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SZIGET FESTIVAL – 5-12 agosto 2013 – Budapest

szigethome

Ci sono volute più di due settimane per metabolizzare il Sziget Festival e scriverne su qualcosa che si avvicinasse ai pensieri che ci ha lasciato addosso, e non solo per i 64 palchi, i live ad ogni ora del giorno e della notte e le 362.000 anime che hanno riempito l’isola di Obuda.
Mi riferisco agli sguardi, alle strade che si sono incrociate, ai pranzi consumati all’ombra di uno stand, ai live condivisi e a quelli vissuti da soli, alle nottate davanti ad una birra, a quelle a caccia della spiaggia o semplicemente trascorse scacciando pensieri, alle lacrime trattenute e a quelle sgorgate.
Arrivi sull’isola eccitato e spaesato dalla vallata di tende, dagli stand, dai palchi, da tutto ciò che vorresti vedere…prendi il programma del festival e ti accorgi che il tempo non ti basterebbe mai, che, sfortunatamente, non hai il dono dell’ubiquità e che non ci sarà mai un Sziget uguale all’altro…ognuno porterà a casa il suo.
Sistemi quello che diventerà il tuo letto e inizi a camminare sapendo che ne macinerai di strada in questa settimana.
Le giornate trascorrono veloci tra un palco e un altro, cercando di prendere il più possibile.
Se è vero che quest’anno il cast è meno carico di grandi nomi come le ultimi edizioni, è anche vero che questo ha spinto la gente a scoprire, a buttarsi in concerti di artisti che non ha mai sentito, trascinato da un amico, da una persona che ha appena conosciuto o semplicemente dal caso.
Skunk Anansie, Nick Cave & The Bad Seeds, SKA-P, Biffy Clyro, Blur, Editors, Franz Ferdinand, Calexico, Figli di Madre Ignota, Flogging Molly, Bat for Lashes, Bad Religion, Woodkid, Zaz, Tame Impala, Afterhours, Dub FX, Empire of The Sun e Boys Noize ci hanno diviso e fatti rincontrare.
E poi c’è il Puglia Sounds Mambo Stage che ha dato spazio alla musica italiana, agli artisti emergenti sbarcati sull’isola con aspettative e pensieri di chi ha visto il Sziget come un traguardo e che in molti casi sarà solo un punto di partenza.
La qualità della proposta è alta e ci lascia a bocca aperta.
In questo caso non ci sono discussioni o divisioni: tutti uniti per ascoltare Inbred Knucklehead, Rekkiabilly, Rezophonic, Punkreas, RedRum Alone, Iori’s eyes, Mellow Mood, UNA, Dellera & D’Erasmo, LNripley, The Yellow, Municipale Balacanica, Morgan Con La I, Underdog e Kalascima.
Il Mambo Stage, musica a parte, è diverso dagli altri palchi…si respira aria di casa e non solo perché è marchiato Italia: sul palco, ma soprattutto a riflettori spenti, c’è amicizia, c’è voglia di confronto, c’è umiltà, ci sono artisti che chiacchierano, che passano le serate insieme.
Suonare sul Mambo Stage non è solo salire e imbracciare gli strumenti, è condividere lo stato febbrile con la gente, con il pubblico presente, con gli altri artisti, con lo staff.
I fuochi d’artificio finali, visti sentiti o immaginati, ci guardano tutti dall’alto e la ruota panoramica ha già chiuso: l’alba saluta con noi l’ultima notte di Sziget Festival. È tempo di ripartire: qualcosa l’abbiamo lasciata a Budapest, qualcosa è venuta via con noi.
I braccialetti sono ancora ai polsi e il Sziget Festival è ancora qui.

Foto di Idio.

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