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Recensione: Vallanzasca – Gli Angeli Del Male, di Michele Placido


Scheda


La vita di Renato Vallanzasca, narrata da lui in prima persona, dall’infanzia, tormentata nella natia Milano, alle donne, alle molte rapine agli altrettanti omicidio.

La vita di Vallanzasca portata sul grande schermo da chi, come Placido, ha già fatto l’incursione nella mala dei’70, difficile dimenticarsi l’ottimo “Romanzo Criminale”, che aveva fra i propri protagonisti proprio Kim Rossi Stuart, oggi alle prese con il milanesissimo “Boss della banda della Comasina”. La pellicola ripercorre con sbalzi temporali evidenti la vita di uno dei banditi meno ideologizzati dei’70 che mai ha cercato un fine politico per le proprie azioni, ma che è sempre stato guidato esclusivamente dal proprio insano gusto per le done il denaro e le rapine. Il risultato finale è ben differente rispetto al Romanzo Criminale targato 2005. Qui difatti si fa appello a due romanzi autobiografici dello stesso Vallanzasca, la alla ricostruzione romanzata delle imprese della Banda della Magliana. Il fine pare il medesimo ma spesso in questo caso la narrazione sfugge di mano a Placido, mentre nel precedente lavoro la narrazione restava incredibilmente serrata e piena di pathos. Questa volta invece la trama risulta lenta e priva di un filo conduttore ben definito e il Vallanzasca di Stuart pare alla fine  una rock star più che un bandito, da qui le aspre critiche da parte dell’opinione pubblica.

Ciò nonostante il film si lascia guardare, il cast sa muoversi, fa gruppo e fra una rapina e l’altra si notano anche sprazzi di buona recitazione ma forse la vita di Vallanzasca, per quanto deprecabile, poteva e doveva meritare ben altro trattamento.

a cura di Ciro Andreotti

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