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Do Make Say Think – Stubborn Persistent Illusions

2017 - Constellation
post rock

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Tracklist

1. War On Torpor
2. Horripilation
3. A Murder Of Thoughts
4. Bound
5. And Boundless
6. Her Eyes On The Horizon
7. As Far As The Eyes Can See
8. Shlomo's Son
9. Return, Return Again


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Che in qualche modo i canadesi Do Make Say Think sin dai loro album migliori come “Goodbye Enemy Airship The Landlord Is Dead” e l’indie oriented “& Yet & Yet” fossero avvicinabili più ai lavori di Jim O’Rourke o dei Bark Psychosis più che dei loro conterranei GY!BE è un dato di fatto.

Ma se nel recente passato la loro formula sembrava essersi assestata su coordinate ormai precise e reiterate – l’LP del 2009 “Other Truths” non è davvero niente di che – con il loro settimo lavoro “Stubborn Persistent Illusions” in studio i ragazzi di Toronto capitanati dal polistrumentista Ohad Benchetrit hanno trovato la chiave di volta per andare leggermente oltre i propri orizzonti.

Ora non dico che siamo al cospetto dei nuovi Jaga Jazzist ma certamente è lì che quintetto va a parare e lo fa con una classe davvero rinnovata che porta aria nuova e fresca alle proprie composizioni con un gusto particolare e rivolto allo svecchiamento del proprio genere d’appartenenza.

La presenza del mago Birgir Jon Birgisson al banco mix su quattro brani su nove è un altro punto a favore del combo. La sua sapienza sul tema e il suo uso rarefatto del suono alzano l’asticella e nemmeno di poco. C’è un uso magistrale delle melodie e degli arpeggi – come già in passato vi è stato modo di rendersene conto – sui dieci minuti e mezzo delle “pop” oriented Horripilation e As Far As The Eye Can See, la prima con i suoi afflati orchestrali e i silenzi ultraterreni spezzati da ritmiche oblique e rumorismi deliziosi e la seconda con un tiro che rimanda al college-rock anni ’80. L’indie funesto e rumoreggiante di War On Torpor renderà felici i fan dei Tortoise così come l’assalto prog-noise della bellissima e tirata And Boundless con le sue decise tacche sull’elsa della spada della materia space seventies.

Non si spaventino i fan tout court del post-rock puro e semplice perché c’è da mangiare anche per loro come dimostra la coppia A Murder Of Thoughts e Bound che gravitano attorno alla formula silenzio-esplosione più blasonata del genere senza scadere nell’autocitazionismo. Her Eyes On The Horizon è un bel tocco di folk out of space impreziosito dal misticismo jazz incatenato alla presenza di una bella sezione di fiati dal sapore fireorchestriano, elementi di spicco anche sulla finale Return, Return Again, benché quest’ultima sia decisamente più “esplosiva”.

Stubborn Persistent Illusions” a differenza di tanti dischi che al genere in sé fanno capo ha il pregio di non mollare mai la presa lavando via quel senso di stagnante noia che infetta più di una band che da qualche anno a questa parte siede mollemente sotto l’ormai stinto ombrello del post-rock. Promossi a pienissimi voti.

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