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Nirvana – Unplugged In New York

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La bellezza, la sincerità e l'amore per la musica di quel genere chiamato grunge, crocevia fondamentale per il rock dei '90, sono emersi chiaramente quando certi gruppi hanno tolto le distorsioni da brani diventati famosi proprio per la loro fragorosità e incuria negli arrangiamenti. I Nirvana si gettano anch'essi nell'esperienza del concerto acustico, l'Unplugged, quando è da non molto uscito l'album-testamento “In Utero”. E ci regalano una performance davvero entusiasmante, con una band in forma e un Cobain che non delude, anzi, oltre a cantare alla grande è disponibile perfino allo scherzo, cosa strana per uno che medita da tempo di lasciare questo mondo. Ma parliamo di musica, perché troppe cose sono state dette sulla morte di Cobain e non vogliamo certo aggiungerne altre in questa sede. L'Unplugged in New York dei Nirvana è senza dubbio il più famoso dei concerti acustici dell'epoca grunge, e questa fama è senz'altro meritata anche se a mio parere quello degli Alice in Chains è leggermente superiore a questo. Quattordici canzoni, di cui ben sei cover, ma la cosa più importante è che Cobain e i suoi lasciano fuori i brani più noti, tranne Come As You Are, e riescono lo stesso a regalare al pubblico grandissima musica senza svendere ulteriormente pezzi come Smells Like Teen Spirit o Rape Me, In Bloom o Lithium, che forse avrebbero anche reso bene in versione acustica. A scaldare gli animi ci pensano subito About A Girl, direttamente da Bleach, e la già citata Come As You Are. La prima, totalmente spogliata da qualsiasi distorsione, suona quasi come un brano beatlesiano, con le ovvie differenze, naturalmente. Come As You Are invece non è molto differente dalla versione presente su Nevermind, anche perché il pedale inserito da Cobain ricrea benissimo l'atmosfera dell'originale. Il terzo brano, Jesus Doesn't Want Me for a Sunbeam è subito una sorpresa: si tratta di una cover dei Vaselines, gruppo che già i Nirvana avevano omaggiato altre volte. Dico sorpresa perché la presenza di una fisarmonica (suonata da Novoselic, mentre Grohl viene “retrocesso” al basso) in un gruppo grunge, che tra l'altro suona un brano che in origine era un canto natalizio, è una cosa abbastanza inusuale (ma va detto che i Nirvana si erano serviti di strumenti non proprio “grungeschi”, come il violoncello, già in precedenza). Sorprende anche la scelta di suonare una cover di David Bowie, The Man Who Sold the World, davvero stupenda anche nella versione dei Nirvana, con un'interpretazione catartica di Cobain. Curiosità: Cobain, alla fine dell'esecuzione, dice qualcosa tipo “Giuro di non aver fatto cazzate”. Dopo questa cover e dopo un breve dialogo col resto dei musicisti, Kurt suona da solo Pennyroyal Tea che, totalmente disadorna di distorsioni e batteria, crea un'atmosfera intima, facendo di questo brano uno dei più amati dai fan. Il violoncello di Loti Goldston impreziosisce l'esecuzione di Dumb, mentre la classica Polly viene suonata senza particolari ritocchi rispetto all'originale, com'è giusto che sia. Benissimo anche On A Plain, brano “minore” di Nevermind, che in questa nuova veste non può non riportare alla mente un'altra delle influenze “nascoste” di Cobain, i Beatles. Il violoncello di Loti Goldston ritorna anche nella ballata Something in the Way, brano che chiudeva degnamente Nevermind (se si esclude la ghost-track Endless, Nameless), e che degnamente viene riproposto anche nell'Unplugged. I tre pezzi successivi sono altre tre cover, tutte e tre dei Meat Puppets: Plateau, Oh Me e Lake of Fire sono tre brani quasi country in cui emerge, specie in Plateau e in Lake of Fire, la grande abilità di interprete che Cobain aveva: sparite le urla disperate che avevano reso famosi i Nirvana, restava comunque una voce davvero emozionante. La conclusione dell'Unplugged è memorabile: dopo la canzone-testamento All Apologies, in cui è molto bello il mantra finale modificato per l'occasione in un “All alone is all we are”, “siamo tutti dei solitari”, Cobain regala un'interpretazione stupenda di Where Did You Sleep Last Night del cantautore Huddie Ledbetter, conosciuto anche come Leadbelly. Straordinario, emozionate, viscerale, l'urlo che accompagna la parte finale della canzone, in cui Cobain mette davvero tutta l'anima in musica, quella stessa musica che è stata la sua gioia e il suo dolore, la sua cura e la sua malattia, la sua vita e, purtroppo, la sua morte.

Tracklist

1. About a Girl
2. Come As You Are
3. Jesus Doesn't Want Me for a Sunbeam
4. The Man Who Sold The World
5. Pennyroyal Tea
6. Dumb
7. Polly
8. On a Plain
9. Something in the Way
10. Plateau
11. Oh, Me
12. Lake of Fire
13. All Apologies
14. Where Did You Sleep Last Night?

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