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Nirvana – Incesticide

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1989: esce “Bleach”, primo album dei Nirvana, accolto da un successo tiepido. 1991: “Nevermind”, uno degli album di musica rock più famosi della storia musicale, porta quel genere chiamato “grunge” su MTV, nei guardaroba della Generazione X, e lo esporta dalle cantine e dai “circoli” dei pochi ammiratori al grande pubblico, facendone Il Genere di quegli anni. Il primo è un disco sporco, grezzo, con lamentosi feedback di chitarra, sporchi riff di provenienza Tony Iommi (il chitarrista dei Black Sabbath), sporchi arrangiamenti; il secondo è curato, forse troppo secondo molti, forse è quasi pop secondo altri, forse è patinato secondo lo stesso Cobain, forse è troppo “pulito” tranne che in qualche episodio; comunque fa il botto e lascia l'amaro in bocca solo ai fan più duri e puri dei Nirvana, quelli che “è troppo commerciale”. E allora Cobain, per recuperare questa fetta di pubblico, oltre che per raccogliere insieme tutte le rarità sparse nel repertorio della band, riunisce appunto in un solo CD quasi tutte le canzoni che i Nirvana non avevano inserito nelle pubblicazioni ufficiali. Viene fuori “Incesticide”, che già dalla copertina si presenta come un disco trascurato, che non ha niente a che vedere con l'accuratezza del suo predecessore. “Incesticide” è, se preso nella sua totalità, diverso sia da “Bleach” che da “Nevermind”, perché è un disco formato da brani decisamente punk (o almeno la maggior parte di essi lo sono), tre accordi e via, non ci sono quasi per niente i riff pesanti di “Paper Cuts” o “School”, e nemmeno la già citata cura dei suoni di “In Bloom” o “Drain You”. Le canzoni sono veloci, di impatto, come nella migliore tradizione punk, e nonostante questo i Nirvana dimostrano di sapersi muovere benissimo anche in questi territori, come si può sentire sin dall'impatto grunge di “Dive” o dalla deliziosa “Sliver”, in cui Cobain dà voce a un bambino che vuole solo tornare a casa dai suoi genitori (una metafora?). “Stain”, sintesi della filosofia carica di auto-disprezzo di Cobain, è un brano tra i più vicini alle atmosfere di “Bleach” (“Sono un disonore”, recita il ritornello), mentre “Been a Son”, riproposta anche nel recente best of, è più valida nel testo, che affronta la tematica della discriminazione sessuale, che nella musica, essendo a mio parere una delle cose meno riuscite della band di Seattle. Bella la cover dei Devo, “Turnaround”, che è anche il biglietto da visita di Dave Grohl, essendo proprio questo il pezzo in cui l'attuale leader dei Foo Fighters debutta dietro i tamburi. “Molly's Lips” e “Son of a Gun” sono due cover dei Vaselines, band che Cobain omaggerà anche nell'Unplugged in New York, e confermano ulteriormente l'amore di Cobain per la semplicità punk, che mescola veloci sequenze di accordi, spesso due o tre, a melodie essenziali ma efficaci. “(New Wave) Polly” è una nuova versione dello storico brano apparso poi su Nevermind nella sua versione definitiva, e anche qui l'andamento è decisamente punk, mentre testo e struttura vengono praticamente lasciati inalterati. La successiva “Beeswax” è un altro episodio vicino alle sonorità malate di Bleach, mentre “Downer” è già nota al pubblico perché presente nella versione in CD di “Bleach”. Ottimo brano è, a mio parere, anche “Mexican Seafood”, incalzante, ritmato, con una bella parte vocale sorretta da un'ottima intesa tra chitarra, basso e batteria che emerge specialmente nella breve parte strumentale che si trova al centro della canzone. Belli il giro di basso e il riff di chitarra che aprono “Hairspray Queen”, un brano che si prende gioco del proliferare dei metallari con i capelli lunghi che si ispiravano a gruppi come Guns n'Roses o Iron Maiden. La conclusione del disco, dopo due brani che risalgono ai tempi di “Bleach” ma che poi non finirono sul disco, ovvero “Aero Zeppelin” e “Big Long Now”, è affidata all'ottima “Aneurysm”, senz'altro impreziosita dalla batteria di Grohl (non dimentichiamo che in questo disco compaiono tutti i batteristi che si sono avvicendati nella breve storia dei Nirvana), e che anticipa in parte le sperimentazioni del successivo “In Utero”. In conclusione, “Incesticide” è la prova lampante, come quasi sempre accade per le raccolte di b-sides e brani esclusi dai dischi ufficiali, che i Nirvana erano una band dalle ottime potenzialità, capace di scrivere grande musica. Certo, di capolavori come “Lithium”, “Smells Like Teen Spirit” e “Come As You Are”, per non parlare di quelli che verranno poi con “In Utero”, non se ne vedono, ma si tratta comunque di b-sides che come tali vanno trattate, e che comunque non fanno altro che confermare il vuoto che un gruppo come i Nirvana hanno lasciato nella musica contemporanea.

Tracklist
1. Dive
2. Sliver
3. Stain
4. Been a Son
5. Turnaround
6. Molly's Lips
7. Son of a Gun
8. (New Wave) Polly
9. Beeswax
10. Downer
11. Mexican Seafood
12. Hairspray Queen
13. Aero Zeppelin
14. Big Long Now
15. Aneurysm

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