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Dire Straits – Dire Straits

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La fine degli anni ’70, a detta di molti critici il 1978, segna il definitivo declino di generi musicali che hanno senz’altro avuto il merito di mostrare al mondo la musica in tutta la sua ampollosa magnificenza, infatti il decennio “’80” sarà caratterizzato dai suoni, sporchi e testimoni di malumori adolescenziali, tipici del punk e dal “terribile” sintetizzatore pop.
Di conseguenza le strade che si aprono ad un artista sono 2, smettere di far musica o finalizzare la propria musica per accondiscendere i gusti del pubblico più che alla perfezione formale. Mark Knopfler, laureato in letteratura e critico musicale, nonché eccellente musicista, assieme al fratello David recluta da un negozio di dischi il bassista John Illsey e contatta il batterista Pick Withers formando i Dire Straits.
L’omonimo primo album contiene 9 canzoni e si apre con DOWN TO THE WATERLINE. Attorno al brano aleggia un leggero velo di malinconia, mentre la voce di stampo “dylaniano” di Knopfler racconta le sue avventure amorose giovanili, duettando continuamente con la famigerata Stratocaster che canta note di gioia e dolore, felicità e tristezza, con un pizzico di sensualità, descrivendo un periodo della vita di ciascuno di noi, ed evidentemente caro al leader del gruppo, che arriva, viene vissuto e se ne va frettolosamente, lasciando solo l’amaro ricordo di un’età d’oro. Il seguente brano, WATER OF LOVE, sembra un’indagine nella sessualità del cantante e comunque di ogni adolescente, raccontata attraverso una serie di raffinati e mai volgari doppi sensi. Nell’eterno duetto, la chitarra svolge un ruolo di interdizione tra le strofe del testo, rendendo incredibilmente piacevole l’ascolto, e trovando comunque i suoi 30 secondi di gloria sostenuti dal dolce ritmo imposto alla canzone. Allo stesso modo di Water Of Love, troviamo l’”intima” SIX BLADE KNIFE, dove il padrone della scena è senza dubbio il basso di Illsey, che imposta un ritmo ordinato e pulito, impreziosito dalla candida melodia di sottofondo di David e dalle rare e taglienti pizzicate della chitarra del fratello Mark. Un occhio di riguardo anche a SETTING ME UP e SOUTHBOUND AGAIN, canzoni caratterizzate in primo luogo da un ritmo marcato e veloce, che le rende quasi ballabili, e da assolo che completano il tutto regalando un tocco di magia a due brani che altrimenti sarebbero rimasti nell’anonimato.
“Cosa c’è di eccezionale in questo album?”, vi domanderete voi. Ebbene, la risposta è ovvia, di eccezionale c’è SULTANS OF SWING, il brano che distese il tappeto rosso lungo la via del successo (trovo giusto precisare che in realtà i quattro non davano troppa importanza ad un eventuale successo), e che è rimasto senza dubbio il più conosciuto della band, un brano che mette in evidenza il decadentismo del genere Jazz, snobbato dalla gioventù che ha orecchi solo per il rock ‘n’ roll (oggi solo per la dance). Tutto ciò viene raccontato mentre il duetto tra voce e chitarra diventa una specie di ostilità, difatti si ha l’impressione che entrambi cerchino di rubarsi spazio, le strofe e i riffs alla J.J. Cale si succedono in rapida sequenza, fino ad arrivare all’apogeo, all’orgasmo, alla sfrenata successione di spasmi provocati dall’incessante movimento delle dita lungo il manico della chitarra, un assolo che nonostante le forti emozioni che regala, resta sempre pulito e radicato all’essenza della canzone. Di conseguenza ritroviamo ritmi e cadenze più lenti, ma con la caratteristica di essere sempre molto marcati, come in IN THE GALLERY, la descrizione del malumore dello scultore Harry, che con la sua arte fuori moda non potrà mai entrare nella galleria, sinonimo di gloria, fama e successo, o semplicemente di gratificazione del suo lavoro faticoso. Qui emerge lo spirito polemico di Mark Knopfler, che poi ritroveremo in maniera ancor più esplicita in altre canzoni come Money For Nothing…ma questa è un’altra storia. Senza dubbio, c’è bisogno di relax, provvidenzialmente arriva WILD WEST END, dove il gruppo crea, attraverso la chitarra ritmica di David, un’atmosfera paradisiaca e sognante, tanto che, alternando il tutto con i flebili sussurri della Stratocaster, si ha davvero l’impressione di entrare da Angelucci, di passare dinanzi al Barocco Bar e di passeggiare per una tranquilla e assonnata Chinatown. Le placide sensazioni di benessere le ritroviamo anche in LIONS, canzone che ricrea paesaggi e visioni crepuscolari e allo stesso tempo incantate, prodotte sostanzialmente dalla calda voce di Mark, mentre le lunghe note cantate dalla sua chitarra ci annunciano che l’album è giunto al termine.
Concludendo, i Dire Straits si oppongono al movimento punk attraverso un sound di connotazione rock-blues, ordinato, a mio parere geometrico, dove ogni strumento si incastra con l’altro a mo’ di puzzle e dove la dolce ed estrosa chitarra di Mark Knopfler concede all’ascoltatore delicati assolo, che come un ingrediente segreto, regalano ai brani quel tocco magico che li rende unici.
Questo è il sound caratteristico del loro primo album, Dire Straits, un’opera che proietta subito Knopfler nell’olimpo dei grandi chitarristi e fa conoscere al pubblico qualcosa di differente dall’ormai esausto hard rock e dalle influenze trasgressive del punk.

TRACKLIST:
Down To The Waterline
Water Of Love
Setting Me Up
Six Blade Knife
Southbound Again
Sultans Of Swing
In The Gallery
Wild West End
Lions

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