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Vaccines – Come Of Age

2012 - Columbia
indie/pop/rock

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Tracklist

1.No Hope
2.I Always Knew
3.Teenage Icon
4.All In Vain
5.Ghost Town
6.Aftershave Ocean
7.Weirdo
8.Bad Mod
9.Change Of Heart Pt. 2
10.I Wish I Was A Girl
11.Lonely World

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Revival del revival? Questo è quello che alcuni hanno sicuramente pensato dopo l’esordio, datato 2011, dei Vaccines. La band idolatrata da NME aveva sicuramente rielaborato idee di dieci anni fa in “What did you expect from the Vaccines?”, soprattutto le atmosfere di certi primi Interpol e un pò di scanzonatura stile Strokes. Il risultato era stato però buono, dato che la band, pur giovane, aveva indovinato un sound che riusciva a sembrare proprio nonostante i mille rimandi e aveva scritto alcune canzoni ottime (“All in white”, “Wetsuit”, “Blow it up”), in grado di piacere a un pubblico davvero ampio, che passava dal fan degli Arctic Monkeys all’alternativo che tocca l’indie rock a sprazzi.

È passato un anno e siamo già di fronte al secondo capitolo della saga Vaccines. “Come of age” esce dopo il fortunato tour in UK della band e del tour di spalla agli Arctic Monkeys. “No Hope” martella e poi si trasforma in un pop-rock nello stile della band, non colpendo particolarmente. Le successive  “I always knew” e “All in vain” ereditano lo stesso sound di “What did you expect…” ma con una produzione ben più diretta che resta decisamente meno impressa della riuscitissima, e profonda, del primo disco. La prima traccia che riesce a ricordare perchè i Vaccines sono stati una band di successo è il singolo “Teenage Icon”: ritornello veloce e spigliato, basso new wave e batteria pulsante, supportati da una chitarra solida nella costruzione della trama melodica. “Ghost town” è una sorta di hard rock serrato per dare varietà ma non riesce nell’intento. Le successive “Aftershave Ocean” e “Weirdo” rivelano tutto l’amore dei Vaccines per i Pixies, anche se le atmosfere stucchevoli e i testi dolciastri sono propri della band londinese, che perde un pò la bussola nel mezzo del disco. “Bad Mood” riporta il timone verso gli Arctic Monkeys, peccato che il riff sia abbastanza sentito, così come quello di “Change of heart part 2”. Solo con “I wish I was a girl” il gruppo di Londra sembra riprendersi e rispolvera atmosfere anni ’60 che si integrano bene con la voce del cantante Justin Young, che recupera un pò della profondità delle tracce migliori del primo disco. Le ultime 4 tracce del disco sono interlocutorie almeno quanto la maggior parte dello stesso: “Lonely World” è una ballatona telefonata, “Runaway” e “Possessive” sembrano autoplagi del primo disco della band, solo con molta meno grinta. L’ultima, “Misbehaviour” chiude il disco più o meno com’era iniziato, con una traccia veloce ma che finisce nel dimenticatoio in velocità.

Un disco forse scritto e prodotto troppo in fretta, forse poco ispirato: fatto sta che manca completamente il bersaglio, mostrando una band che già al secondo disco pare priva di idee e che non solo non riesce a ripetersi, ma che fa nascere seri dubbi sul prosieguo della carriera dei londinese. Interpol, Strokes e i già citati Arctic Monkeys non avevano fallito l’appuntamento del secondo disco, facendo lavori non al livello dei loro primi ma comunque efficaci e utili a consolidare la loro fama. I Vaccines hanno bisogno di ritrovare o rinnovare la loro proposta subito, altrimenti si avviano verso uno status di “One hit wonder” che non gli è appropriato.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=bFUKrsDDChE[/youtube]

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