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IL TEATRO DEGLI ORRORI – Sherwood Festival, Padova, 30 giugno 2010 (+ PHOTOGALLERY)

Ennesimo live in zona per i padroni di casa Teatro degli Orrori, tra le band di punta dell’attuale scena (circa)indipendente, meglio detta alternativa, italiana. Dopo il cambio di formazione i loro live si sono dimostrati più granitici ma meno compatti, ma sembra che i nuovi membri stiano facendo il giusto rodaggio e il risultato stia migliorando. Manzan alla seconda chitarra fa un buon lavoro, a parte qualche partenza stonata, ma le sue abilità da polistrumentista vengono parzialmente liquidate dalle esagerate pretese e il quasi nullo interesse suscitato dalla sua one-man band Bologna Violenta, un misto troppo eterogeneo e poco giustificabile  di hardcore, techno, rock ironicamente definibile d’avanguardia e citazioni cinematografiche, come il nome lascerà intuire. Da dimenticare il suo show, anche se a certi può piacere, e lo si deve ammettere.

Il live della band capitanata da Pierpaolo Capovilla è invece la solita tirata al fulmicotone, purtroppo placati dalle ordinanze comunali che hanno ristretto a 94db il limite massimo delle acustiche dei concerti in zona stadio di Padova, con molto piacere degli organizzatori dello Sherwood Festival, il più grande della provincia. Ma picchiando progressivamente sempre di più la formazione è riuscita a tirare su un live di tutto rispetto, con una scaletta per niente banale (mancava la hit “Direzioni Diverse” e c’era una rara

Die Zeit” in conclusione), anche se impegnata a ricalcare quelle che già da un anno ormai propongono, con “Due” in apertura e il bis potentissimo concentrato sul primo disco (con le vecchie hit “Compagna Teresa” e “Dio Mio”, “Vita Mia” suonata a metà, “E Lei Venne” e “Scende la Notte”, però stavolta saltata probabilmente per accorciare il live in virtù delle limitazioni di volume ed orario di cui sopra).
Tra i pezzi del disco nuovo spiccano “E’ Colpa Mia” e “Majakovskij”, che ricreano con le tematiche trattate nei testi il terreno ideale per battute e declamazioni che Capovilla fa sue con una tenuta di palco, una gestualità ed una capacità di intrattenere il pubblico che lo elevano alle massime posizioni nella classifica dei “frontmen” della scena italiana.
Senza ombra di dubbio, nonostante la sua tecnica assolutamente scadente, che si sente soprattutto nelle canzoni più melodiche e quando l’impianto a volumi bassi, come stasera, mette in risalto le linee vocali sopra il resto.

La migliore per resa rimane “Per Nessuno“, l’inedito disponibile solo su I-Tunes e trafugato poi per gli utenti di YouTube. In forma anche Franz Valente alla batteria, potentissimo, nonostante i frequentissimi errori a cui ormai tutti sono abituati (e un suono di rullante molto migliorabile), mentre anche il nuovo bassista continua ad immergersi sempre più nel suo ruolo, dal quale qualche mese fa sembr

ava particolarmente distaccato (anche a livello di immagine). Gionata Mirai sempre molto abile nel sostenere tutte le parti melodiche dei pezzi, anche se un po’ più di cura nel sound non guasterebbe.

Il live è durato circa 90 minuti ed ha dimostrato, come sempre, come una band come questa si possa anche permettere di presentarsi senza una particolare attenzione ai suoni e alla precisione creando comunque uno spettacolo notevole, gradito quasi da tutti i presenti che non danno adito a critiche se non per lamentare l’assenza della già citata “Direzioni Diverse”. Concerto veramente coi controcoglioni, nonostante i tanti difetti sopraindicati, che risulta determinante nel dimostrare la vastità del pubblico e degli orizzonti di una delle più grandi band italiane nel 2010, in sintesi un’esperienza da consigliare a chiunque rispetti e segua la “nuova musica” del Belpaese (o dell'”itagliaccia”, come l’ha definita il buon Capovilla).

a cura di Emanuele Brizzante
gtbtreviews.blogspot.com

Photogallery: a cura di Antonio Massariolo

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