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Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore

2014 - Garrincha Dischi
pop/indie

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Tracklist

1.Senza macchine che vadano a fuoco
2.C’eravamo tanto sbagliati
3.La musica non è una cosa seria
4.Questo è un grande paese (feat Piotta)
5.Piccoli incendiari non crescono
6.Il sulografo e la principessa ballerina
7.Forse più tardi un mango adesso
8.La rivoluzione non passerà in tv
9.Te per canzone una scritto ho
10.Io, te e Carlo Marx
11.Dozzinale
12.Instant classic (feat. Caterina Guzzanti)
13.In due è amore in tre è una festa
14.Linea 30

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Partiamo da una constatazione: ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con le band che vivono di paraculate, così attente ai fenomeni sociali più esagerati, ad utilizzare bene l’ironia e a trattare temi importanti, politici o di cronaca che siano. Lo Stato Sociale rientra perfettamente nel tipo di band descritta, ma qui ci troviamo a parlare di un disco di una band e non della band di un disco.

Allora partiamo dal delineare i tratti de “L’Italia peggiore”: il disco è composto di ben 14 tracce e sfiora all’incirca un’ora di durata, scelta coraggiosa per una band diretta, con dei messaggi chiari da lanciare al suo pubblico, tanto efficace da non seguire un senso logico a partire dal sound per arrivare ai temi trattati. Si spazia dai cantautori al synth pop, dal reggae allo ska, dalla dance all’hip hop. Insomma un bel casino.
Partiamo dalle note stonate, che sono abbastanza: inizio poco convincente e poco esplosivo con “Senza macchine che vadano a fuoco”, traccia d’apertura davvero un pò fiacca, seguita a ruota da “C’eravamo tanto sbagliati”, un pezzo che prima dell’uscita del disco vedevo pubblicato ovunque, 6 minuti e mezzo che mi ricordano tanto “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, con tanto di ritornello, nella forma e nello stile. Sinceramente mi tengo il buon il Rino.
“La musica non è una cosa seria” è un pezzo incomprensibile, totalmente deviante e fuori contesto a mio modestissimo parere. Il disco continua a scimmiottare un pò qualsiasi cosa e chiunque senza distinzioni: la destra e la sinistra, l’Olanda, Ligabue e Franco Battiato, con il suo inglese che renderebbe perfettamente l’idea dell’italiano all’estero (bah…). Insomma, una serie di pezzi mediocri ed evitabili come “Il sulografo e la principessa”, “Forse più tardi un mango adesso”,  “La rivoluzione non passerà in tv” e “Te per una canzone scritto ho”. Una volta lasciata alle spalle la parte del disco da bollino rosso, passiamo alle note leggermente più liete.
Devo ammettere che la collaborazione con Piotta in “Questo è un grande paese” mi ha fatto davvero divertire, una sequenza di immagini espresse con un grande senso dell’ironia. Altro pezzo apprezzabile per la ballabilità è “Io, tu e Carlo Marx” insieme a “In due è amore in tre una festa”, che restituiscono parecchia atmosfera estiva. Divertentissima è anche “Instant Classic”, con la partecipazione di Caterina Guzzanti, impegnata a descrivere la fenomenologia del “selfie” tanto di moda, dal punto di vista di una teenager.
L’unico momento di serietà del disco è, putroppo, in coda: “Linea 30” si porta finalmente su binari importanti, quelli della stazione di Bologna in un famoso giorno d’Agosto di qualche anno fa. Peccato che al termine del pezzo sia terminato anche un disco che iniziava a piacermi.

“L’italia peggiore” se la prende con tutti, non si schiera da nessuna parte, prende in giro il suo pubblico, i suoi politici e i calciatori, la sua inettitudine, è attenta ai precari e ai disoccupati, non vuole rivoluzioni ma allo stesso tempo non vi si oppone, è incapace di parlare di amore, usa frasi ad effetto ma poi se le dimentica e non riesce più a trasmettere il suo messaggio: insomma è una fotografia completa del nostro Paese.
In realtà credo che una realtà sotto gli occhi di tutti non abbia bisogno di un disco per essere descritta, e l’argomento mi fa un pò tristezza. E poi, se questa è l’Italia peggiore, vuol dire che ne esiste una migliore? E quale sarebbe?

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=R_EHGCpUs3c[/youtube]

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