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Joey Bada$$ – All-Amerikkkan Bada$$

2017 - Pro Era Records / Cinematic Music Group
hip hop

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Tracklist

1. Good Morning Amerikkka
2. For My People
3. Temptation
4. Land of the Free
5. Devastated
6. Y U Don't Love Me? (Miss Amerikkka)
7. Rockabye Baby (feat Schoolboy Q)
8. Ring the Alarm (feat Kirk Knight, Nyck Caution & Meechy Darko)
9. Super Predator (feat Styles P)
10. Babylon (feat Chronixx)
11. Legendary (feat J. Cole)
12. Amerikkkan Idol


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Classe ’95, a dispetto della giovane età, Joey Bada$$ è uno che di tappe ne ha già macinate parecchie. Membro del collettivo Pro Era, in prima linea nella tendenza dell’hip hop dell’ultimo lustro, a formare gruppi allargati di artisti in grado di gestire ogni aspetto di produzione, promozione e distribuzione della propria musica autonomamente. Un simile talento al microfono non poteva certo passare inosservato, pur in una tale varietà di stili: flow inconfondibile, che paga spesso e volentieri tributo alle proprie origini caraibiche, assoluta padronanza di schemi metrici complessi, vocabolario ricco e variegato.

Guadagnatosi la ribalta con due mixtape rilasciati per il download gratuito, l’esame del primo full lenght vero e proprio è stato passato a pieni voti nel 2015 con “B4.Da.$$”. Album estremamente corposo e ben realizzato che, complice una manciata di singoli molto accattivanti, l’ha definitivamente lanciato nell’Olimpo dei nomi più interessanti del rap game odierno. Lavoro molto solido ma in cui forse l’adesione fin troppo rigorosa a un’ortodossia hip hop radicale nei suoni e nell’estetica, vista la durata notevole, finiva per risultare a tratti pesante.

Cosa che è possibile anche lo stesso Joey possa aver pensato. Infatti col ricordo del precedente disco ben vivido, il primo confronto col singolo “Devastated” è stato spiazzante. Messi da parte batterie secche e sample polverosi, il ragazzo cavalca con la solita classe una produzione freschissima a base di suoni brillanti e avvolgenti, firmata a sei mani dai compagni di crew Kirk Knight e Powers Pleasant, coadiuvati da un professionista del mixer come Adam “1-900” Pallin, 50% del duo electropop ASTR. Il tema trattato è piuttosto tipico, il passaggio da una vita in povertà a una di successo e agi ma è encomiabile la spregiudicatezza dimostrata nel puntare su di un singolo estremamente orecchiabile, senza saturare il cantato di effetti odiosi.

Che la musica sia (letteralmente) cambiata, è stato reso ancora più chiaro dal secondo estratto che ha preceduto l’uscita dell’album, “Land of the Free”. Il taglio anni ’80 della batteria e dei synth, nonché la spezzatura nel groove, potrebbero portare addirittura alla memoria quella “Juicy” che oltre due lustri fa diede inizio all’ascesa di Notorious B.I.G.. E anche in questo caso, come in due terzi abbondanti del disco del resto, la mano di Pallin si fa sentire con risultati estremamente positivi. L’affiancamento con Dj Khalil, porta alla splendida “For my People”, meraviglioso compromesso tra classicità e freschezza. Una sezione ritmica robusta e rotonda, solcata da un sax come nella migliore tradizione East Coast, incrocia il proprio cammino con una trama sintetica e velleità soul che rendono il tutto ancora più musicale. E quando il DJ losangelino viaggia in solitaria, tira fuori uno swing irresistibile per la conclusiva “Amerikkkan Idol”. Non può poi mancare la consueta strizzata d’occhio ai Caraibi, esplicitata fin dal titolo in “Babylon”, in cui ritroviamo Chronixx, già apprezzato su “B4.Da.$$”, col suo cantato a metà strada tra reggae e crooning.

Altra vecchia conoscenza di cui si riscontra con piacere la presenza è Statik Selektah, abilissimo nel combinare campioni jazz sull’incedere sincopato di “Legendary”, dove troviamo Joey a rapparsela e canticchiarsela alla grande con J. Cole (del quale se non avete sentito il recente “4 Your Eyez Only”, vi siete persi un gran bel disco). Chi comunque volesse interpretare la morbidezza di fondo che interessa gran parte del sound globale, accentuata da un sovente ricorso ai cantati (va detto: sempre con la consapevolezza i propri mezzi in quel senso, non siano eccelsi), come un rammollimento del ragazzaccio di Brooklyn, si prepari ad essere brutalmente smentito. Si ascoltino “Ring the Alarm”, posse cut della Pro Era cui si aggiunge Meechy Darko dei Flatbush Zombies, “Super Predator”, in combinazione con l’eminenza grigia Styles P ma soprattutto “Rockabye Baby”, dove su una mina di produzione a firma Chuck Strangers, con lo zampino del solito Pallin, Bada$$ e Schoolboy Q mandano a casa la qualunque. Momenti che, semmai ce ne fosse bisogno, rendono inequivocabile come i geni dell’hardcore rap siano ancora vivi e vegeti nel corredo dell’artista, pronti ad emergere e fare a pezzi fiacchi mc e incauti detrattori senza possibilità di replica.

Superfluo sottolineare come le prestazioni del protagonista principale siano ineccepibili. Il fatto che si stia parlando di un peso massimo del microfono, dotato di un’attitudine travolgente e un bagaglio tecnico di prim’ordine, è cristallino fin da quando neanche diciottenne, veniva chiamato alla corte di DJ Premier. Il salto di qualità c’è stato semmai a livello di scrittura. Sebbene la goliardia tipica del genere venga tutt’altro che accantonata, una certa attenzione a temi sociali e politici l’ha sempre manifestata. Certo, le difficoltà dell’essere neri nell’America post Obama, sono già diventate un tema abusato, nonché un facile mezzo per chi cerca il consenso popolare. Ma il trasporto emotivo di barre come “…they disorganized my people, made us all loners, still got the last name of our slave owners” o “Music is a form of expression, I’ma use mine just to teach you a lesson. Rule one: this microphone’s a weapon, I’m shootin’ out the action manifested and my passion” , è davvero troppo vivido per dubitare della buona fede che le anima.

Che il respiro di “All Amerikkkan Bada$$” sia decisamente più ampio rispetto ai precedenti lavori del rapper, risultando in grado di (e probabilmente puntando a) farsi apprezzare da un pubblico ben più variegato di quello strettamente hip hop, non ci piove. Tuttavia, il fatto che la cosa stia facendo storcere il naso ai rap maniaci più radicali e oltranzisti, per quel che mi riguarda è solo un’ulteriore conferma il ragazzo sia sulla strada giusta nel proprio percorso di maturazione. E’ quindi più che lecito aspettarsi ottime cose da lui anche in futuro.

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