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Orca – Estinzione

2018 - 4inaroom Records
post-rock / metal / sperimentale

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Tracklist

1. Estinzione
2. Il sale
3. Spasmi
4. Era Nera
5. Rettili
6. Non Capivamo
7. Baratro
8. Delirio


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Un viaggio estemporaneo, quello degli Orca, in uno degli infiniti possibili futuri per l’umanità, in particolare il futuro in cui l’umanità cessa di esistere. “Estinzione” è una dura realtà su cui affacciarsi con reverenziale timore e schietta consapevolezza. Le influenze sono tante, che vanno dai New Order agli Shellac, dalla musica elettronica raffinata al black metal più disperato, dal Teatro degli Orrori ai Verdena per le tematiche trattate e per la poetica decadente e crepuscolare.

Il disco è stato anticipato dal video di Era Nera: il brano è tribale, atmosferico e vicino al rituale che sostiene un testo surreale e impregnato di petrolio e sostanze viscose;  il video è un breve documentario su quella che sembra essere l’alternarsi della vita e dell’inconscio di una ragazza normale. Le immagini sono godibili ed originali, soprattutto la parte in stop motion realizzata attraverso la stampa di ogni frame e il ritocco degli stessi con pennelli e colori a tempera. Il risultato è a dir poco disturbante, la ragazza che vomita un polpo tra movimenti totalmente innaturali ed espressioni spiritate è apparsa più volte nei miei incubi più devianti. La nota dolente del video sono le parti girate con iPhone, a voler imitare dei video girati nella vita quotidiana dalla ragazza, seppur  l’idea sia lodevole nel suo concetto graficamente purtroppo non rende quanto il resto del delle immagini. Diversamente dal video, l’artwork realizzato da James Kalinda è qualcosa che colpisce nella sua integrità artistica e nella sua idea malsana e a tratti esoterica, si vede chiaramente che  il gusto per l’oscuro e il demoniaco è condiviso pienamente dalla band e dal tatuatore parmense.

Veniamo alla prova del play, il primo brano è la title track Estinzione: si tratta di una cavalcata intensa ed incedente spezzata da spiragli sintetici che colpiscono come lame, forse per attutire il colpo della voce che cala come un’ascia (“prego per l’umanità, pergo per la sua estinzione”). Il disco procede con Il Sale, in cui questa volta i suoni si fanno più docili anche se gli artigli rimangono, dando la sensazione di sdraiarsi su un letto di spine; da notare l’ulitizzo dei rumori che ricordano artisti come gli Slint e Oneothrix Point Never. Le parole sono sempre l’elemento che prevale come sostanza e come messaggio, si alternano dichiarazioni sull’intreccio tra pensieri e azioni reali e immagini di torture e dolori indicibili.

Non solo di rumori e synth vive “Estinzione”: ne è un esempio Rettili, brano fortemente chitarristico: i suoni sono pesantemente distorti e i segnali sono tagliati sugli alti, sembra quasi di sentire le chitarre grosse e ovattate dei Kyuss.  Il trittico finale di brani è forse il più rappresentativo e interessante a livello sonico. Non Capivamo racchiude alcune agghiaccianti linee di telegiornale su efferati delitti, sparizioni e accadimenti macabri; Baratro è l’epressione migliore delle chitarre e degli scenari violenti della band, mentre la chiusura Deliri dispiega i migliori ambienti di tastiere e di sintetizzatori, forse per addolcire il commiato dall’opera. 

Estinzione”  è un disco originale e ricolmo di oscurità e inquietudine, di invocazioni disperate e di macabre intuizioni sulla realtà e sull’inconscio. Ci sono alcuni elementi, tuttavia, che non gli permettono di raggiungere le vette qualitative che meriterebbe, come alcune imprecisioni strumentali evidenti ad un orecchio tecnico ma sicuramente meno ad un ascoltatore; inoltre personalmente avrei preferito una voce meno espressiva nelle modulazioni – che a volte ricordano l’ultilizzo della voce nei Litfiba – per dare più spazio alla disperazione e al disagio che gli Orca sanno perfettamente ricreare e descrivere nella loro musica.

Consiglio l’ascolto a chiunque abbia il coraggio di affrontare le proprie più profonde paure, perché sarà premiato con la loro espiazione e con un grande sollievo per l’anima.

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