio Amico Eric, di Ken Loach'>Il Mio Amico Eric, di Ken Loach</a> <small>Eric Bishop è un postino di Manchester con la passione...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/04/08/cinema/control-di-anton-corbijn/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Control, di Anton Corbijn'>Control, di Anton Corbijn</a> <small>- - E&#8217; una fotografia in bianco e nero quella...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/03/04/cinema/wonder-boys-di-curtis-hanson/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Wonder Boys, di Curtis Hanson'>Wonder Boys, di Curtis Hanson</a> <small>- - Il professor Grady Tripp, cinquantenne docente di scrittura...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/05/07/cinema/recensione-il-regista-di-matrimoni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: IL REGISTA DI MATRIMONI'>IL REGISTA DI MATRIMONI</a> <small>Titolo originale: Il regista di matrimoni Nazione: Italia, Francia Anno:...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/12/02/cinema/recensione-harry-potter-e-il-calice-di-fuoco/' rel='bookmark' title='Permanent Link: HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO'>HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO</a> <small>Titolo originale: Harry Potter and the goblet of fire Nazione:...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 2051 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/control_poster_p2.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
         -  - 
	</p><p>Inizia con questo articolo uno speciale dedicato a &#8220;Control&#8221;, film diretto da <strong>Anton Corbjin</strong> e dedicato ai <strong>Joy Division</strong> ed al suo carismatico leader <strong>Ian Curtis</strong> morto suicida all&#8217;età di 23 anni. Il film ha ricevuto elogi e premi in tutta Europa, premio come <strong>Best actor</strong> e <strong>Best new British</strong> film all&#8217; <strong>Edinburgh Festival</strong>, <strong>Golden Camera special mention</strong> al festival di Cannes con riscontro assolutamente positivo sul pubblico. Uscirà a fine Settembre in tutte le sale cinematografiche per Metacinema.</p>
<p><strong>Il Film</strong></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Inghilterra, fine degli anni 70: Ian Curtis aspira a qualcosa di molto di più che vivere nella sua cittadina natale. Desideroso di emulare i suoi idoli musicali, come David Bowie e Iggy Pop, entra a far parte di un gruppo e sogna di diventare un musicista a tutti gli effetti ma nel giro di poco tempo, le paure e le emozioni che nutrono la sua musica sembrano consumarlo lentamente. Sposatosi giovanissimo e con una figlia, trascura i suoi doveri di marito e padre per inseguire un nuovo amore e per soddisfare le aspettative sempre crescenti della sua band. La tensione e la fatica minano la sua salute e con l’epilessia che va ad aggiungersi ai suoi sensi di colpa e alla sua depressione, la disperazione si impadronisce di lui. Cedendo al peso delle responsabilità, Ian si lascia consumare dalla sua anima inquieta e torturata.</span></p>
<p>Attori protagonisti : <strong>Sam Riley</strong> nel ruolo di Ian Curtis e <strong>Samantha Morton</strong> nel ruolo di Debbie Curtis</p>
<p><strong><br />
Il Regista: Anton Corbjin</strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 10pt;">CONTROL</span></strong><span style="font-size: 10pt;"> è un film personale e ai miei occhi non è un film musicale. Devo confessare infatti che l’averlo considerato inizialmente un film musicale, mi aveva spinto a rinunciare all’impresa. Dopo aver fotografato tantissimi musicisti nel corso della mia carriera, mi sentivo già abbastanza etichettato, almeno in Gran Bretagna, come “fotografo del rock’ e quindi volevo evitare a tutti costi di vedermi appiccicare questa etichetta anche al cinema. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Nel 2004, mi sono preso quattro mesi di pausa per realizzare un libro sugli U2 che avevo fotografato per ben 22 anni. Seduto da solo a casa a guardare i provini delle foto scattate agli inizi degli anni 80, ho ricominciato a “sentire” quel periodo: il vento che soffiava mentre aspettavo l’autobus, la disperazione di non avere un luogo degno di essere chiamato casa, essere senza soldi, e  quel magico rito di andare a comprare un disco e ascoltarlo subito. Da allora i tempi sono molto cambiati ma quelle sensazioni mi sono tornate subito in mente, compreso il fatidico 1979, anno del mio trasferimento a Londra. All’epoca desideravo fortemente cambiare aria e così quando  uscì l’album dei Joy Division ‘Unknown Pleasures’, capii che dovevo lasciare l’Olanda e trasferirmi nel luogo in cui era nata quella musica. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Due settimane dopo il trasferimento in Inghilterra, scattai la fotografia – oggi famosa – degli Joy  Division alla stazione della metropolitana. A ripensarci, è una storia veramente incredibile soprattutto pensando ad un ragazzo – e cioè io &#8211; che si trasferisce in un altro paese, conosce e fotografa il gruppo musicale che è all’origine del suo trasferimento e qualche decennio dopo dirige un film che parla di loro.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">In un certo senso è come se avessi chiuso il cerchio e che questa fase della mia vita, dominata dai desideri e dalle emozioni che provavo da adolescente, si fosse conclusa. I Joy Division e Ian Curtis hanno avuto un’importanza fondamentale per me in quel periodo della mia vita e quando me ne sono reso conto, ha capito che avrei dovuto realizzare questo film.</span></p>
<p><a href="http://www.metacinema.it/" target="_blank">www.myspace.com/controlthemovieitalia</a></p>
<p><a href="http://www.metacinema.it/" target="_blank">www.metacinema.it</a><strong></strong></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2008/07/17/cinema/control-il-film-sui-joy-division-e-ian-curtis-di-anton-corbijn/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/12/29/cinema/il-mio-amico-eric-di-ken-loach/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Mio Amico Eric, di Ken Loach'>Il Mio Amico Eric, di Ken Loach</a> <small>Eric Bishop è un postino di Manchester con la passione...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/04/08/cinema/control-di-anton-corbijn/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Control, di Anton Corbijn'>Control, di Anton Corbijn</a> <small>- - E&#8217; una fotografia in bianco e nero quella...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/03/04/cinema/wonder-boys-di-curtis-hanson/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Wonder Boys, di Curtis Hanson'>Wonder Boys, di Curtis Hanson</a> <small>- - Il professor Grady Tripp, cinquantenne docente di scrittura...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/05/07/cinema/recensione-il-regista-di-matrimoni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: IL REGISTA DI MATRIMONI'>IL REGISTA DI MATRIMONI</a> <small>Titolo originale: Il regista di matrimoni Nazione: Italia, Francia Anno:...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/12/02/cinema/recensione-harry-potter-e-il-calice-di-fuoco/' rel='bookmark' title='Permanent Link: HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO'>HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO</a> <small>Titolo originale: Harry Potter and the goblet of fire Nazione:...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2008/07/17/cinema/control-il-film-sui-joy-division-e-ian-curtis-di-anton-corbijn/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Kyuss &#8211; Welcome to the sky valley</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/09/13/recensioni/kyuss-welcome-to-the-sky-valley/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/09/13/recensioni/kyuss-welcome-to-the-sky-valley/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mascagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kyus Welcome to sky valley]]></category>
		<category><![CDATA[kyuss]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Kyuss]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Kyuss welcome to sky valley]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Welcome to sky valley]]></category>
		<category><![CDATA[welcome to sky valley]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1265 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1265 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1994 - Elektra - Stoner metal &#8216;Welcome to the sky valley&#8217; rappresenta il disco della conferma per i Kyuss,i quali,con i fasti del seminale &#8216;blues for the red sky&#8217; del &#8217;92,avevano indicato i motivi-guida di un nuovo,innovativo genere,lo stoner rock. Infatti,mentre a Seattle si rileggeva l&#8217;hard rock con la furia del punk e ci si [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/05/12/recensioni/explosions-in-the-sky-take-care-take-care-take-care/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Explosions In The Sky &#8211; Take Care, Take Care, Take Care'>Explosions In The Sky &#8211; Take Care, Take Care, Take Care</a> <small>2011 - Temporary Residence Limited - post/rock Mettiamo subito in...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/02/18/recensioni/nick-oliveri-death-acoustic/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Nick Oliveri &#8211; Death Acoustic'>Nick Oliveri &#8211; Death Acoustic</a> <small>2009 - Impedance - rock/punk/acoustic Il manico di chitarra, ritratto...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/05/19/recensioni/sleeping-beauty-brown-shit-sky/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sleeping Beauty &#8211; Brown shit sky'>Sleeping Beauty &#8211; Brown shit sky</a> <small>- - Nati nel 2004 dalle ceneri dei Sir Psycho,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/09/19/recensioni/silver-mt-zion-memorial-orchestra-and-tra-la-la-band-horses-in-the-sk/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Silver Mt. Zion Memorial Orchestra &#038; Tra-La-La Band [with Choir] &#8211; Horses In The Sky'>Silver Mt. Zion Memorial Orchestra &#038; Tra-La-La Band [with Choir] &#8211; Horses In The Sky</a> <small>L&rsquo;album 2005 della band canadese nata come costola dei Godspeed...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini di Mir&ograve; &#8211; The rise and fall of academic drifting'>Giardini di Mir&ograve; &#8211; The rise and fall of academic drifting</a> <small>2001 - Homesleep - indie, post-rock Nell’ambito della musica rock,...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1265 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/kyuss.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1994 - Elektra - Stoner metal
	</p><p><strong>&#8216;Welcome to the sky valley&#8217;</strong> rappresenta il disco della conferma per i <strong>Kyuss</strong>,i quali,con i fasti del seminale &#8216;blues for the red sky&#8217; del &#8217;92,avevano indicato i motivi-guida di un nuovo,innovativo genere,lo stoner rock. Infatti,mentre a Seattle si rileggeva l&#8217;hard rock con la furia del punk e ci si concentrava su testi decadenti e ribelli,nella parte opposta dell&#8217;America si fondeva il classico rock degli anni settanta con una grande dose di divagazioni lisergiche ed attitudine naturale a jammare.di questo nuovo genere i kyuss furono i fondatori ed i più fulgidi rappresentanti,portati sempre a fare la musica che<br />
amavano senza scendere a compromessi commerciali.supportati da strumentazioni vintage ed effetti altamente incisivi,eccezionali musicisti sotto il profilo tecnico,capaci allo stesso modo di far convivere basso batteria e chitarra come strumenti solisti,liberandosi in cavalcate psichedeliche furiose in cui ci si perde e si scopre una nuova concezione di<br />
fare musica.<br />
Hanno fatto scuola i riff granitici e gli assoli liquidi di Josh Homme,chitarrista e compositore della maggior parte del materiale dei kyuss,che contribuì a fondare quando era poco più che un adolescente.la sua tecnica originale è stata a più riprese riproposta da gruppi della seconda ondata dello stoner rock,ma senza l&#8217;estro e l&#8217;originalità di Homme.<br />
Purtoppo,come si dice, all good thing must come to end,e i kyuss si sciolgono nel 1997,dando il via a progetti solisti dei singoli membri e alla nascita dei Queens of the stone age,la nuova band guidata da Homme con Nick Oliveri,ex bassista dei kyuss,che presenta sostanzialmente uno stile simile alla band madre ma leggermente più easy-listeningcapolavori come &#8220;gardenia&#8221;,&#8221;asteroid&#8221;,&#8221;demon cleaner&#8221; e &#8220;white water&#8221; sono difficilmente riproponibili nel panorama musicale moderno,sia perché pochi gruppi saprebbero costruire tali strutture sonore,ma soprattutto perché l&#8217;auditorio contemporaneo è talmente decaduto da non riuscire a riconoscere i veri gruppi dalle boy-band costruite dalle multinazionali.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/09/13/recensioni/kyuss-welcome-to-the-sky-valley/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/05/12/recensioni/explosions-in-the-sky-take-care-take-care-take-care/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Explosions In The Sky &#8211; Take Care, Take Care, Take Care'>Explosions In The Sky &#8211; Take Care, Take Care, Take Care</a> <small>2011 - Temporary Residence Limited - post/rock Mettiamo subito in...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/02/18/recensioni/nick-oliveri-death-acoustic/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Nick Oliveri &#8211; Death Acoustic'>Nick Oliveri &#8211; Death Acoustic</a> <small>2009 - Impedance - rock/punk/acoustic Il manico di chitarra, ritratto...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/05/19/recensioni/sleeping-beauty-brown-shit-sky/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sleeping Beauty &#8211; Brown shit sky'>Sleeping Beauty &#8211; Brown shit sky</a> <small>- - Nati nel 2004 dalle ceneri dei Sir Psycho,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/09/19/recensioni/silver-mt-zion-memorial-orchestra-and-tra-la-la-band-horses-in-the-sk/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Silver Mt. Zion Memorial Orchestra &#038; Tra-La-La Band [with Choir] &#8211; Horses In The Sky'>Silver Mt. Zion Memorial Orchestra &#038; Tra-La-La Band [with Choir] &#8211; Horses In The Sky</a> <small>L&rsquo;album 2005 della band canadese nata come costola dei Godspeed...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini di Mir&ograve; &#8211; The rise and fall of academic drifting'>Giardini di Mir&ograve; &#8211; The rise and fall of academic drifting</a> <small>2001 - Homesleep - indie, post-rock Nell’ambito della musica rock,...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/09/13/recensioni/kyuss-welcome-to-the-sky-valley/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mad Season &#8211; Above</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/mad-season-above/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/mad-season-above/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[above]]></category>
		<category><![CDATA[mad season]]></category>
		<category><![CDATA[Mad Season Above]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Above]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Mad Season]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Mad Season Above]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1258 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1258 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1995 - Sony - Siamo nella metà degli anni Novanta. 1995. Ci troviamo nel periodo dove il grunge sta piano piano scomparendo. Kurt Cobain è morto e ormai la stampa e i critici si stanno pian piano disinteressando al fenomeno .E’ diffusa l’idea che senza Kurt Cobain il grunge non avrebbe mai avuto nemmeno un [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/06/25/recensioni/lactis-fever-the-season-we-met/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lactis Fever &#8211; The Season We Met'>Lactis Fever &#8211; The Season We Met</a> <small>2010 - Tubular Records - indie/rock Album difficile questo dei...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1258 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/mad-season.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1995 - Sony - 
	</p><p>Siamo nella metà degli anni Novanta. 1995. Ci troviamo nel periodo dove il grunge sta piano piano scomparendo. Kurt Cobain è morto e ormai la stampa e i critici si stanno pian piano disinteressando al fenomeno .E’ diffusa l’idea che senza Kurt Cobain il grunge non avrebbe mai avuto nemmeno un decimo dell&#8217;immensa popolarità conquistata. Varie band decidono di allontanarsi dagli schemi musicali sviluppati precedentemente e cercano strade nuove. I successivi lavori dei Pearl Jam ad esempio suonano in maniera molto diversa dai precedenti &#8220;Ten&#8221; e &#8220;Vs.&#8221;. L&#8217;energia e la rabbia sono sparite e fanno spazio a sperimentazioni e a un sound che il più delle volte è semplice e puro rock.</p>
<p>Ma in quell’anno succede qualcosa di inaspettato: Mike McCready(chitarrista dei Pearl Jam) si rinchiude in uno studio di Seattle per provare qualcosa di diverso rispetto alla sua band guidata da Eddie Vedder e cercare un’alternativa per uscire dai suoi problemi di dipendenza dall’alcool e dalla droga. Così chiama con sè il bassista blues John Baker Saunders e Barret Martins, batterista di un&#8217;altra ottima band a lungo promotrice del movimento di Seattle: gli Screaming Trees(di cui fra l’altro vi consiglio caldamente se non lo possedete l’album Sweet Oblivion).<br />
I 3 fanno insieme alcune jam session. Due delle canzoni che verranno successivamente pubblicate nell’album(Wake Up e River Of Deceit) furono scritte proprio istantaneamente quando i tre si trovarono in sala. Così decidono di guardarsi intorno alla ricerca di una voce e soprattutto di un songwriter che condivida con Mike il ruolo di leader e che permetti di completare il supergruppo.<br />
Trovano quindi la persona che al tempo più di altre poteva costituire il desiderio di vera e propria perfezione:parlo ovviamente di Layne Staley, grandioso cantante degli Alice in Chains.<br />
Anch’egli come Mike alla presa con problemi di droga(anche se i suoi si protraevano ormai da moltissimi anni ed erano molto più gravi).<br />
Chi meglio poteva essere la voce di un gruppo da clinica di disintosiccazione se non Layne Staley?<br />
Layne accettò con enorme entusiasmo e si fece trovare in studio con la chitarra a tracolla con la mente piena zeppa di idee.</p>
<p>Le considerazioni strumentistiche sulle qualità e capacità di Mike McCready o Barret Martin o sulle estensioni vocali di Layne Staley sono totalmente fuori luogo, questo non è un disco fatto con le mani e la voce ma col cuore e le lacrime dell’animo di questi quattro grandi uomini.<br />
Solo 10 giorni di registrazioni a Seattle ed ecco nascere Above.<br />
I Mad Season non centrano nulla né con gli Screaming Trees, né con i Pearl Jam né tantomeno con gli Alice in Chains.<br />
Il risultato è qualcosa che lascia senza fiato l’ascoltatore. La musica dei Mad Season era una combinazione di aspetti blues( basta ascoltare Artificial Red per accorgersene) e heavy rock,una perfetta fusione fra la voce di Layne e le creazioni musicali del gruppo.<br />
Come precedentemente spiegato sembra che Mike McReady all’interno dei Mad Season abbia finalmente potuto mostrare il suo lato più oscuro e tossico che con i Pearl Jam non poteva proprio sfogare.<br />
Solamente il trittico che apre l’album basterebbe a questo lavoro per essere considerato come uno dei migliori dischi degli anni novanta mai realizzati.<br />
&#8220;Wake Up&#8221;,&#8221;X-ray Mind&#8221; ,River of Deceit sono tutto ciò che si può chiedere alla musica. La prima è una di quelle canzoni che ti colpiscono già al primo ascolto. E’ un grandioso pezzo lento con venature blues. L’introduzione è affidata al leggero e dolce tocco del basso che crea le basi per la struttura e l’atmosfera sognante e soffusa che contraddistingue tutto il brano. La voce di Layne entra poco dopo ed è più luccicante,chiara e meravigliosa che mai. Penso che sia impossibile per qualsiasi ascoltatore attento che la voce di Layne in questo pezzo non apra una breccia nel cuore.<br />
I primi 4 minuti sono intensissimi e carichi di una devastante tristezza,malinconia e desolazione. Layne ti parla come se fosse un triste e originale Caronte che ti accompagna attraverso il fiume raccontandoti qualcosa della sua vita. In questo caso soprattutto i suoi dolori. “A volte le parole di Layne parlavano per tutti noi” ricorda Baker. I testi sono autobiografici.<br />
Poi all’improvviso il riaccendersi della speranza che contraddistingue anche altri pezzi dell’album(vedi River Of Deceit) alimentata da un bellissimo crescendo molto coinvolgente che raggiunge il culmine con uno dei soli che in generale preferisco maggiormente di Mike. Esaltante,intensissimo.<br />
La seconda traccia si apre con un ridondante,potente e preciso schema ritmico. Dopo 15 secondi entra Mike che getta i suoi soliti riff che amo chiamare “negativi” che introduce la voce più tossica che mai di Layne. Il tutto assemblato con una semplicità disarmante. Il ritornello sembra quasi un grido disperato di liberazione a lungo desiderato. La parte finale è affidata a Mike che realizza uno dei suoi soliti meravigliosi soli. Un solo breve ma molto efficace.<br />
&#8220;River of Deceit&#8221;è un capolavoro alla pari con Wake Up. Come di caratteristica del gruppo Mike disegna immediatamente l’atmosfera del pezzo disegnando con maestria ed efficacia uno splendido arpeggio che ci accompagna in paradiso. La voce di Layne riesce a rappresentare a pieno la speranza della salvezza che è il tema al centro della canzone.<br />
Non ho proprio parole per descrivere l’intensità che riesce a trasmettermi questo pezzo. E’ sognante,è malinconico ma allo stesso pieno di speranza.<br />
River Of Deceit fu scelta come primo singolo perché a detta del gruppo “l’essenza” della band era tutta in quel pezzo.<br />
La successiva &#8220;I’m Above&#8221;ci riporta su atmosfere elettrizzanti. Qui però la differenza la fa alla lunga la partecipazione del grandissimo Mark Lanegan(chi non lo conosce corri a cercarne notizie) che accetta molto volentieri di partecipare a un duetto canoro con Layne. Quello che ne esce è pura magia. Le due voci si intrecciano e si fondono perfettamente. Due voci fra le mie preferite,due voci magiche(mi emoziono all’inverosimile ogni volta che guardo il dvd live di uno fra i pochissimi concerti che hanno avuto la possibilità di eseguire).<br />
Il ritornello è potente e orecchiabile. 5:44 di puro splendore musicalmente parlando.</p>
<p>La quinta song,”Artificial Red” è caratterizzata da una chitarra come detto in precedenza che mira ad atmosfere blues strazianti in cui Layne ci racconta il suo dolore che ha provato nelle cliniche di disintossicazione .E’ un blues stanco e insopportabilmente lento. La voce di Layne è inizialmente calma e suadente come non mai ma va nel ritornello a divenire potente, carica di una rabbia straziante e distruttiva. Fino a concludersi con un magico spegnersi progressivo. Dura 6:16. Un’altra gemma inevitabile del disco.<br />
Ed eccoci arrivati alla traccia numero 6 intitolata “Lifeless Dead”. Sicuramente uno dei brani più “tossici”(concedetemi il termine) che io abbia mai ascoltato. Mike ci mette quel suo inconfondibile modo di suonare la chitarra e pennella un riff che rimane impresso indelebilmente già dopo due ascolti. E’ un pezzo oscuro,misterioso e carico di un forte spirito depresso. La voce di Layne è quasi fastidiosa ed esplode inverosimilmente nel ritornello.(ascoltate la versione live dal Self Pollution Radio!) Bellissimo pezzo.<br />
Succede “I Don’t Anything”. Forse il pezzo che meno preferisco nell’album. La parte sonora è coinvolgente ma troppo monotona. Nel testo Layne rispecchia più che mai sé stesso.I don’t know anything â€“ I don’t know anything â€“ I don’t know anything: non so niente, non so niente, non so niente, ripete compostamente, sussurra, in un lamento appena accennato, non so niente, non so chi sono e non so chi essere. Perché tutto questo prendersela, combattere, essere triste? Sono sano? Non lo so si risponde Layne Staley.<br />
Ma eccoci arrivare a &#8220;Long Gone Day&#8221;, di nuovo in coppia con Mark Lanegan. Canzone che fa letteralmente venire la pelle d’oca. I due che questa volta non duettano ma si alternano. A Mark è affidata la delicata e splendida introduzione. Poi ecco l’avanzare del ritornello e la magica entrata di Layne. Cazzo,quella voce.<br />
Martins che suona le percussioni e lo stupendo sassofono che compare rendendo la trama sonora varia,ambigua,meravigliosa. Il gruppo ha rotto gli schemi. Il culmine del disco arriva proprio con l’ascolto di Long Gone Day.<br />
Poi arriva la strumentale “November Hotel” dove Mike dà decisamente spazio alla sua fantasia e alla sua abilità di improvvisazione e composizione. Uno dei pezzi strumentali più belli che io abbia mai ascoltato. Un vortice sonoro che fa viaggiare.<br />
Tutto si conclude. Rimane solo un filo di voce per proclamare: we’re all alone, we’re all alone. Eccoci appunto ad “All Alone”. Il titolo dice già tutto. Una parte musicale che sembra già prematuramente composta per accompagnare in paradiso l’angelo biondo di Staley. Layne che compone un testo con poche ma efficacissime parole per dire cio&#8217; che più sentiva in quei giorni. Un senso di totale solitudine. Non dovrebbe essere stato bello provare ciò che lui stava provando. Cantrell disse: “Layne Staley ha la capacità di esprimere qualcosa di orribile nella maniera più bella che io abbia mai sentito”. Io sono completamente d’accordo con lui.</p>
<p>Ragazzi,ve lo dico col cuore,questo disco è un vero capolavoro. Se non l’avete correte assolutamente a procurarvelo.</p>
<p>Per me il disco più bello degli anni 90.</p>
<p>PS: Per chi li conoscesse già è arrivata qualche settimana fa una news bomba. Mike McCready ha infatti riportato, durante un’ intervista, dell&#8217; esistenza di 10 pezzi strumentali dei Mad Season che vorrebbe ultimare con l&#8217;ex-singer degli Screaming Trees, Mark Lanegan.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/mad-season-above/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/06/25/recensioni/lactis-fever-the-season-we-met/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lactis Fever &#8211; The Season We Met'>Lactis Fever &#8211; The Season We Met</a> <small>2010 - Tubular Records - indie/rock Album difficile questo dei...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/mad-season-above/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C.C.C.P. &#8211; Affinit&#224; &#8211; divergenze fra il compagno Togliatti e noi</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/cccp-affinita-divergenze-tra-il-compagno-togliatti-e-noi/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/cccp-affinita-divergenze-tra-il-compagno-togliatti-e-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mascagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[affinità divergenze]]></category>
		<category><![CDATA[cccp]]></category>
		<category><![CDATA[CCCP Affinità divergenze]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Affinità divergenze]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione CCCP]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1259 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1259 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1986 - Attack Punk - Punk E&#8217; il primo lavoro album dei C.C.C.P., gruppo guidato dalla magnetica figura di Giovanni Lindo Ferretti. Il disco fu pubblicato nel 1986 portando il gruppo italiano nella storia del rock italiano. Bisogna infatti considerare che i C.C.C.P. sono stati il gruppo più autonomo dai modelli italiani, che ha proposto [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/11/09/recensioni/le-luci-della-centrale-elettrica-per-ora-la-chiameremo-felicita/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le Luci Della Centrale Elettrica &#8211; Per Ora Noi La Chiameremo Felicità'>Le Luci Della Centrale Elettrica &#8211; Per Ora Noi La Chiameremo Felicità</a> <small>2010 - La Tempesta Dischi - cantautoriale Ha 25 anni...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/11/17/recensioni/il-disordine-delle-cose-il-disordine-delle-cose/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Disordine Delle Cose &#8211; Il Disordine Delle Cose'>Il Disordine Delle Cose &#8211; Il Disordine Delle Cose</a> <small>2009 - Artevox/Tamburi Usati - indie/pop Finalmente della musica d&#8217;autore...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/10/15/recensioni/perle-il-blu-e-il-nero/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Perlè &#8211; Il Blu E Il Nero'>Perlè &#8211; Il Blu E Il Nero</a> <small>2009 - La Rosa - rock/alternative Dopo una lunga esperienza...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/05/18/recensioni/leitmotiv-laudace-bianco-sporca-il-resto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Leitmotiv &#8211; L&#8217;audace bianco sporca il resto'>Leitmotiv &#8211; L&#8217;audace bianco sporca il resto</a> <small>2008 - La Fabbrica - Indie Rock Per la precisione...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/09/16/recensioni/jena-il-giorno-che/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Jena &#8211; Il Giorno Che'>Jena &#8211; Il Giorno Che</a> <small>2008 - Self - rock/alternative Suadenti e carichi di immagini...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1259 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/affinita.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1986 - Attack Punk - Punk
	</p><p>E&#8217; il primo lavoro album dei <strong>C.C.C.P.</strong>, gruppo guidato dalla magnetica figura di Giovanni Lindo Ferretti. Il disco fu pubblicato nel 1986 portando il gruppo italiano nella storia del rock italiano. Bisogna infatti considerare che i C.C.C.P. sono stati il gruppo più autonomo dai modelli italiani, che ha proposto comunque un sound piuttosto europeo, mischiandolo e ibridandolo con la musica popolare italiana.</p>
<p>Deflagrante e devastante: questi sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente per definire questo cd. Si parte con “C.C.C.P.” con dei rumori di sottofondo che ricordano un po’ le atmosfere malate e tribali di “The modern dance” dei Pere Ubu, con un giro di chitarra molto ipnotico che si ripete per tutta la canzone. La voce di Ferretti scarica centinaia di parole al secondo, un flusso inarrestabile e paranoico, fino al ritornello supportato da una potente chitarra distorta che ruggisce in sottofondo. Si deve essere “fedeli alla linea anche quando non c’è”: crollo delle certezze e delle ideologie condensato in uno slogan potente. L’ossessivo beat della drum machine á la Einsturzende Neubaten, rende la canzone ancora più martellante e paranoica. Questa può essere considerata una delle canzoni manifesto del repertorio dei C.C.C.P.: un punk rock adrenalinico, che sfrutta l’espressività estrema ed estremista della voce di Ferretti e il beat di drum machine, per creare motivi di grande presa. I modelli sono il punk dei Sex Pistols, la potenza degli MC5 e l’industrial degli Einsturzende.<br />
Dopo “C.C.C.P.” è il tempo di “Curami”, altro anthem sfornato da Ferretti, che poggia su una base di xilofono. La relazione amorosa vista da Ferretti: una cura per la paura di essere soli e di non essere accettati. La richiesta di una possibilità si manifesta nella ripetizione innumerevole, ossessiva e frenetica del verso “Solo una terapia”. “Mi ami?” è dissacrante, ironizza sull’atto sessuale riducendolo ad “un’erezione triste”, senza sentimento alcuno. L’atmosfera di “Mi ami?” cozza con la cupa “Trafitto” che si apre con un intro di chitarra acustica. Questa canzone esprime il vuoto e la mancanza di punti di riferimento, che si manifestano in una ricerca infruttuosa, “cerco una persona che mi sia da cuscino, fragili desideri a volte indispensabili, a volte no.” La complessità paranoica dei C.C.C.P. emerge anche nella successiva canzone “Valium Tavor Serenase”, un’inconsueta canzone sugli psicofarmaci, sui tranquillanti, medicine che curino il male di vivere, che sono tipiche della società occidentale, il cui benessere economico spesso non corrisponde all’equilibrio psichico. Geniale l’inserimento all’interno della canzone di un liscio in puro 3/4: il punk che incontra Casadei. “Morire” è la canzone manifesto dei C.C.C.P. con il celebre verso “Produci consuma crepa”, potente, incisivo e di facile presa. “Morire” parte lenta, decelera ancora sorretta solo da una chitarra distorta in sottofondo e poi esplode come una mina, rabbiosa come solo il punk sa esserlo. “Noia” è depressione allo stato puro,  sconforto e tedio animano la canzone con la voce di Ferretti straziante che sale e scende lunghe le tonalità, dalle più gravi a quelle più acute, sempre con il suo consueto timbro al limite della stonatura: “mi annoio normalmente mortalmente, mi annoio mortalmente normalmente”, un altro inno per una generazione “no future”. “Noia” si collega musicalmente e testualmente a “Io sto bene”: sarcasticamente Ferretti dipinge un essere passivo e ipocondriaco, senza speranze. “Non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport”: una generazione che non sa come stare e dove stare, che brancola nell’edonismo degli ’80 e d’altronde un certo Manuel Agnelli canterà anni dopo “Non si esce vivi dagli anni ’80”. “Allarme” è un tango malinconico. La canzone conclusiva è “Emilia paranoica”, una canzone schizofrenica, con una batteria alienante, che inizia con delle voci in falsetto strazianti e esplode in un’accelerazione devastante, un caos formale e mentale, un bombardamento interiore. “Affinità â€“ divergenze”: un viaggio allucinato senza luci nella notte da “Parma a Reggio a Carpi”, “Affinità -“ divergenze”, ovvero l’altra faccia degli ’80.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/cccp-affinita-divergenze-tra-il-compagno-togliatti-e-noi/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/11/09/recensioni/le-luci-della-centrale-elettrica-per-ora-la-chiameremo-felicita/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le Luci Della Centrale Elettrica &#8211; Per Ora Noi La Chiameremo Felicità'>Le Luci Della Centrale Elettrica &#8211; Per Ora Noi La Chiameremo Felicità</a> <small>2010 - La Tempesta Dischi - cantautoriale Ha 25 anni...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/11/17/recensioni/il-disordine-delle-cose-il-disordine-delle-cose/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Disordine Delle Cose &#8211; Il Disordine Delle Cose'>Il Disordine Delle Cose &#8211; Il Disordine Delle Cose</a> <small>2009 - Artevox/Tamburi Usati - indie/pop Finalmente della musica d&#8217;autore...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/10/15/recensioni/perle-il-blu-e-il-nero/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Perlè &#8211; Il Blu E Il Nero'>Perlè &#8211; Il Blu E Il Nero</a> <small>2009 - La Rosa - rock/alternative Dopo una lunga esperienza...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/05/18/recensioni/leitmotiv-laudace-bianco-sporca-il-resto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Leitmotiv &#8211; L&#8217;audace bianco sporca il resto'>Leitmotiv &#8211; L&#8217;audace bianco sporca il resto</a> <small>2008 - La Fabbrica - Indie Rock Per la precisione...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/09/16/recensioni/jena-il-giorno-che/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Jena &#8211; Il Giorno Che'>Jena &#8211; Il Giorno Che</a> <small>2008 - Self - rock/alternative Suadenti e carichi di immagini...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/09/08/recensioni/cccp-affinita-divergenze-tra-il-compagno-togliatti-e-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giardini di Mir&#242; &#8211; The rise and fall of academic drifting</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2004 22:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mascagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giardini di Mirò]]></category>
		<category><![CDATA[Giardini di Mirò Rise and fall of academic drfting]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Giardini di Mirò]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Rise and fall of academic drifting]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Rise and fall of academic drifting Giardini]]></category>
		<category><![CDATA[rise and fall of academic drifting]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1251 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1251 AND wp_posts.post_type = 'post'-->2001 - Homesleep - indie, post-rock Nell’ambito della musica rock, il panorama italiano è sempre stato molto scarno, sia perché la parte maggiore dei fruitori (italiani) di musica non hanno mai prediletto questo campo, sia perché coloro invece che lo seguono hanno giustamente prediletto l’ambito internazionale, ma soprattutto perché le case discografiche italiane sono sempre [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/10/23/recensioni/giardini-di-miro-il-fuoco/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mirò &#8211; Il Fuoco'>Giardini Di Mirò &#8211; Il Fuoco</a> <small>2009 - Unhip - post/rock Addentratisi in territori a metà...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2007/02/03/recensioni/giardini-di-mir-dividing-opinions/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Dividing opinions'>Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Dividing opinions</a> <small>- - Il terzo disco &egrave; sempre quello della verit&agrave;....</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/09/23/recensioni/rise-against-the-sufferer-and-the-witnes/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Rise Against &#8211; The Sufferer&#038;The Witness'>Rise Against &#8211; The Sufferer&#038;The Witness</a> <small>Chamber the Cartridge, cosi si apre il ritorno sul mercato...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/03/13/recensioni/black-eyed-snakes-rise-up/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Black Eyed Snakes &#8211; Rise Up'>Black Eyed Snakes &#8211; Rise Up</a> <small>Avevo sentito i Low, prima che salissero sul palco i...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/04/29/recensioni/giardini-di-miro-punk-not-diet/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Punk&#8230;Not Diet'>Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Punk&#8230;Not Diet</a> <small>Acqua nuova nei Giardini di Mir&ograve;. Scontate metafore naturalistiche a...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1251 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/giardini-di-miro-rise.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        2001 - Homesleep - indie, post-rock
	</p><p>Nell’ambito della musica rock, il panorama italiano è sempre stato molto scarno, sia perché la parte maggiore dei fruitori (italiani) di musica non hanno mai prediletto questo campo, sia perché coloro invece che lo seguono hanno giustamente prediletto l’ambito internazionale, ma soprattutto perché le case discografiche italiane sono sempre state restie a dare delle opportunità ai gruppi che si affacciavano su questa scena preferendo naturalmente un Tiziano Ferro, che con la sua musica orecchiabile garantisce maggiori vendite. Ma nonostante ciò, un panorama rock in Italia esiste, si trova lì nascosto nell’underground, nell’indie, ma di ragazzi che amano il rock e lo sanno suonare ce ne sono e i Giardini di  Mirò ne sono un esempio. Sono della provincia romagnola e suonano post-rock, un genere certo non banale, ispirando a gruppi del calibro di Mogwai, Godspeed you! black emperor, Slint e Tortoise ( i maggiori nella scena post rock internazionale) senza sfigurare al loro confronto anzi aggiungendo personalità e diversità al loro sound. “Rise and fall of academic drifting” è il loro album d’esordio ufficiale, dopo  i due precedenti ep, “Gdm” e “Iceberg”,  ed è davvero un gran bel esordio. Ritmi cadenzati, arpeggi interminabili a tratti psichedelici,chitarre che intrecciano trame sonore lente ed ipnotiche per poi esplodere con bruschi strappi elettrici; il dosato ma sapiente uso di archi e fiati rende le atmosfere ancor più dilatate e sognanti conferendo al disco un’intensità emozionale straordinaria. Davvero un disco di livello che non sfigurerebbe nemmeno in ambito internazionale, ma naturalmente in Italia manca una cultura musicale di questo tipo e gruppi come i Giardini di Mirò sono costretti a fare i salti mortali per proporre la loro musica e per diffonderla. Comunque il sapere che esiste è una consolazione non da poco, vorrà dire che  toccherà a noi cercarla.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/10/23/recensioni/giardini-di-miro-il-fuoco/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mirò &#8211; Il Fuoco'>Giardini Di Mirò &#8211; Il Fuoco</a> <small>2009 - Unhip - post/rock Addentratisi in territori a metà...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2007/02/03/recensioni/giardini-di-mir-dividing-opinions/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Dividing opinions'>Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Dividing opinions</a> <small>- - Il terzo disco &egrave; sempre quello della verit&agrave;....</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/09/23/recensioni/rise-against-the-sufferer-and-the-witnes/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Rise Against &#8211; The Sufferer&#038;The Witness'>Rise Against &#8211; The Sufferer&#038;The Witness</a> <small>Chamber the Cartridge, cosi si apre il ritorno sul mercato...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/03/13/recensioni/black-eyed-snakes-rise-up/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Black Eyed Snakes &#8211; Rise Up'>Black Eyed Snakes &#8211; Rise Up</a> <small>Avevo sentito i Low, prima che salissero sul palco i...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/04/29/recensioni/giardini-di-miro-punk-not-diet/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Punk&#8230;Not Diet'>Giardini Di Mir&ograve; &#8211; Punk&#8230;Not Diet</a> <small>Acqua nuova nei Giardini di Mir&ograve;. Scontate metafore naturalistiche a...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/08/01/recensioni/giardini-di-miro-the-rise-and-fall-of-academic-drifting/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Velvet Underground &amp; Nico &#8211; The Velvet Underground &amp; Nico</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-velvet-underground-nico-the-velvet-underground-nico/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-velvet-underground-nico-the-velvet-underground-nico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[nico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Velvet Underground Nico]]></category>
		<category><![CDATA[velvet underground]]></category>
		<category><![CDATA[Velvet Underground Nico]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1229 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1229 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1967 - Verve - Rock “Soltanto cento persone acquistarono il primo disco dei Velvet Underground, ma ciascuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock”. Queste parole, pronunciate da un certo Brian Eno, sono probabilmente la migliore pubblicità per uno dei dischi che unanimemente viene definito tra i capolavori [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/11/05/recensioni/s-a-d-o-weather-underground/' rel='bookmark' title='Permanent Link: S.A.D.O. &#8211; Weather Underground'>S.A.D.O. &#8211; Weather Underground</a> <small>2010 - Banksville Records - prog/jazz/rock/avanguardia Quando si ascolta un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/11/27/recensioni/red-velvet-purple-diamond/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Red Velvet &#8211; Purple Diamond'>Red Velvet &#8211; Purple Diamond</a> <small>2009 - KML Sonic Invaders - indie/post/rock Avvolto in un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/06/04/recensioni/velvet-nella-lista-delle-cattive-abitudini/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Velvet &#8211; Nella Lista Delle Cattive Abitudini'>Velvet &#8211; Nella Lista Delle Cattive Abitudini</a> <small>2009 - Metatron - rock/pop Il primo termine per descrivere...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/05/15/recensioni/lo-zecchino-d-oro-dell-undergroun/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lo Zecchino D&#39;Oro Dell&#39;Underground (Snowdonia/Audioglobe)'>Lo Zecchino D&#39;Oro Dell&#39;Underground (Snowdonia/Audioglobe)</a> <small>Non &egrave; una battuta. E neanche una scadente parodia. &#8220;Lo...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/05/22/recensioni/velvet-score-youth/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Velvet Score &#8211; Youth'>Velvet Score &#8211; Youth</a> <small>Toscani come la loro etichetta, la Black Candy Records, i...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1229 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/velvet-underground.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1967 - Verve - Rock
	</p><p><em>“Soltanto cento persone acquistarono il primo disco dei <strong>Velvet Underground</strong>, ma ciascuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock”.</em><br />
Queste parole, pronunciate da un certo Brian Eno, sono probabilmente la migliore pubblicità per uno dei dischi che unanimemente viene definito tra i capolavori della musica rock.<br />
I Velvet Underground guidati dalla figura carismatica di Lou Reed, dalla genialità chitarristica di Sterling Morrison, dal polistrumentista John Cale e dalla batterista Maureen Tucker, grazie al loro album di esordio sono entrati di diritto nell’Olimpo del rock. Nell’anno in cui furono pubblicati Sgt. Pepper e il primo lavoro dei Doors, questo disco uscito silenziosamente era destinato a cambiare la storia del rock. E’ impressionante ascoltare quanto fossero avanti a tutti i Velvet Underground e se tutti i gruppi alternative attuali esistono devono pagare sicuramente un forte dazio a questi geni. Il disco ospita la meravigliosa voce della cantante tedesca Nico (Femme Fatale, All tomorrow&#8217;s parties e I’ll be your mirror), ma Lou Reed domina la scena con le sue liriche tormentate e decadenti. Impossibile cogliere totalmente l’impatto rivoluzionario che quei testi dovevano avere sulle orecchie degli ascoltatori dell’epoca. Parlare di eroina, di sadomasochismo, di rendez-vous con gli spacciatori, della sofferenza del vivere, è quantomeno inusuale, farlo nel modo in cui ci sono riusciti è inimitabile. Si passa dallo xilofono di &#8220;Sunday Morning&#8221;, la cui melodia spensierata fa da contraltare ad un testo melanconico, al baccanale di &#8220;Heroin&#8221;, confessione di un drogato alienato dai mali della sua città, che parte lenta e impalpabile con un accennato arpeggio di chitarra e finisce in un&#8217;overdose di suoni e rumore a piena velocità. Ospite dell&#8217;album, dicevamo, è Nico, cantante tedesca, dotata di una voce tanto bella quanto spettrale, distaccata, extraterrestre. La cantante esegue &#8220;Femme Fatale&#8221;, ballata delicata, resa ancora più meravigliosa dalla sua voce che ammalia l&#8217;ascoltatore con il suo incedere fatale. Il canto di Nico domina anche &#8220;All tomorrow&#8217;s parties&#8221;, spettrale traccia posta a metà dell&#8217;album dotata di un andamento maestoso e colmo di cupezza. I punti più difficili e innovativi dell’album vengono toccati poi dalle canzoni di chiusura &#8220;The Black Angel’s Death Song&#8221; e &#8220;European Son&#8221;, dove i riff ripetitivi e nichilisti, si fondono ad atmosfere dionisiache inquiete e inquietanti: un antipasto della no wave newyorchese, un assaggio alla tavola del punk, una degustazione al banchetto del noise. Impossibile citare quanti gruppi si siano ispirati alle atmosfere di questo disco, un numero improponibile, segno dell’importanza della band, segno del suo carattere innovativo, della sua dirompente forza sperimentale!<br />
Che dire di più? Non riuscirò mai a parlare bene a sufficienza di questo capolavoro da rendergli il merito che gli spetta. Basterebbe solo la famosa banane di copertina disegnata da Andy Warhol per acquistare questo disco, una pietra preziosa rimasta incastonata nella storia del rock.</p>
<div id="boxtracklist_med">
<ol></ol>
</div>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-velvet-underground-nico-the-velvet-underground-nico/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2010/11/05/recensioni/s-a-d-o-weather-underground/' rel='bookmark' title='Permanent Link: S.A.D.O. &#8211; Weather Underground'>S.A.D.O. &#8211; Weather Underground</a> <small>2010 - Banksville Records - prog/jazz/rock/avanguardia Quando si ascolta un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/11/27/recensioni/red-velvet-purple-diamond/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Red Velvet &#8211; Purple Diamond'>Red Velvet &#8211; Purple Diamond</a> <small>2009 - KML Sonic Invaders - indie/post/rock Avvolto in un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/06/04/recensioni/velvet-nella-lista-delle-cattive-abitudini/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Velvet &#8211; Nella Lista Delle Cattive Abitudini'>Velvet &#8211; Nella Lista Delle Cattive Abitudini</a> <small>2009 - Metatron - rock/pop Il primo termine per descrivere...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/05/15/recensioni/lo-zecchino-d-oro-dell-undergroun/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lo Zecchino D&#39;Oro Dell&#39;Underground (Snowdonia/Audioglobe)'>Lo Zecchino D&#39;Oro Dell&#39;Underground (Snowdonia/Audioglobe)</a> <small>Non &egrave; una battuta. E neanche una scadente parodia. &#8220;Lo...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/05/22/recensioni/velvet-score-youth/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Velvet Score &#8211; Youth'>Velvet Score &#8211; Youth</a> <small>Toscani come la loro etichetta, la Black Candy Records, i...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-velvet-underground-nico-the-velvet-underground-nico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Doors &#8211; The Doors</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-doors-the-doors/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-doors-the-doors/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[doors]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione The Doors]]></category>
		<category><![CDATA[the doors]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1230 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1230 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1967 - Elektra - Blues Rock Far varcare le porte della percezione oltre le quali tutto appare infinito… Questo il senso della musica dei Doors, quartetto di Los Angeles, esploso nella seconda metà degli anni ’60 guidato dalla figura del poeta maudit Jim Morrison, uno tra i più carismatici frontman dell’intera storia del rock. Spalancare [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1230 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/the-doors.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1967 - Elektra - Blues Rock
	</p><p>Far varcare le porte della percezione oltre le quali tutto appare infinito…<br />
Questo il senso della musica dei <strong>Doors</strong>, quartetto di Los Angeles, esploso nella seconda metà degli anni ’60 guidato dalla figura del poeta maudit Jim Morrison, uno tra i più carismatici frontman dell’intera storia del rock. Spalancare le porte della percezione per espandersi e contemplare l’infinito. Jim Morrison apprende la lezione di Blake e Huxley, la fa propria e la trasforma in una formula originale, i Doors. Il cantato allucinato di Morrison viene sorretto dalla tastiera di Ray Maznarek e dalla chitarra di Krieger, ideali partner per le scorribande in quel mondo ipersensibile e psichedelico. Il loro primo disco, uscito nell’anno di grazia 1967, è uno dei debutti più straordinari dell’intera storia del rock e viene annoverato tra i capolavori della musica del secolo ventesimo.<br />
Le linee descritte dalla tastiera sembrano assalire l’ascoltatore e aspirarlo in un vortice impetuoso fatto di suoni acidi, di tastiere urlanti e una voce profonda che viene dalle circonvoluzioni più intime del cervello. Si inizia con la travolgente “Break on through” tra i classici nel repertorio del gruppo e della musica rock in generale. Veloce e velenosa, capace di entrarti dentro sin dal primo ascolto. Poi c’è “Soul Kitchen”, in cui lo slide di chitarra sembra invitarci a scivolare verso quell’infinito predicato dal profeta Jim. Altro capolavoro in un album di capolavori è “The Crystal Ship” che ci traghetta in un mondo dove “the streets are fields that never die”, in una sognante atmosfera musicale dove la voce più profonda di Morrison piega ogni nostra resistenza. “20th century fox” è il portait ironico di una donna scaltra, “got the world locked up, inside a plastic box”. Le atmosfere più cupe rientrano in “Alabama song”, cover di una canzone di Brecht e Weill, dove la tastiera di Maznarek disegna atmosfere ipnotiche e cupe, quasi da luna park in un Paese dei Balocchi dell’Apocalisse. Si giunge poi a quella che è la canzone più nota dei Doors “Light my fire”, un’arroventata opera di blues-rock e psichedelia dove Maznarek e Krieger raggiungono un perfetto punto di unione grazie ai riff di impressionante efficacia. “Light my fire” è un inno alla passione sensuale, ad accendere la notte e a liberarsi senza controllo nel desiderio. Il climax del disco è toccato dalla meravigliosa e angosciante “The end”. Undici minuti in un crescendo di sensazioni che arrivano quasi a soffocare il respiro e a stringere il cuore in una morsa sonora che non ha eguali nella storia del rock. La canzone si apre con la sola chitarra di Krieger, alla quale si aggiunge un sonaglio che scandisce il ritmo sulle apocalittiche liriche di Morrison (“Questa è la fine \ questa è la fine, una bellissima amica \ questa è la fine, la mia amica \ La fine dei nostri piani elaborati \ La fine di tutto \ La fine). Viene tratteggiato un mondo libero e senza confini, ma disperato dove tutti i bambini sono impazziti. In un climax sonoro si arriva ad alcuni tra i versi più famosi della storia del rock, un condensato del complesso di Edipo “Padre? Sì, figlio mio? Voglio ucciderti! Madre, voglio fotterti! Ed è qui che arriva il delirio psichedelico, la chitarra di Krieger sembra impazzita, la tastiera di Maznarek sembra essere fuori controllo. Sembra realmente la fine. Quando il baccanale sembra un vicolo cieco verso la devastazione, rimane solo il malinconico arpeggio di Krieger che si staglia sulla distruzione sonora come l’unico superstite di una catastrofe. La migliore chiusura per un capolavoro.</p>
<p style="text-align: center;">
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-doors-the-doors/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/the-doors-the-doors/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sonic Youth &#8211; Daydream nation</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/sonic-youth-daydream-nation/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/sonic-youth-daydream-nation/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[daydream nation]]></category>
		<category><![CDATA[sonic youth]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1225 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1225 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1988 - Enigma/Blast First - Alt. Rock “Daydream nation” uscì nel 1988. Gli States sono all’ultimo anno del mandato presidenziale di Ronald Reagan e hanno ripiegato verso posizioni definite storicamente “neoconservatrici”. Il sogno americano viene rimpiazzato dalla disillusione. I Sonic Youth propongono ironicamente un modello di nazione del sogno ad occhi aperti, una nazione della [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/04/12/recensioni/sonic-youth-simon-werner-a-disparu/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Simon Werner A Disparu'>Sonic Youth &#8211; Simon Werner A Disparu</a> <small>2011 - SYR - noise/colonna sonora La Gioventù Sonica torna...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/02/23/recensioni/germanotta-youth-the-harvesting-of-souls/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Germanotta Youth &#8211; The Harvesting Of Souls'>Germanotta Youth &#8211; The Harvesting Of Souls</a> <small>2011 - Wallace Records - noise/experimental Un magnifico caos. Un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/07/13/recensioni/sonic-youth-the-eternal/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; The Eternal'>Sonic Youth &#8211; The Eternal</a> <small>2009 - Matador - rock/alternative Distorsioni, dissonanze, sonorità ossessive ed angoscianti....</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/06/16/recensioni/sonic-youth-rather-rippe/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Rather Ripped'>Sonic Youth &#8211; Rather Ripped</a> <small>Dopo oltre vent&#39;anni di fatiche, e un&#39;inenarrabile serie di dischi,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/10/26/recensioni/sonic-youth-sonic-nurse/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Sonic Nurse'>Sonic Youth &#8211; Sonic Nurse</a> <small>Thurston Moore, Kim Gordon, Steve Shelley, Lee Ranaldo e l&#39;ormai...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1225 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/daydreamnation.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1988 - Enigma/Blast First - Alt. Rock
	</p><p><strong>“Daydream nation”</strong> uscì nel 1988. Gli States sono all’ultimo anno del mandato presidenziale di Ronald Reagan e hanno ripiegato verso posizioni definite storicamente “neoconservatrici”. Il sogno americano viene rimpiazzato dalla disillusione. I <strong>Sonic Youth </strong>propongono ironicamente un modello di nazione del sogno ad occhi aperti, una nazione della delusione, dove l’unica ambizione e possibilità è saggiare la “reale dimensione dell’inferno”.<br />
I Sonic Youth arrivano al disco della maturità, offrendo un capolavoro, un disco di rottura, un indiscutibile punto di partenza e di ispirazione per molte band, a cominciare dagli italici Marlene Kuntz per passare al movimento grunge. La forza di questo disco risiede anche nella formazione del quartetto originario di New York: Thurston Moore alla chitarra elettrica, graffiante e perennemente distorta; Lee Ranaldo all’altra chitarra, un geniale stregone dello strumento a sei corde; Kim Gordon, incalzante e onnipresente al basso; Steve Shelley martellante e fantasioso alla batteria.<br />
Ed entriamo in questa nazione dal sogno ad occhi aperti: ci accoglie una rivolta, una rivolta giovanile, la voce di Kim Gordon sibila versi gelida, glaciale. Una sequenza rapida di accordi introduce uno dei tanti capolavori dell’album “Teen age riot”. Niente è banale in questa che probabilmente è la canzone meno sperimentale all’interno dell’opera. Si avverte lo spirito punk dei quattro. Un punk alla Sonic Youth. Quasi sette minuti di distorsioni, cambi di tempo e impennate chitarristiche. Il delirio rivoltoso lascia il posto ad un&#8217;altra fiammata “Silver rocket”: sembra di viaggiare a velocità supersoniche su quelle corde, graffiate col plettro, maltrattate, fatte continuamente gemere da i due geni, Ranaldo e Moore. “The Sprawl” vede alla voce Kim Gordon, sensuale e al contempo dotata di un distacco artico nel timbro vocale. Il sogno americano non è che un viaggio per “conoscere l’esatta dimensione dell’inferno”, quanto può essere profondo e invivibile. Sarcastica, la bassista sussurra suadente “Come on down to the store, you can buy some more and more and more”. “’Cross the breeze” è la discesa agli inferi in cui non c’è “bisogno di essere spaventati”. La canzone si apre con una sequenza di accordi lievemente distorti per poi trasformarsi in una tempesta di noise e distorsioni. Il grunge prima del grunge. Quiete e tempesta. C’è anche spazio per il cantato di Lee Ranaldo in “Eric’s trip” e il chitarrista si diverte a fare il Lou Reed della situazione. Le chitarre sono sempre più folli, devastanti e devastate. I nostri cervelli sono come piume in balia di venti implacabili e squassanti. “Total trash” e “Hey Joni” corrono lungo la stessa lunghezza d’onda. Altro momento notevole è l’eclettica “Providence”, angosciante dialogo disturbato da rumori che lo rendono ancora più insopportabile e opprimente. “Candle” inizia con un arpeggio di chitarra acustico interrotto dall’incedere di una batteria e di un basso ossessivamente ipnotici. Le chitarre creano insieme alla base ritmica un’atmosfera completamente straniata. “Rain king” e “Kissability” vedono alla voce rispettivamente Thurston e Kim e contribuiscono a conferire al disco quella atmosfera di granitica unitarietà mai ripetitiva. Il capolavoro nel capolavoro va individuato in “Trilogy”, apoteosi del rumore, una monumentale enciclopedia del noise rock: quattordici, dico quattordici, minuti di piroette chitarristiche, rumori, effetti, chitarre martoriate, esplosioni adrenaliniche e spericolati ardimenti strumentali. Il genere è inclassificabile: l’opera strutturata in tre parti e tre tempi la farebbe ascrivere alla tradizione progressive, ma la carica di adrenalina e di energia che vengono fuori da questo colossale pezzo sono proprie del punk. Questa è la “Sister ray” dei Sonic Youth, il baccanale apocalittico che vale una carriera. A chi non sono venuti in mente, ascoltando questa canzone, i Velvet Underground di “Heroin” o di “Sister ray“? Forse proprio i Sonic Youth hanno portato a compimento le idee e le intuizioni di Cale e Reed. “Trilogy” parte con il rumore delle corde strisciate, il canto allucinato di Moore è sarcastico e doloroso, “la tua città è una bellissima città”. Primo spannung: chitarre che si impennano, inarrestabili e maestose, folli e disperate. Sembrano compiere una corsa schizofrenica verso quegli abissi infernali di cui i nostri volevano conoscere la dimensione reale. Il rumore sembra provenire direttamente dalle gole dei dannati, sembra essere la chiave che dischiude la porta dell’inferno. Ormai la forma della canzone è distrutta, abbattuta da questa “riot” condotta dai quattro musicisti. Non resta da questa distruzione che un ossessivo beat di batteria, leggeri ed inquietanti arpeggi di chitarra e in sottofondo metalliche chitarre distorte. La voce aliena di Moore si staglia su queste macerie musicali. Sempre lo stesso beat per oltre sei minuti, stessi arpeggi e chitarre che deflagrano sullo sfondo. E poi un improvviso silenzio cala. Spannung. Altrettanto improvvisamente parte la parte hardcore che straccia e distrugge ogni residuo di certezza con riff ossessivi, pochi accordi in pieno stile punk, un beat di batteria più penetrante di un martello pneumatico e la voce di Kim Gordon che sembra davvero provenire da uno zombie. Altri rapidi accordi distorti. Ed improvvisamente cala il sipario del silenzio. La “nazione del sogno ad occhi aperti” è desta. Ma siamo sicuri si sia trattato di sogno e non di incubo?</p>
<p><em>Tracklist</em></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/sonic-youth-daydream-nation/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/04/12/recensioni/sonic-youth-simon-werner-a-disparu/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Simon Werner A Disparu'>Sonic Youth &#8211; Simon Werner A Disparu</a> <small>2011 - SYR - noise/colonna sonora La Gioventù Sonica torna...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/02/23/recensioni/germanotta-youth-the-harvesting-of-souls/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Germanotta Youth &#8211; The Harvesting Of Souls'>Germanotta Youth &#8211; The Harvesting Of Souls</a> <small>2011 - Wallace Records - noise/experimental Un magnifico caos. Un...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2009/07/13/recensioni/sonic-youth-the-eternal/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; The Eternal'>Sonic Youth &#8211; The Eternal</a> <small>2009 - Matador - rock/alternative Distorsioni, dissonanze, sonorità ossessive ed angoscianti....</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/06/16/recensioni/sonic-youth-rather-rippe/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Rather Ripped'>Sonic Youth &#8211; Rather Ripped</a> <small>Dopo oltre vent&#39;anni di fatiche, e un&#39;inenarrabile serie di dischi,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/10/26/recensioni/sonic-youth-sonic-nurse/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sonic Youth &#8211; Sonic Nurse'>Sonic Youth &#8211; Sonic Nurse</a> <small>Thurston Moore, Kim Gordon, Steve Shelley, Lee Ranaldo e l&#39;ormai...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/sonic-youth-daydream-nation/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Queen &#8211; A night at the opera</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/queen-a-night-at-the-opera/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/queen-a-night-at-the-opera/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[a night at the opera]]></category>
		<category><![CDATA[queen]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1231 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1231 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1975 - Elektra - rock “A night at the opera” è sicuramente il disco più ambizioso dell’intera discografia del gruppo inglese, guidato dalla potente voce di Freddie Mercury, insostituibile punto di riferimento per la band inglese, uno degli ultimi grandi frontman della musica rock. I Queen arrivano a registrare questo disco nel 1975 dopo la [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/03/23/recensioni/blessed-child-opera-fifth/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Blessed Child Opera &#8211; Fifth'>Blessed Child Opera &#8211; Fifth</a> <small>2011 - Seahorse Recordings - folk/dark/rock Paolo Messere continua imperterrito...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/09/24/recensioni/queen-paul-rodgers-the-cosmos-rocks/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Queen + Paul Rodgers &#8211; The Cosmos Rocks'>Queen + Paul Rodgers &#8211; The Cosmos Rocks</a> <small>2008 - hollywood records - rock/classic rock &#8220;What planet is...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/05/30/recensioni/effetto-notte-inferno-opera-rock/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Effetto Notte &#8211; Inferno Opera Rock'>Effetto Notte &#8211; Inferno Opera Rock</a> <small>- - La poesia è l’esortazione più pura della verità,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/12/23/recensioni/blessed-child-opera-happy-ark/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Blessed Child Opera &#8211; Happy Ark'>Blessed Child Opera &#8211; Happy Ark</a> <small>Avrei molte cose da dirvi sui Blessed Child Opera, su...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/05/13/recensioni/the-smiths-the-queen-is-dead/' rel='bookmark' title='Permanent Link: The Smiths &#8211; The Queen Is Dead'>The Smiths &#8211; The Queen Is Dead</a> <small>Pu&ograve; un chitarrista influenzare una generazione intera di &#8220;colleghi&#8221; senza...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1231 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/queen_a_night_at_the_opera.png" alt="This image has no alt text" /><br />
        1975 - Elektra - rock
	</p><p><strong>“A night at the opera”</strong> è sicuramente il disco più ambizioso dell’intera discografia del gruppo inglese, guidato dalla potente voce di Freddie Mercury, insostituibile punto di riferimento per la band inglese, uno degli ultimi grandi frontman della musica rock. I <strong>Queen</strong> arrivano a registrare questo disco nel 1975 dopo la più che brillante precedente uscita discografica, quel troppo sottovalutato “Sheer heart attack” del 1974. Sono queste comunque due opere profondamente diverse e questa loro diversità evidenzia l’allargamento di vedute da parte dei Queen a scenari nuovi, a lande a loro inesplorate dove la voce di Freddie Mercury potesse dare la maggiore dimostrazione del suo straordinario potenziale, il rock vicino all’opera. Ed ecco che le menti di Mercury, May, Deacon e Taylor, partoriscono un lavoro compatto, da molti considerato il loro capolavoro assoluto. Il tentativo di commistione di musica classica, opera e rock non era a ben vedere una novità assoluta nel mondo della musica popolare: i Beach Boys avevano ad esempio inserito arrangiamenti orchestrali nel loro “Pet sounds” datato 1966, e gli Who con i loro “Tommy”, avevano realizzato una rock opera già nel 1969.<br />
Ciò che rende comunque diverso “A night at the opera”, anche se non svincolato del tutto dai suoi illustri precedenti, è la presenza di due elementi: una forte ironia e capacità di parodia da parte di Mercury &amp; co. e uno stile barocco, pomposo, alcune volte magari sin troppo, ma che connota in maniera decisiva e originale la musica dei Queen. Il disco è l&#8217;omaggio del gruppo inglese all&#8217;opera.<br />
Si parte con “Death on two legs” in cui il signor Bulsara mette nel testo tutta il suo sarcasmo “Succhi il mio sangue come una sanguisuga, infrangi la legge e ne violi le regole, mi torci il cervello finché fa male”, il tutto condito in salsa hard-rock. E’ il tempo poi della allegra composizione “Lazing on the Sunday afternoon”, con una musica retro, che introduce “I’m in love with my car”, legata senza interruzioni alla precedente canzone. “I’m in love with my car” è cantata dal batterista Roger Taylor, grande appassionato di motori. Il rombo di motori con cui si chiude la canzone la lega alla seguente “You’re my best friend” che poggia su un accattivante giro di basso, ripetuto lungo tutta la canzone. C’è anche il tempo per del country: la voce di Brian May con il solo accompagnamento di una chitarra acustica e di alcuni cori aggiunti intona “1939”, grazioso episodio all’interno dell’opera. La pianistica “Seaside rendez-vous” ci fa ritornare alle gradevoli atmosfere già presenti in “Lazing on the Sunday afternoon”. L’hard rock torna a ruggire nella successiva “Sweet lady”, in cui May ci delizia ancora con il suo virtuosismo chitarristico proponendo potenti riff distorti cesellati dalla maestria vocale di Mercury. E’ il momento di “The prophet’s song”, monumento al prog dei Queen. Otto minuti intensi tra chitarre acustiche, elettriche, vocalizzo e sovrapposizioni vocali molto suggestivi e vicini alla musica medievale. “Love of my life” si collega senza interruzioni alla precedente, e c’è un netto cambio di atmosfera: viene a galla il Freddie Mercury più romantico, che accompagna una struggente melodia: un mix vincente che renderà “Love of my life” la ballad più famosa dell’intera discografia delle Regine. Ancora variazione di toni e siamo catapultati in “Good company”, brano eseguito con l’ukulele e cantato dalla voce di Brian May. Finita “Good company” senza rimpianti , incomincia con un coro a capella quello che è considerato giustamente il capolavoro dei Queen: “Bohemian Rhapsody”. La genialità dei Queen è espressa in un’operetta che si articola in tre cambi di tempo per un totale di sei minuti. Nonostante il singolo non fosse propriamente radiofonico ottenne subito un successo notevolissimo in Inghilterra dove arrivò alla numero uno. L’esperimento di una canzone con tre cambi di tempo era stato già provato dai Beatles in “Happiness is a warm gun”, dove arrivarono ad unire tre diverse canzoni. La “Bo rap” inizia con un accompagnamento di pianoforte che si collega alla parte corale tramite un sottile ricamo di chitarra di Brian May. La parte corale, la più interessante, fu registrata in sette giorni, e durante in concerti, quando veniva eseguita la canzone, non era cantata “live”. Le voci dei quattro Queen si intrecciano, si sovrappongono a creare notevoli effetti polifonici. L’ultimo cambio di tempo è costituito dalla parte finale, dove c’è un’esplosione hard rock. La voce di Mercury arriva di diritto nell’Olimpo, la chitarra di May spara suoni hard rock devastanti, e poi improvvisamente, da questa tempesta sonora, la quiete, resta solo la voce di Freddie e il suo fedele piano “Nothing really matters / anyone can see / nothing really matters / nothing really matters to me / Anyway the wind blows.” Il gong finale chiude una cavalcata di rara bellezza. Il finale è in pompa magna. La chitarra di May si concede il lusso di suonare l’inno inglese “God save the Queen” in chiave parodistica, imitando così Jimi Hendrix che a Woodstock aveva scolpito l’inno americano tra distorsioni e dissonanze nella storia del rock.<br />
Anche i Queen con questo disco sono entrati nella storia del rock.</p>
<p><strong>TRACKLIST</strong></p>
<p>1. Death on two legs<br />
2. Lazing on the Sunday afternoon<br />
3. I’m in love with my car<br />
4. You’re my best friend<br />
5. 1939<br />
6. Seaside rendez-vous<br />
7. Sweet Lady<br />
8. The prophet’s song<br />
9. Love of my life<br />
10. Good company<br />
11. Bohemian Rhapsody<br />
12. God save the Queen</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/queen-a-night-at-the-opera/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2011/03/23/recensioni/blessed-child-opera-fifth/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Blessed Child Opera &#8211; Fifth'>Blessed Child Opera &#8211; Fifth</a> <small>2011 - Seahorse Recordings - folk/dark/rock Paolo Messere continua imperterrito...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/09/24/recensioni/queen-paul-rodgers-the-cosmos-rocks/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Queen + Paul Rodgers &#8211; The Cosmos Rocks'>Queen + Paul Rodgers &#8211; The Cosmos Rocks</a> <small>2008 - hollywood records - rock/classic rock &#8220;What planet is...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2008/05/30/recensioni/effetto-notte-inferno-opera-rock/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Effetto Notte &#8211; Inferno Opera Rock'>Effetto Notte &#8211; Inferno Opera Rock</a> <small>- - La poesia è l’esortazione più pura della verità,...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/12/23/recensioni/blessed-child-opera-happy-ark/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Blessed Child Opera &#8211; Happy Ark'>Blessed Child Opera &#8211; Happy Ark</a> <small>Avrei molte cose da dirvi sui Blessed Child Opera, su...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2004/05/13/recensioni/the-smiths-the-queen-is-dead/' rel='bookmark' title='Permanent Link: The Smiths &#8211; The Queen Is Dead'>The Smiths &#8211; The Queen Is Dead</a> <small>Pu&ograve; un chitarrista influenzare una generazione intera di &#8220;colleghi&#8221; senza...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/06/04/recensioni/queen-a-night-at-the-opera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Smashing Pumpkins &#8211; Mellon Collie &amp; The Infinite Sadness</title>
		<link>http://www.impattosonoro.it/2004/06/03/recensioni/smashing-pumpkins-mellon-collie-the-infinite-sadness/</link>
		<comments>http://www.impattosonoro.it/2004/06/03/recensioni/smashing-pumpkins-mellon-collie-the-infinite-sadness/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2004 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mascagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre miliari]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[mellon collie and infinite sadness]]></category>
		<category><![CDATA[smashing pumpkins]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1222 AND wp_posts.post_type = 'post'--><!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1222 AND wp_posts.post_type = 'post'-->1995 - Virgin Records - Alt. Rock &#8220;Il mondo è un vampiro&#8221;: lo sa bene Billy Corgan, lo descrive ugualmente bene, attraverso queste due ore di rock emozionanti. Due sono i sentimenti che traspaiono in questo disco: rabbia e tristezza, infinite, vivide, dolenti diversamente, che prendono forma musicale in questo doppio cd. Emozionante. Ascoltarlo può [...]


Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/01/20/recensioni/milaus-jj/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Milaus &#8211; JJJ'>Milaus &#8211; JJJ</a> <small>Il terzo disco dei Milaus, &#8220;JJJ&#8221;, segue l&#39;ottima precedente prova...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/09/08/recensioni/melissa-auf-der-maur-auf-der-mau/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Melissa Auf der Maur &#8211; Auf der Maur'>Melissa Auf der Maur &#8211; Auf der Maur</a> <small>Un&rsquo;altra fenice prova a sorgere dalle proprie ceneri, ceneri pesanti...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/07/05/recensioni/billy-corgan-the-futureembrace/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Billy Corgan &#8211; TheFutureEmbrace'>Billy Corgan &#8211; TheFutureEmbrace</a> <small>Dopo il passo falso della breve esperienza Zwan, torna nella...</small></li></ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--YARPP TEST:  AND yarpp.score > 5 and yarpp.reference_ID = 1222 AND wp_posts.post_type = 'post'--><p>
	<img src="http://www.impattosonoro.it/wp-content/themes/tma/images/smashingpumpkins_melloncollietheinfinitesadness.jpg" alt="This image has no alt text" /><br />
        1995 - Virgin Records - Alt. Rock
	</p><p>&#8220;Il mondo è un vampiro&#8221;: lo sa bene Billy Corgan, lo descrive ugualmente bene, attraverso queste due ore di rock emozionanti. Due sono i sentimenti che traspaiono in questo disco: rabbia e tristezza, infinite, vivide, dolenti diversamente, che prendono forma musicale in questo doppio cd. Emozionante. Ascoltarlo può far male.</p>
<p>Può far male, può infastidire la voce nasale di Corgan che intona versi commoventi e reali, commoventi perchè reali. La sinfonica <em>&#8220;Tonight tonight&#8221;</em> è maestosamente presa per mano dai violini, condotta all&#8217;altare sacro della musica rock. Il tempo per l’ascoltatore di riprendersi da tale sfarzo musicale che le Zucche aggrediscono l&#8217;ascoltatore con una scarica di pura rabbiosa adrenalina. <em>&#8220;Welcome to nowhere&#8221;</em>, questo l&#8217;inizio di <em>&#8220;Jellybelly&#8221;</em>, che è solo la terza canzone del disco, ma subito ci accorgiamo di quanto sia bello il perdersi in questa magnifico triste niente. E&#8217; il tempo di <em>&#8220;Zero&#8221;</em> e a questo punto capisci che le parole e le taglienti chitarre di Billy sono come schegge di vetro che si infilano nel cuore, che pungono l&#8217;anima, che annichiliscono e distruggono ogni ostacolo sulla strada dell’empatia tra te e lui.</p>
<p>Tra distorsioni e riff imponenti si giunge a quello che può essere considerato il capolavoro dell&#8217;album: <em>&#8220;Bullet with butterfly wings&#8221;</em>. La voce di Billy Corgan raggiunge livelli notevoli di espressività, tormenta e recide ogni nostra resistenza. Il basso e la batteria ci introducono in un vortice, in un&#8217;annichilente ruota  per criceti, in un mondo vampiro, senza salvezza, senza alcuna certezza. Questa alternanza di stati d’animo, di acustico e distorto, di “rage” and “sadness”, è il leit motiv di questo bellissimo album curato nei minimi dettagli, anche a livello di artwork. La delicata <em>&#8220;To forgive&#8221; </em>fa capolino subito dopo &#8220;Bullet with butterfly wings&#8221;: un Billy Corgan intimista e raccolto convoglia la sua rabbia in malinconia. Rabbia devastante, distorta torna <em>&#8220;An ode to no one&#8221;</em>: cambi di tempo repentini e chitarre che rombano e ruggiscono violente ed aggressive. Altri episodi degni di nota nel primo dei due dischi sono <em>&#8220;Cupid de Locke&#8221;</em>, deliziosa ballata di clavicembalo e arpa, <em>&#8220;Love&#8221;</em>, ricca di effetti applicati sia alla voce sia alle chitarre e la &#8220;psichedelica&#8221; <em>&#8220;Porcelina of the vast oceans&#8221;</em>, lunga oltre i nove minuti, la maggior parte dei quali strumentali. Il secondo disco non è forse all&#8217;altezza del primo, ma anche qui non mancano le belle canzoni come <em>&#8220;1979&#8243;</em> e <em>&#8220;Bodies&#8221;</em>.</p>
<p>Proprio questo non mi permette di dare a Mellon Collie il massimo dei voti. Forse avrebbe giovato la riduzione ad un unico cd (si ha l&#8217;impressione di ascoltare alcuni riempitivi lungo l&#8217;intera opera, soprattutto nel secondo disco), ma si sarebbe anche distrutta, in questo modo, la struttura concettuale e antinomica dell’opera, che è come generata dall’opposizione di momenti disgreganti tra loro, un Pólemos vitale e fertile. C troviamo di fronte ad un doppio dai toni : l&#8217;anima del poeta che si scinde e che racconta i suoi due volti, non opposti, ma complementari, non antagonisti, ma fondamentali l&#8217;uno per l&#8217;altro, il giorno e la notte, luce ed ombra, amore e morte. L’impianto apparentemente fragile regge e calamita chiunque. Il disagio umano è difficile da raccontare senza cadere nella più bieca retorica. Billy Corgan è riuscito in questo intento. Piuttosto bene anche.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.impattosonoro.it/2004/06/03/recensioni/smashing-pumpkins-mellon-collie-the-infinite-sadness/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>

<p>Articoli correlati:<ol><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2006/01/20/recensioni/milaus-jj/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Milaus &#8211; JJJ'>Milaus &#8211; JJJ</a> <small>Il terzo disco dei Milaus, &#8220;JJJ&#8221;, segue l&#39;ottima precedente prova...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/09/08/recensioni/melissa-auf-der-maur-auf-der-mau/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Melissa Auf der Maur &#8211; Auf der Maur'>Melissa Auf der Maur &#8211; Auf der Maur</a> <small>Un&rsquo;altra fenice prova a sorgere dalle proprie ceneri, ceneri pesanti...</small></li><li><a href='http://www.impattosonoro.it/2005/07/05/recensioni/billy-corgan-the-futureembrace/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Billy Corgan &#8211; TheFutureEmbrace'>Billy Corgan &#8211; TheFutureEmbrace</a> <small>Dopo il passo falso della breve esperienza Zwan, torna nella...</small></li></ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.impattosonoro.it/2004/06/03/recensioni/smashing-pumpkins-mellon-collie-the-infinite-sadness/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

