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Davide Matrisciano, Topsy The Great, String Theory, Giulio Aldinucci : Viaggio al termine della notte #10

“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”

Questa è una delle frasi più celebri del romanzo Viaggio al termine della notte, scritto da Louis-Ferdinand Céline nel 1932.
A volte, non è solo la vita a perdersi in qualche frammento della notte, ma anche la musica. Con l’avanzamento dell’era tecnologica, la quantità di uscite musicali è aumentata notevolmente, portando tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Uno dei principali svantaggi è proprio quello di perdere tante piccole perle musicali nella notte della rete. La rubrica è quindi una riscoperta di tutto quello che nei giorni o mesi passati, non ha trovato spazio tra le pagine di Impatto Sonoro e che vi viene proposto come il biglietto per un lungo viaggio musicale. In ogni uscita parleremo di quattro tappe che riscopriamo assieme a voi. Non vi resta che partire e ricordarvi che la cocaina non è che un passatempo per capistazione.

A cura di Fabio La Donna.

Davide Matrisciano – Traffico di pulsazioni (9 modi di intendere il frastuono) (Ambient, Prehistorik Sounds)
Davide Matrisciano è un ragazzo napoletano che rientra a pieno titolo nella categoria di artista poliedrico. Non conosce né sonno né sosta e si è occupato un po’ di tutto nella vita…stesura di libri e prefazioni, mostre artistiche, soundtrack (recentemente con la tedesca Brandl Pictures) e musica. Traffico di pulsazioni è un trip di suoni elettrici che percorrono strade invisibili e disegnano la toponomastica di una città fatta di sinth, downtempo, sci-fi e atmosfere new wave. Scapes sonori che per quanto siano di diversa “origine” non creano contrasto ma realizzano un credibilissimo mondo multipolare. Per quanto 9 modi di intendere il frastuono richieda svariati ascolti per essere colto completamente, rimane lo stesso immediato e certe parti più danzerecce, donano una grazia popular e pompano adrenalina in pieno petto. Un’esperienza completa, oserei direi assoluta, che è indirizzata a tutti gli amanti della musica, senza nessuna distinzione. Il buon Davide non contento di fermarsi qui, ha annunciato l’uscita del secondo album che conterrà canzoni tra l’electro-pop e il cantautorale. Per ora gustiamoci questi nove modi di intendere l’elettronica e reinterpretare la musica ambient.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=AAwBAzyXv-w[/youtube]

Topsy The Great – Steffald (Punk-noise, fromSCRATCH Rec.)
La fromSCRATCH continua a essere una delle etichette più interessanti del panorama indipendente italiano e questa produzione ne rappresenta l’ennesima conferma. Steffald raccoglie la potenza e la velocità del punk più intransigente e la mischia alla violenza distorta del noise. Amplificatori low cost rigorosamente a transistor, pedali autocostruiti, suoni di batteria anacronisticamente 70s. From Prato with noise. Many noise. Topsy The Great equivale a chiamare Masami Akita e chiedergli di comporre una canzone garage-punk, oppure, se le chiamate verso il Giappone costano troppo, obbligare Leonard Graves Phillips a preparare un pezzo harsh noise. Lo stile del gruppo è molto personale e l’immediatezza del prodotto genera stati di agitazione seguiti da pogo selvaggio contro i fantasmi della propria vita. Punte di massimo godimento in Vol II, Giangol e Slurp. Riassumendo: Steffald è un disco strumentale acido, potente e ruvido che rappresenta un inno generazionale alla corrente più “punk” del ramo sperimentale.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=LY30Q9nWf94[/youtube]

String Theory – 3ROOMS (Sperimentale, Autoprodotto)
Altro gruppo sperimentale di questo numero sono gli String Theory, composti da Sergio Pomante, Lorenzo Castagna e Silvano Marcozzi. Dieci canzoni tra l’improvvisazione e la ricerca di una musicalità complessa e veramente varia. Si percepisce anche un aspetto non-sense che dona pazzia al full length e che spesso si nasconde tra le atmosfere claustrofobiche di Under The Tomatos, il noise di a.f.a e documentarismo di Roma Capaci. Tanti punti distanti tra di loro che rappresentano una costellazione stupenda, possibile da osservare interamente solo dopo svariati ascolti. I can’t see the horizon dicono gli String Theory. Enigma4.0 risponde Alva Noto. Unica “pecca” è la durata troppo breve delle tracce, le quali sarebbero state ancora più orgiastiche se  maggiormente sviluppate.

Giulio Aldinucci – Tarsia (Ambient, Nomadic Kids Republic)
Rumorosi silenzi composti di field recordings che si fondono tra di loro. Nel settore del “già-tutto-è-stato-detto” esistono dei personaggi come Giulio Aldinucci che riescono ad andare oltre e rendere emozionante e vibrante anche il più rurale dei suoni. La cartina di un piccolo mondo antico colorata dai suoni di un ruscello, dalle correnti elettriche, dal rumore e dal silenzio. Un silenzio che non è mai stato così colorato. Tarsia è un disco che fa salire il cuore in gola, stupisce e sa proiettare immagini così nitide che nemmeno una macchina fotografica sarebbe in grado di fare. Un’esperienza unica e bella che non merita altre parole se non l’urgente consiglio essere ascoltata.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=F8MBeAni1xY[/youtube]

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