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Klimt 1918 – Sentimentale Jugend

2016 - Prophecy
shoegaze / wave

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Tracklist

Sentimentale“:

1. Montecristo
2. Comandante
3. La Notte
4. It Was To Be
5. Belvedere
6. Once We Were
7. Take My Breath Away
8. Sentimentale
9. Gaza Youth (Exist/Resist)

Jugend“:

1. Nostalghia
2. Fracture
3. Ciudad Lineal
4. Sant’Angelo (The Sound & The Fury)
5. Unemployed & Dreamrunner
6. The Hunger Strike
7. Resig-nation
8. Caelum Stellatum
9. Juvenile
10. Stupenda e Misera Città
11. Lycans (bonus track dell’edizione 2CD + libro)


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C’è uno spazio immenso dipinto tra i solchi di “Sentimentale Jugend”, nuovo album dei Klimt 1918. L’aria si disegna in tratti morbidi e ampi, in una dimensione simile alle strade di Berlino, una rarefazione invernale che carezza architetture precise che si stagliano su cieli di piombo. Un piombo morbido. Non esiste una cosa simile, direte voi, e invece è proprio ciò che va a formare il manto protettivo dei due dischi che compongono questa nuova, splendida, creazione. Viene difficile credere che dopo tre album pressoché perfetti un gruppo riesca a mantenere saldo il timone di una nave di tali dimensioni, eppure è proprio ciò che i Klimt riescono a fare, anche a fronte di un doppio album, situazione che ha “ucciso” più di una band (e in Italia abbiamo anche degli esempi eccellenti della cosa). Se è pur vero che le influenze a cui fa riferimento il gruppo di Marco Soellner (The Jesus And Mary Chain, U2, Radio Dept, Sigur Ròs, Glasvegas e via dicendo) sono presenti, è altrettanto vero che questa band ha il pregio (più unico che raro) d’assomigliare in primis a sé stessa e, in seguito, di attingere ad una tavolozza di colori scintillanti, un goccio di questo, uno di quello, fino a completare un qualcosa di ben più vasto, difficilmente ascrivibile ad un genere preciso. Questa la genesi di questo mastodontico lavoro.

Sentimentale” si veste di un’armatura sporca, quasi fosse il fantasma di una difesa interiore proveniente da un altro pianeta, immergendo i brani in suoni lontani e dall’andatura morbida (un giusto tributo alla decade eighties): l’opener “Montecristo” sgancia i piedi da terra e porta dritto tra le nuvole in sette minuti di pura estasi epica, “La Notte” è una piccola chicca, un pezzo cantato in italiano che spezza il continuum anglofono del gruppo per donarci una tocco di casa quando siamo lontani, ospiti di un cosmo costellato di velocità ed intense accelerazioni, “It Was To Be” indossa i panni di un carezzevole ascensore dimensionale in cui chitarra/riverberi/voce si incuneano alla perfezione creando un grigiore luminoso e fuorviante, e sullo stesso movimento ascendente staziona la spettacolare “Belvedere”, le cui melodie vocali movimentate portano alla vertigine dei sensi. A leggere il titolo “Take My Breath Away” si può pensare ad un caso di omonimia, un tributo o chissà che altro e, invece, eccoci al cospetto della cover perfetta ma che non ti aspetti, i Berlin e Moroder non potrebbero essere più contenti nel sentire una simile rivisitazione del pezzo che coronava i momenti più toccanti (se così si può dire) del film “Top Gun”, immensa, lacrimevole, totale.

D’altra pasta è composto “Jugend”: i suoni si fanno più asciutti e vengono tirati in ballo anni diversi, soluzioni differenti e sensazioni d’altra risma. Se “Nostalghia” fa da Caronte tra la sponda precedente e questa, “Sant’Angelo (The Sound & The Fury)” dà l’idea di essere finiti su una macchina lanciata ai cento all’ora nella Via Lattea. La ritmica e le vibes malinconiche, ma tutt’altro che tristi, di “Unemployed & Dreamrunner” ci catapultano altrove, sotto un cielo rischiarato e vibrante. Altro scossone giunge sul crescendo di “The Hunger Strike”, impreziosita da fiati che si nascondo tra le pieghe elettriche del brano, strumenti che su “Resig-nation” (per me pezzo chiave di “Jugend”) piazzano uno schiaffo in pieno volto aprendo a sonorità più spinte, sulle ali di un pop di feroce bellezza, mentre sintomi sixties serpeggiano sulle chitarre di “Juvenile” spostando ancora più in là il parco influenze. Con “Stupenda e Miserabile Città” si arriva sulla cima di questo Monte Olimpo in musica attraverso le parole di Pier Paolo Pasolini (tratte da “Il pianto della scavatrice”) e investite di sacralità elettrica, con l’incedere di un pianoforte che si perde in un infinito tsunami di rumore ed umori liquidi pesanti come macigni di diamante.

Il viaggio termina qui, in un tempo dilatato e un luogo desolato, impossibili da classificare, tanto misero è il mio pensiero di fronte ad un simile lavoro di mani, cuori, menti e passione. Posso dire che questo album è uno dei migliori lavori che mi sia capitato di sentire. In generale, non tra gli italiani o “il resto del mondo”, lasciandomi svuotato di tutte le emozioni possibili e portandomi a voler tornare indietro, all’inizio, per riempirmi nuovamente. I Klimt 1918 sono assuefazione alla bellezza. “Sentimentale Jugend” l’arma perfetta per amarli.

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