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POV #02: Il bizzarro mondo di Jojo e della musica a due dimensioni

Sottovalutare opere di intenso spessore artistico è proprio della natura umana. Potreste consigliare questo tema ad un qualche sociologo amico vostro per far sì che una pubblicazione legata al tema venga ignorata e a sua volta sottovalutata. È successo nella musica, che so, coi Suicide, sputtanati per tutta la durata degli anni ’70 e parte degli anni ’80 e poi incensati come dèi appena è divenuto utile, nel cinema (troppo lunga la lista dei grandi dimenticati che ora vengono portati mani al cielo dai soli nerd che sputano a spron battuto sui film Marvel/DC ignorando molte cose fondamentali della settima arte, ossia l’entertainment) e, infine, nel mondo dei fumetti, che in sé racchiude letteratura e arti grafiche e se non siete d’accordo è perché non avete mai letto determinate cose.

La connessione tra questi mondi è piuttosto ovvia, soprattutto in un’epoca in cui le capacità tecniche dal punto di vista visivo permettono di portare a dovere sul grande schermo le avventure di svariati uomini in calzamaglia e non solo. Tutti i pruriti nerd assopiti nelle mutande tra gli anni ’80 e ’90, ventennio in cui qualche pioniere pazzo ha provato a trasporre personaggi come Howard il Papero e Spawn (anche con risultati ragguardevoli), o anche nei Sessanta con “Diabolik” (film di Mario Bava tributato in seguito dai Beastie Boys nel video di “Body Movin”), trovano finalmente sfogo. Ma anche sul piccolo schermo musica e serie TV stringono relazioni infernali, si pensi solo alle comparsate di membri del Wu Tang Clan dietro (RZA) e davanti (Method Man) la cinepresa nelle serie “Luke Cage” ed “Iron Fist”, o alla colonna sonora di “Les Revenants” ad opera dei Mogwai o, ancora, alle comparsate di Sigur Rós e Mastodon in “Games Of Thrones”, ma stiam andando fuori tema.

Il mondo dei fumetti tout court si è spesso accoppiato con quello della musica, a sua volta, portando alla luce una forte fascinazione reciproca. Alcuni esempi? Eccovi serviti. Il rapper statunitense MF Doom porta una maschera forgiata sulla falsariga di quella del Dottor Destino della Casa delle Meraviglie (Doctor Doom, per l’appunto).

Frank Zappa scelse Tanino Liberatore, padre del mitico RanXerox, per creare il fantastico artwork dell’altrettanto fantastico album “The Man From Utopia”.

I Daft Punk chiamarono in causa il mangaka Leiji Matsumoto, creatore di “Captain Harlock” e “Galaxy Express 999”, per l’incredibile opera “Interstella 5555: The 5tory Of 5ecret 5tar 5ystem”, trasposizione anime/cinematografica del loro secondo album “Discovery” (ad oggi una delle migliori opere che collegano animazione orientale e musica occidentale).

 La Earache, senza il permesso degli Entombed, diede al supereroe noto come Logan la copertina di alcune edizioni del seminale “Wolverine Blues”, i quali non volevano puntare tutto sulla figura dell’X-Man salvo poi improntare il video della title track sul tema “Arma X”.

La casa di produzione francese Xilam, fondata da Marc Du Pontavice, è un altro esempio estremo di commistione animazione/fumettistica-musicale grazie a svariati riferimenti come in “Oggy And The Cockroaches” i cui protagonisti sono gli scarafaggi Joey, Marky e Dee Dee, che saprete benissimo essere 3 dei “fratelli” Ramone, ed il gatto Oggy, che mutua il suo nome da Iggy Pop. E proprio l’Iguana scriverà il pezzo “Monster Men” come sigla d’apertura del cartone animato “Space Goofs” (nel quale compariranno anche, ovviamente in veste cartoonistica e non accreditati, Mick Jagger e Steven Tyler).

Non penso di dover neanche dilungarmi troppo su “South Park”, il cui opening theme è stato inciso dai Primus, e sulle svariate comparsate di Korn, Radiohead, Robert Smith e via dicendo, doppiatori dei propri epigoni mal disegnati, né sul cult-toon “Beavis & Butthead”, divoratori della peggio merda MTViana e doppiati in Italia da Elio e Faso (preceduti dai grandi Gigi Rosa e Paolo Rossi).

Insomma, di esempi sotto gli occhi di tutti ne avremmo da perderci un mese intero. Ma ora è venuto il momento di ricollegarmi con l’incipit di questo articolo parlandovi di una serie a fumetti tra le più sottovalutate, ovviamente da queste parti, e ignorata dai più ossia “Jojo’s Bizarre Adventure” di Hirohiko Araki.

Mentre attualmente in Italia un sacco di persone sono andate in brodo di giuggiole annegando in una puerile ubriachezza da nostalgia iper-canaglia con la “nuova” serie intitolata “Dragon Ball Super”, il più vergognoso esempio di ‘fandomia’ dai tempi dell’inutile reunion dei Police, nessuno sta prestando attenzione, quantomeno sul suolo italico (ma se girate alle varie convention troverete un cosplay tratto da Jojo ogni 40 di One Piece e 200 di Dragon Ball), alla riedizioni in formato anime della più lunga serie generazionale creata fino ad oggi e che ha venduto più 100 milioni di copie in tutto il mondo.

Mentre mi sollazzavo godendomi la suddetta nuova serie animata del mio fumetto (giapponese) preferito e godendomi le sontuose sigle di chiusura ho pensato “perché non cagare il cazzo ai nostri lettori con un articolo fiume sui riferimenti musicali presenti in questa opera allucinante (e non solo)?”. Detto fatto, e ne ho pure approfittato per tirare in ballo un sacco di altre cosucce. Partiamo, per l’appunto, dalle sigle conclusive delle quattro serie attualmente edite dell’anime. In chiusura delle puntate che formano la prima stagione bipartita in “Phantom Blood” e “Battle Tendency” troviamo nientemeno che “Roundabout”, brano degli Yes contenuto in “Fragile” del 1971.

Per quanto riguarda, invece, “Stardust Crusaders”, che tratta la terza parte dell’arco narrativo del fumetto, possiamo godere in primis di “Walk Like An Egyptian”, anthem immortale delle Bangles, e “Last Train Home” del Pat Metheny Group da “Still Life (Talking)” del 1987.

Nella terza stagione (quarto episodio del manga) denominata “Diamond Is Unbreakable” la chiusura è affidata ad “I Want You”, singolo tratto dal primo omonimo album dei Savage Garden del 1996.

Ma contestualizziamo. I personaggi che animano il bizzarro mondo di “Jojo” sono stati battezzati il più delle volte con nomi di artisti, cantanti e gruppi musicali provenienti dalla cultura occidentale, rendendo il tutto ancor più bizzarro e godereccio per chi, come noi, razziamo rete, negozi specializzati e mercatini alla ricerca di sempre nuovo materiale da suonare sul nostro hi-fi. Dalla terza serie in poi il fumetto si popola di creature “ultraterrene” chiamate “Stand”, esseri di pura energia che scaturiscono dal corpo dei protagonisti del manga impegnati nelle imprese più disparate: abbattere vampiri antichi come il mondo, dare la caccia ad un pazzo (anch’esso un vampiro) in grado di fermare il tempo, far fuori un serial killer con la fissa per i bei vestiti, le unghie e le mani delle belle signorine, sgominare la mafia italiana e diventare una “Gangstarr” (anche questo un riferimento di classe al gruppo rap di DJ Premiere e Guru), sopravvivere in un carcere femminile pieno di pazze scatenate e stendere un prete deviato, vincere una gara a cavallo in un’America dell’800 che nulla ha di normale (e nel mentre far fuori un presidente degli Stati Uniti immaginario e folle) oppure vivere in corpo costruito da due diverse persone.

A quel punto trovare nomi per così tanti characters poteva essere un problema. Ma il nostro caro mangaka non si è lasciato spaventare: “All’inizio dare dei nomi agli “Stand” era piuttosto semplice: giravo le copertine degli album che avevo in casa ed il gioco era fatto. In seguito ho cominciato a googleare i nomi delle band che ancora non avevo usato o che, addirittura, non conoscevo nemmeno. Mi spiace dirlo ma non ho ancora ascoltato nulla delle Spice Girls. Il problema è che sta andando sempre peggio. Non riesco più a trovare nessuna buona band, o titoli di canzoni, da accoppiare con gli “Stand”. E senza i riferimenti musicali chi leggerà ancora ‘Jojo’?” Ad arricchire il pensiero è l’editore di Araki: “Sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato. Sin da quando uno “Stand” venne nominato “Green Day” il buon gusto in fatto di gruppi era finito.

Insomma, quando parliamo di crisi della cultura musicale, di certo non ci aspettiamo che questa si riverberi sul mondo dei fumetti, eppure sembra proprio essere così. Ciò detto non deprimiamoci. Ho usato la scusa di “Jojo’s Bizarre Adventure” per parlare di un sacco di cose, buttarvi negli occhi svariate copertine e nelle orecchie canzoni che magari vi siete dimenticati e ora devo contestualizzare ulteriormente. Di seguito trovate alcuni dei riferimenti di cui sopra sparsi per tutto il manga, dalle migliori alle peggiori, dai King Crimson ai Wham con tanto di immagini. Buon viaggio.

Iniziamo con quattro personaggi minori della serie: i mostri che vedete nell’immagine precedente si chiamano nientemeno che Bornnam, Plant, Jones e Page. Eccezion fatta per il primo nome storpiato ci troviamo davanti ad un chiaro riferimento ai Led Zeppelin qui tramutati in orridi zombie.

Passando ai pezzi da cento Dio Brando è l’antagonista principale della serie ideata da Araki e compare, anche tramite la propria discendenza e reincarnazioni varie, in quasi tutti i capitoli della saga. Come avrete intuito il cognome arriva dal mitico Marlon Brando mentre Dio è sicuramente figlio di Ronnie James Dio, compianta voce dei Rainbow e mito assoluto per qualsivoglia fan dell’heavy metal. Il suo “stand” si chiama invece “The World” ed è in grado di fermare il tempo. Pur prendendo ispirazione da una carta dei tarocchi mi piace pensare che il riferimento musicale arrivi proprio da “Il mondo” di Jimmy Fontana che recita “Il mondo non si è fermato mai un momento“.

I due folli personaggi ritratti qui sopra invece si chiamano Oingo Boingo. Per i più distratti il riferimento fumettistico è involontariamente duplice. Gli Oingo Boingo infatti sono stati la band di Danny Elfman, divenuto famoso negli anni per aver composto il tema principale dei Simpsons (nonché le colonne sonore di “Batman“, “Edward Mani di Forbice” e “Nightmare Before Christmas” di Tim Burton). Nell’anime la sigla di chiusura delle puntate a loro dedicate è un omaggio speciale proprio al gruppo di Elfman oltre ad essere ritratti con uno stile che richiama da vicino le copertine degli album della band (nello specifico “Nothing To Fear” del 1982).

Il nemico principale della quinta stagione intitolata “Vento Aureo” ed ambientata in Italia è nientemeno che un boss mafioso e si chiama, giustamente, Diavolo. Oltre ad avere un piccolo problema di sdoppiamento della personalità egli è provvisto di uno stand chiamato King Crimson. Si fa chiaramente riferimento alla band di Robert Fripp tant’è che il piccolo secondo volto posto sulla testa dell’entità si chiama “Epitaph” e in certe tavole ricorda la copertina dell’album capolavoro del gruppo “In The Court Of The Crimson King“.

Inutile nascondere l’amore del mangaka per il rock anni ’70. Lo stand in questione prende il suo nome da “Sticky Fingers“, capolavoro dei Rolling Stones, ed è provvisto di cerniere come nella celebre copertina ad opera di Andy Warhol.

Non poteva mancare un personaggio in riferimento ad Iggy Pop e non poteva essere che un cane. Gli occhi di Iggy, tra le altre cose, ricordano proprio quelli del frontman degli Stooges e il suo stand è legato alla carta dei tarocchi del Matto. Il massimo sarebbe stato che dedicarlo a “The Idiot” ma non si può avere tutto.

Altro giro altro regalo. Il prog anni ’70 torna di continuo tra le pagine del fumetto e lo fa, spesso e volentieri, collegandosi ai Pink Floyd. Il colorato personaggio che vedete qui sopra porta il nome “Crazy Diamond” dal brano “Shine On You Crazy Diamond“, per l’appunto, frase che ci ritroviamo tra i piedi anche in alcuni baloon nel corso della quarta serie.

Non finiscono qui però i rimandi alla band di Waters. Nella quarta serie si tratta proprio di rapina a man bassa. Qui sopra trovate l’entità denominata “Echoes” brano dall’immenso “Meddle“, ma che dei Floyd presenta ben poco sfoggiando un vocabolario che attinge a piene mani dallo slang hip hop statunitense.

Non poteva mancare un hook con il gruppo pop più plastificato e blasonato degli anni ’80 ossia i Wham!. Il duo composto dal compianto George Michael e dal dimenticato Andrew Ridgeley danno il nome al vampiro Wamu, accompagnato nelle pagine del manga da Esidisi (AC/DC), Kars (Cars) e Santana, di cui si teme proprio il risveglio, inside joke collegato al brano “Wake Me Up Before You Go Go“.

In ogni serie a fumetti/cartoni che si rispetti i cattivi sono sempre i personaggi più cool del lotto pur essendo loro dei luridi farabutti indegni di stare al mondo. È il caso di Yoshikage Kira (inizialmente ritratto sulla falsariga di David Bowie, esattamente come il Lucifer di Neil Gaiman), serial killer che compare in “Diamond Is Unbreakable” e possessore di Killer Queen in grado di far esplodere i malcapitati che finiscono sulla sua strada. Lo stand di questo character denota la particolare attenzione da parte dell’autore per le liriche delle band a cui si ispira. Il brano da cui nascono potere e nome dello stando è proprio la “Killer Queen” di Freddie Mercury e soci: “She’s a killer queen / gunpowder, gelatine / dynamite with a laser beam / guaranteed to blow your mind / Anytime“. Ma i link non si fermano qui. Poteri collaterali dell’infame personaggio sono “Sheer Heart Attack” e “Another One Bites The Dust“. Meglio di così si muore.

E questi sono solo alcuni dei personaggi nati dalla mente malata di Hiroiko Araki, appassionato di musica e folle sperimentatore della matita, esempio fulgido di come l’arte fumettistica possa venire pesantemente influenzata dal mondo delle 12 note al punto da far sì che un’opera prenda forma proprio dai dischi ascoltati da un autore. Non potendo spingermi troppo oltre, con il timore di avervi già sufficientemente tediato, e avendo tralasciato Metallica, Limp Bizkit, Beach Boys, Clash, Marilyn Manson, Sex Pistols e molti altri, vi lascio con un ultimo divertente richiamo a Lady Gaga e al suo “Born This Way“. 

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