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Ty Segall – Ty Segall

2017 - Drag City
garage rock

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Tracklist

1. Break A Guitar
2. Freedom
3. Warm Hands (Freedom Returned)
4. Talkin'
5. The Only One
6. Thank You Mr. K
7. Orange Color Queen
8. Papers
9. Take Care (To Comb Your Hair)
10. Untitled


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Che Ty Segall sia uno degli artisti più prolifici di queste due decadi è ormai cosa nota, come dimostrano i nove dischi pubblicati nell’ultima decade. La media sarebbe di uno all’anno se considerassimo anche Live In San Francisco, pubblicato come Ty Segall Band. Ma non è altrettanto semplice spiegare come il quasi trentenne garage rocker di Laguna Beach riesca a rimanere su livelli costantemente alti, pur apportando poche modifiche sostanziali a un sound che ormai sembra essere praticamente la sua lingua.

Prodotto da una certezza come Steve Albini, per il quale lo stesso Segall ha speso parole al miele, il disco omonimo è stato realizzato in collaborazione con Mikal Cronin (basso), Emmett Kelly (chitarra), Ben Boye (piano) e Charles Moothart (batteria) e mostra tutto l’affiatamento di musicisti che avevano già lavorato insieme in passato con buonissimi risultati. Abbandonate le sovraincisioni che tanta parte avevano avuto nei lavori precedenti, Ty Segall sceglie il suono dal vivo e un approccio diretto, perché, come egli stesso ha detto, non si può riprodurre ciò che cinque musicisti in una stanza sono capaci di generare.

Ty Segall inizia fra gli echi seventies e le reminiscenze sabbathiane di Break A Guitar per poi mostrare sprazzi di sana isteria con Freedom e il suo reprise. Warm Hands (Freedom Returned) è un’opera nell’opera, una lunga cavalcata di dieci minuti verso ideali garage punk con sottili contaminazioni psichedeliche, forse uno dei pezzi più belli di un’intera discografia, ma il livello resta alto anche con gli umori country e le carezze folk di Talkin’, con il passo hard blues e il finale vorticoso di The Only One e con il punk acidulo di Thank You Mr. K. Proseguendo s’incontra il Ty Segall che non ci si aspetta, quello più romantico: Orange Color Queen è dedicata a Denèe, la sua ragazza. È una canzone sincera sospesa fra pop e americana, ma mostra chiaramente la tensione verso un songwriting più puro, esattamente come fa la conclusiva Take Care (To Comb Your Hair). Nel mezzo si ritrovano richiami evidenti agli anni settanta con un sound à la Kinks di Papers, quasi a voler ribadire la grande capacità di sintesi fra il suo spirito più nostalgico (quello imperante in Sleeper, per intenderci) e il suo classico garage ruvido.

Il movimento agile fra diversi timbri e stili di canto è un elemento in grado di conferire ulteriore forza a un disco che non presenta punti deboli e l’artista, pur rinnovando poco la sua proposta, continua la sua lenta evoluzione. Il suo album omonimo è un lavoro completo che si candida a restare ai vertici almeno delle classifiche di genere di fine anno con la stessa autorevolezza con cui Ty Segall si erge silenziosamente a baluardo di un rock a cui rischiamo di disabituarci.

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