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Architecture Of The Universe – Il Grande Freddo

2012 - autoproduzione
post-rock

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Tracklist

1. Scoprirsi rosso
2. L'attimo in cui sembrava tutto colorarsi
3. Per sentirti solo anche domani
4. Il grande freddo

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E’ arrivato l’autunno e le mamme più hipster iniziano a tirar giù maglioni di lana e piumoni per la notte, è arrivato Il Grande Freddo. E’ arrivato per davvero e pensate un po’, quest’anno si può pure scaricare da internet.

Gli Architecture Of The Universe ci regalano un EP policromatico e camaleontico, costruito su pilastri ben saldi, pilastri che alcuni chiamano Caspian, God Is An Astronaut e perché no, This Will Destroy You.
Sulla band prato/fiorentina, però, grava la maledizione che affligge la maggior parte dei gruppi underground italiani. E come se non bastasse, a caricare negativamente la loro situazione ci si mette ‘sto signorone introspettivo e taciturno, che si fa chiamare Post Rock. Sì, perché dovete sapere, che il signore in questione è un reietto della società, uno sradicato, ha pochi amici e viene preso in considerazione troppo poco spesso. Ma non si cada nell’errore di dare a lui la colpa di questo suo status sociale. Qui da noi si preferisce ascoltare roba più semplice, roba già ascoltata milioni di volte sotto nomi diversi, roba fredda e sterile. E non è necessariamente sbagliato. Piuttosto, è un bene che questo signore rimanga stimato e rispettato da pochi senza però essere lasciato nell’anonimato.
L’EP si apre con una ventata polare che travolge come fosse Tramontana: “Il Grande freddo” esordisce con chitarre che sembrano far da sfondo a un gelido paesaggio nordico, lentamente scalzato via da un instabile equilibrio tra basso e tra batteria, tanto da far tremare il torace. E infine arriva il sole che tinteggia un po’ tutto, con distorsioni incandescenti e ritmi incalzanti. E sembra davvero che quel breve “tutto” venga efficacemente edulcorato con “L’Attimo In Cui Tutto Sembrava Colorarsi”. E’ un rimedio contro l’apatia, da assumere quotidianamente, “Per Non Sentirti Vuoto Anche Domani” al fine di “Scoprirsi Rosso” e sentirsi un po’ meno freddi.
Un lavoro ben architettato, ricco di ridenti e solari sonorità, un mix tra reminiscenza e invenzione: insomma un post rock fuori dal normale.

“SCOPRIRSI ROSSO, ora l’imbarazzo, ora il calore. Il silenzio assale L’ATTIMO IN CUI TUTTO SEMBRAVA COLORARSI. Forse avresti potuto sperare; PER NON SENTIRTI VUOTO ANCHE DOMANI. Forse avresti potuto amare quel mio GRANDE FREDDO dentro.”, dicono loro. Mi chiedo come un lavoro totalmente strumentale riesca a ispirare così tante parole.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=XMBZX279q_w[/youtube]

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