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Interviste

Intervista a JOLANDA

Le sue canzoni parlano di viaggi nell’inconscio, di astronauti senza sonno, di riflessi nello specchio, di bambini senza volto, di ombre, di ricordi in parata, di incubi e di fantasmi. Ogni canzone è il capitolo di un unico racconto scritto per trasmettere qualcosa di vitale.
All’anagrafe risponde al nome di Jolanda Moletta, a noi, e a tutti, piace ascoltarla, conoscerla e chiamarla solo Jolanda.

Intervista a cura di Nicolas J. Roncea

Parlami del disco: Dove lo hai registrato? Con chi? in quanto tempo?
Aubade è stato registrato e mixato al Connection Studio di Saluzzo da Enrico Sabena, autore di colonne sonore per cinema e televisione. Enrico ha messo a nostra disposizione esperienza e tecnica; ha agito sul disco, effettuando un missaggio artistico che ha valorizzato l’aspetto evocativo delle canzoni. I brani sono stati registrati complessivamente in un paio di settimane, mentre il mix ha richiesto il giusto tempo: ogni canzone infatti rispecchia un personaggio del racconto che fa da struttura portante al disco. Abbiamo cercato, noi tramite gli arrangiamenti, Enrico in fase di missaggio, di evocare l’atmosfera giusta per ogni canzone mantenendo però uno stile unico.

C’è un momento “speciale” che ricordi con piacere durante le registrazioni?
Non c’è stato un momento particolare. I momenti migliori sono stati durante le prese dirette pianoforte/voce/chitarra, fatte in fase di registrazione, in cui siamo riusciti a rendere quella che di solito è un’atmosfera da concerto, spontanea e molto più energica. Questo ci ha permesso di lavorare e di divertirci mantenendo una visione d’insieme delle canzoni.

Jolanda è diventato praticamente un trio giusto? Credi che ci potranno essere delle modifiche oppure ti senti di aver raggiunto la formazione definitiva?
Jolanda è il mio nome ed è stato scelto perché all’inizio ero da sola sul palco, piano e voce. Con l’arrivo di Demian (ormai indispensabile arrangiatore) alla chitarra, e Eros al sax abbiamo raggiunto un equilibrio. Siamo tre musicisti che vengono da esperienze molto diverse e sul palco ci compensiamo bene. Io amo sperimentare e aggiungere elementi nuovi. Quello che mi piace è prendere canzone per canzone e dargli una forma, una serie di strumenti per rendere meglio l’atmosfera e le parole. Ogni strumento che trovo e che mi possa aiutare in questo compito è ben accetto nel gruppo. Per ora i nuovi arrivati sono un toy piano, una macchina da scrivere, un metallofono, una kalimba, un carillon.

Perchè non canti in italiano? E’ una questione di “accessibilità” o semplicemente di gusto?
Non c’è una sola risposta, ma quella che si avvicina di più è questa: la voce è uno degli strumenti musicali più completi e complessi. Con l’inglese mi riesce più facile pensare alla mia voce come uno strumento: allungare le vocali, accorciarle, usare le parole come percussioni. I testi sono però altrettanto importanti. Mi piace raccontare delle storie nei miei dischi, non lascio mai un personaggio al caso, ma costruisco per lui un mondo e spesso i vari mondi si fondono creando una storia. L’inglese è una lingua formidabile perché con una semplice parola riesce a descriverti un mondo. Potrei cantare in mille altre lingue se le conoscessi e se mi permettessero di utilizzare la voce nel modo che ti ho descritto.

Qual’è l’artista o la band “del momento” in Italia secondo te?
L’artista “del momento” dipende logicamente dal momento, che in sé dura poco. Una volta passato il momento, rimarrà l’artista?

Il tuo disco uscirà anche negli USA vero? Com’è avvenuto l’incontro con l’etichetta? Farai anche un tour di presentazione oltre oceano?
Sì, uscirà tra pochi giorni negli U.S.A. per l’etichetta indipendente D.I.T. Records. I contatti con l’etichetta sono nati dall’ incontro con un’artista della D.I.T., Amanda Rogers. Nel 2007 ho aperto un suo concerto qui in Italia e da allora siamo sempre rimaste in contatto. La bellezza di tanti artisti stranieri è la voglia di collaborare. La D.I.T., ascoltata l’anteprima del disco, mi ha subito proposto con entusiasmo di farlo uscire negli States. Nel 2008 sono stata negli U.S.A. per un piccolo tour partito da New York e arrivato a San Francisco e Los Angeles, ripensandoci è stato un viaggio coraggioso, io e la mia piccola band in un paese infinitamente grande e con una grande storia musicale. La D.I.T. ci ha inseriti nel suo Roster e ci aiuterà a tornare negli U.S.A. curando il booking per un tour di presentazione del disco all’inizio del prossimo anno.

Intervista a cura di Nicolas J. Roncea

www.myspace.com/jolandaenid

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