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Interviste

Intervista a THONY

Siamo di fronte a Thony, cantautrice siciliana di indubbio valore, purtroppo solo di recente nota al grande pubblico grazie al ruolo di Antonia nel film di Paolo Virzì “Tutti i Santi Giorni”. In realtà Thony il suo talento lo porta dentro da sempre e lo ha dimostrato ben prima di quest’esperienza cinematografica: l’autrice da vita ai suoi brani con un colore e una semplicità che da sempre la contraddistingue.
L’abbiamo vista a Roma in occasione del concerto tenuto al Lanificio 159 e non ha disilluso le nostre aspettative: la dimensione live rafforza ed evidenzia la sua espressività e le sue doti.
Questo è quello che ci ha raccontato.

Musica e Cinema: hai davvero questa doppia anima?
Non e’ tanto un fatto di doppia anima. Non sento davvero uno stacco. E’ più una questione di emotività nel mio caso, riuscire a canalizzare delle energie dandogli forma ed espressione. Cambia il mezzo, il veicolo, ma mi sembra sempre un’ unica cosa.

C’è una delle due strade che senti più tua?
Ritengo che fare musica sia per me come avere un braccio o il senso del gusto, faccio fatica ad immaginarmi altrimenti. Il Cinema è al momento una bellissima e stimolante esperienza

Credi che anche la musica possa avere una sua teatralità?
Senza dubbio, ma io ad esempio non sono brava in quello. Nell’intrattenimento, nello show. Faccio canzoni e lì racconto delle cose, per il resto sono molto pigra.

Ti hanno paragonato a Cat Power, cosa credi che ti distingua da lei?
Direi il fatto di non essere lei. Il resto lo lascio a chi ascolta la musica con tutti gli organi che possiede.

Nei tuoi brani c’è un non so che di semplice e al tempo stesso disarmante: come nascono?
In questo disco la strada della semplicità è stata un’esigenza per via del film e si è rivelata una gran liberazione per me che invece tendo a mentalizzare le cose. Sono state scritte in pochi minuti e senza esigenze di stesure e sovrastrutture, per cui forse conservano l’istintività e la spinta del momento. Magari è questo quello che viene fuori.

Perché la scelta di cantare in inglese?
Ho sempre ascoltato musica anglofona , e davvero poche cose italiane purtroppo. Quindi ho assimilato un linguaggio, non una lingua e basta. Scrivere in lingue diverse non e’ solo una questione di traduzione dei significati, c’è un ritmo , un’ estetica, un gusto, una storia, che sono molto differenti.

Ti discosti molto dai suoni e dal modo di cantare italiano, ti senti può vicina ad un altro tipo di cantautorato? Quale?
In questo senso mi sento più vicina all’ Inghilterra che all’America.

C’è qualcosa invece del repertorio del Cantautorato nostrano che vorresti interpretare?
Mi piacciono le cose malinconiche per lo più, lo ammetto. Tipo Tenco.

Come vivi il contatto con la gente, durante le presentazioni o i live?
Adesso è strano e bello perchè le persone sembrano conoscermi, si è abbattuta una distanza, o come dice qualcuno qualche grado di separazione.. mi piace farmi coccolare da questa sensazione ma sono sicura che inconsciamente cerco di non darlo a vedere.

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