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Grizzly Bear – Shields

2012 - Warp
indie/folk/art/rock

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Tracklist

1. Sleeping Ute
2. Speak in Rounds
3. Adelma
4. Yet Again
5. The Hunt
6. A Simple Answer
7. What's Wrong
8. Gun-Shy
9. Half Gate
10. Sun in your eyes

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Parlare di questa consolidata band attraverso parallelismi con questo o l’altro gruppo che li ha influenzati non sarebbe un buon argomento. Funziona così perché i quattro orsi americani hanno personalità e l’hanno dimostrato in quattro album, ai nuovi ascoltatori quanto agli aficionados, ed è chiaro come l’atmosfera onirica sia tipica del lavoro dei Grizzly Bear. Ascoltando l’ultimo lavoro, Shields, pare che la strada da seguire sia sempre quella.

Più matura nella ricerca del sound, forse, ma sempre di qualità in un album che arriva tre anni dopo l’uscita di Veckatimest. Shields non è un album campato per aria e la buona riuscita si sente già partendo da Sleeping Ute, in cui la stratificazione di suoni di natura diversa risucchia l’ascoltatore in un mood rilassato, dove è chiaro l’alone di tristezza che il brano vuole narrare.
L’utilizzo di vari layer che oscillano dall’acustica all’elettronica (strizzando un occhio a un indie-folk neanche tanto sottile, tenuto non proprio a distanza di sicurezza) continua con Speak in Rounds che, in quanto a lyrics, sembra il continuo della prima traccia. “Just once learn how to be alone. Come get what’s lost, what’s left, before it’s gone” dicono loro, tanto da far pensare “non sarà mica un concept album, questo?”. No, non lo è. Almeno ufficialmente. Ma il narrare storie è un vizio indelebile che pare impregni tutto il lavoro. Sarà per questo che la strumentale Adelma spezza la storia precedente: sogni da psicanalisi in un intreccio minimalista e subacqueo di totale stasi, forse di cambiamento che, effettivamente, giunge poco dopo.
Yet Again
è il secondo singolo estratto e, probabilmente, rappresenta una linea di confine. La narrazione sembra continuare con il solito leitmotiv : voci imprevedibili che si intrecciano nei cori, corde di chitarra clean strappate via, il caos controllato dell’ultimo minuto. E la calma, quella che viene dopo la tempesta, che permane per tutta la seconda metà dell’album che da What’s wrong in poi, a parte i colpi di coda art rock e sperimentali, potrebbe ricordarci lavori addirittura vicini al pop rock britannico così come all’electro scandinava quanto al southern folk americano ma, sia chiaro, senza scadere nella banalità del caso.

Ad alcuni (magari ai puristi fan di vecchia data o coloro i quali non hanno ascoltato il più sanguigno Yellow House, ad esempio) Shields potrebbe avere sentori più pop e vicini a gruppi da poco conosciuti ma già immessi nel circuito commerciale di massa. L’ascolto risulta però piacevole, leggero e, per quanto ricco, senza fronzoli. Sono brani da sentire sul palato, da ascoltare prima di dormire, quando c’è abbastanza silenzio per isolarsi ed apprezzare la semi-trasformazione avvenuta in tre anni di silenzio.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GGZizRiAP5g[/youtube]

 

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