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Il Collezionista Di Ossa

Theatre Of Ice, Scisma, Davide Van De Sfroos: Il Collezionista Di Ossa #16

Camminando nei meandri oscuri dei magazzini di Impatto Sonoro ci siamo imbattuti in molti cadaveri, interessanti resti umani che il tempo ha dimenticato e che abbiamo deciso di riportare alla luce per non lasciare alla polvere tutte queste avvincenti storie. Afflitti dalle nostre turbe ci sentiamo un misto tra The Bone Collector e Karl Denke. Presentarvi direttamente il corpo non sarebbe abbastanza frizzante, pertanto ci siamo imposti che ogni numero di questa rubrica sarà composta da tanti piccole falangi tagliate che vi doneremo come pillole. Starà a voi seguire le tracce al suon di musica e arrivare goduriosamente al corpo del  reato.
“Mini-recensioni” di dischi finiti nel dimenticatoio, ristampe di glorie del passato, bootleg, archivi musicali e nuove uscite in formato musicassetta.
Dalla minimal wave all’industrial, passando per gruppi underground est europei, giapponesi e catacombe innominabili.

A cura di Fabio La Donna.

Theatre Of Ice – In The Attic (Orphanage Records – 1987)
A fine anni 80, la Orphanage Rec produce due grandi dischi. Il primo LP (in cassetta) dei Lycia e un 7” dei Theatre Of Ice dal titolo In The Attic. Tra le vette più assolute di quei tempi, i Teathre Of Ice, sono riusciti in solo tre canzoni a creare un mix letale di garage punk, richiami wave e primi timidi passi verso un mondo goth. Immediatezza, profondità, ampie vedute e bellezza sono solo alcune parole che  sintetizzano il prodotto di Bren Johnson e soci e che li consacra come gruppo “storico”. Continueranno così pure per i primi ’90 e poi cadranno nel dimenticatoio fino all’inizio degli anni zero. Gone With The Worms.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=N2W9P5brlIY[/youtube]

Scisma – Rosemary Plexiglass / Armstrong / Essential (EMI – 2012)
Vi ricordate degli Scisma? E di Paolo Benvegnù e Sara Mazo? Gli anni novanta sono il periodo storico in cui nasce e si sviluppa questo gruppo. Tra le punte più alte del rock indipendente di quella generazione, gli Scisma sono riusciti ad attirare intorno a se migliaia di persone grazie ad un rock che si perde in mille strutture derivate. Basta cercare Scisma nel database di Impatto Sonoro e troverete interviste, approfondimenti sui progetti solisti, recensioni e quant’altro. Purtroppo il del gruppo è caduto, negli anni successivi, troppe volte nel dimenticatoio. Recentemente la EMI ha, non si sa per quale grazia ricevuta, ristampato due cose. La prima è un cofanetto contenente Rosemary Plexiglass (1997) e Armstrong (1999). Il packaging è molto scarno ma il prezzo intorno ai 6-7 euro è veramente competitivo. Meno importante, ma lo stesso da segnalare, è Essential, un best of con pezzi degli ultimi anni 90. Una selezione di hit che perde di valore quando allo stesso prezzo, se non meno, si possono comprare i due LP. Essential avrebbe avuto un valore solo se fatto in modo più intelligente, magari contenendo anche brani più vecchi e materiale demo.  Per concludere: ottima l’iniziativa di ristampare due dischi in un unico cofanetto a prezzo extra-low cost. Pessima l’idea del best of without-a-sense. Senza dimenticare che esiste anche Simmetrie, un omaggio agli Scisma.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=lINTgnulbYA[/youtube]

Davide Van De Sfroos – Pica! (Tarantanius – 2008)
Quindici canzoni “folkettuse” cantante nel tipico dialetto laghèe, con contaminazioni non troppo nascoste di country e blues. L’arte del sapere miscelare storie comuni e personaggi tipici per creare avvincenti avventure. Straordinarie storie di piccoli ordinari uomini. Ma anche una riflessione sui mille controsensi del vivere il quotidiano. L’album inizia con El puunt, incalzante ballata da osteria di fuori porta, dove persone e ombre danzano illuminate solo dal lume di candela. In questa cornice due amanti si rincorrono a vicenda. “Diisi cume mai me sun ché scundüü e sun ché a parlà insema ai ratt de fogna \ mentre gh’é un omm in de la tua cà… senza la camisa e cul büceer in mànn”. Segue l’esoterica Lo Sciamano, con toni più mistici e la voce frenetica e avvolgente. New Orleans è la prima hit del disco. Calma, indefinibile, triste. Un amore trovato dopo tanta fatica ma perso nell’uragano Katrina. Infine l’uragano si fa di nuovo piccolo e l’amore, come i fiori, torna a sbocciare. “E come mai piovono aghi da lassu’ ? e siamo bambole voodoo trafitte in ogni punto ormai..”. Assolutamente tra le più riuscite di Davide Van De Sfroos. La migliore del disco rimane però 40 pass. Intensa storia, che sa molto di anni di piombo. Piccole tragedie di chi si è trasferito dalla provincia alla città e ha trovato solo il freddo del grigio catrame. 40 passi. Il viaggio che resta nella memoria e diventa qualcosa che vive, pulsa e brilla di luce propria.“E forsi l’è neda cume l’è nada o forsi cume la duveva nà”. Pura poesia. Chiude questo spettacolare disco Retha Mazur, un personaggio inventato, identificato con il “viaggiatore di vento”, una entità da favola. Il “mantra” iniziale, che sembra esoterico, è in realtà una strofa strampalata inventata dai figli del cantante. È in una lingua-non-lingua molto ipnotica. Dedicato a tutti quelli che sono partiti e da qualche parte sono arrivati… anche a quelli che sono tornati…ma soprattutto a coloro che si sono persi per strada aspettando l’ultimo lancio di dado…

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=PX_T3RVhCv8[/youtube]

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