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Mastodon – Emperor Of Sand

2017 - Reprise Records
metal / prog rock

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Tracklist

1. Sultan's Curse
2. Show Yourself
3. Precious Stones
4. Steambreather
5. Roots Remains
6. Word To The Wise
7. Ancient Kingdom
8. Clandestiny
9. Andromeda
10. Scorpion Breath
11. Jaguar God


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Inutile girarci tanto attorno: i Mastodon hanno toccato il fondo. I quattro di Atlanta, nella realtà dei fatti, dopo aver raggiunto la vetta più alta della loro carriera ormai undici anni fa con “Blood Mountain” ed aver mantenuto lo status quo con l’altrettanto bello “Crack The Skye”, si sono prodigati a scendere dal picco creativo buttandosi a capofitto in una serie di dischi che definire inutili è dire poco.

C’è da dire che i nostri un vero e proprio disco di merda non l’hanno mai fatto (inteso come quel tipico album che messo su fa lo stesso effetto di infilare la testa dentro la tazza del cesso appena utilizzata da uno sconosciuto) ma da qui a dire che gli ultimi due lavori in studio del gruppo siano propriamente belli ne passa. Altro neo, enorme, è la scelta dei produttori. Eccezion fatta per Rich Costey, negli ultimi undici anni il quartetto ha chiamato a sé la creme dell’inutilità del banco mix, tra O’Brien, Elizondo e Raskulinecz c’è da uscirne pazzi. Si dice che dagli errori si impara ma qui pare che non si sia imparato un cazzo perché il “buon” Brendan O’Brien torna a smanettare sui fader in questo nuovo, futile, plastificato e ridicolo capitolo intitolato “Emperor Of Sand”.

I nostri (ex, almeno per me) eroi stanno sempre dalle loro parti, pronti ad accomodare il proprio pubblico più duro e puro, non andando mai oltre quanto già fatto finora. La scontatezza di brani come “Precious Stones”, imbottito dell’ormai abusato e tracotante verbo post-metal, e “Word To The Wise” è disarmante tanto quanto “Sultan’s Curse” in tutto il suo pallido tentativo di riportare alla memoria quanto fatto su “Leviathan”. Le sensazioni doom in salsa “power pop” da scuola elementare di “Steambreather” non migliorano la situazione e neanche la successiva “Roots Remain”, cavalcata metallica arrugginita di sei minuti difficile da portare fino in fondo complice l’interminabile, indigeribile ed ennesimo assolo posto in mezzo ai coglioni, seppur dotata di un notevole refrain ad opera del batterista Brann Dailor che già sappiamo incapace di replicare live le bellezze vocali presenti su disco (chi ha sentito “Oblivion” dal vivo sa di cosa parlo).

Non si muove un cazzo neanche a pregare e a dimostrarlo arriva un’altra ondata di noia indescrivibile inaugurata da “Ancient Kingdom” e seguita da tre brani totalmente intercambiabili tra di loro. Ultima (e forse unica) nota positiva è la ballad “Jaguar God”, posta in fondo al disco a dimostrazione che, volendo, i Mastodon sono ancora buoni a cagar fuori qualcosa di interessante e fuori dagli schemi. Ma la fatica per arrivarci è troppa data la particolare tortura cinese applicata ai genitali che sono i dieci brani che la precedono.

Torniamo dunque al discorso iniziale: “Emperor Of Sand” è un disco di merda? No. È semplicemente uno stucchevole compitino che non aggiunge (né toglie) alcunché dal mondo metal odierno che nel mentre è andato avanti a grandi falcate. Ironia della sorte? Proprio anche grazie a questi quattro disgraziati. L’ora della pensione è vicina, fatevene una ragione.

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