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Pop X – Musica Per Noi

2018 - Bomba Dischi
pop / electro

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Tracklist

1.   Teke taki
2.   Orci dentali
3.   Regina
4.   Litfiga
5.   Carablia
6.   Serafino
7.   Chiamalo negra (feat. Mortecattiva)
8.   Maturità
9.   Figli di puttana
10. Morti dietro
11. Outro
12. Intro
13. Serafino electronique
14. Rabbit


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Non è mai facile recensire un album dei Pop X, in quanto si tratta sempre di “dominare”, comprendere e afferrare un qualcosa di assolutamente imprevedibile, che ha come credo fondante il fuggire ogni definizione, in un approccio ostentatamente selvaggio. Spesso per comprendere i loro dischi si tirano in ballo arte e filosofia, tanto che ad esempio col precedente “Lesbianitj” per il collettivo di cui Davide Panizza è mente pensante in molti hanno parlato di dadaismo, inteso proprio come anti-arte, là dove i Pop X vengono spesso inseriti nell’immenso calderone dell’indie senza tuttavia sposarne nessun cliché, neanche quelli ascrivibili in senso lato. Dada, però, anche e soprattutto nell’accezione per cui non vuol dire assolutamente nulla, dato che Panizza spesso e volentieri nella sua distruttiva sperimentazione (perché di sperimentazione si tratta) si spinge fino ai limiti estremi del nonsense.

In una situazione del genere, con un nonsense talmente borderline tanto per chi ascolta quanto anche per chi produce, ogni disco diventa un camminare nel vuoto su un filo sottilissimo, visto che il risultato finale chiede più che mai sempre un guizzo, un colpo di genio, una trovata spiazzante, l’ispirazione autentica. Il rischio di diventare in un attimo la parodia di se stessi infatti è sempre dietro l’angolo. Insomma, anche alla luce di quanto detto prima, se il nuovo “Musica per noi” di cui stiamo per parlare fosse stato una copia del precedente “Lesbianitj” non sarebbe forse stato un suicidio?

In questo senso però c’è da dire che in “Musica per noiPanizza è riuscito ancora a trovare la chiave per uscire vivo dalla sua trappola mortale, stavolta approfondendo del tutto un suo vecchio pallino: la musica tradizionale napoletana. Ecco allora che trionfano più o meno ovunque tarantelle, inflessioni neomelodiche e soluzioni che potrebbero tranquillamente essere prese in prestito da Gigione, messe in loop da Panizza fra elettronica, psichedelia e cassa dritta, ma anche in atmosfere decisamente morbide e melodiche. Perle sono allora l’apertura freschissima di Teke taki, Orci dentali e Litfiga. Potrebbe essere la parodia di Liberato, ma qui c’è sufficiente personalità da non aver nulla da spartire con nessuno.

Il fatto poi che in “Musica per noiPanizza tiri in ballo Napoli nei modi in cui una falena sbatte sulla fonte di luce la notte e che si dedichi alla “napoletanità” con l’inevitabile goffaggine di chi partenopeo non è dà vita all’altro aspetto chiave della produzione: il nonsense surreale, ai limiti del demenziale. Per quanto si rifugga ogni paragone, è inevitabile tracciare un filo che leghi Panizza prima al nonsense sperimentale degli Skiantos e più in là al surrealismo pungente e scorretto dei primi Elio e le Storie Tese. Se da una parte infatti la voce è spesso distorta e lontana, invitando l’ascoltatore ad uno sforzo alla stregua di una “Anima latina“, e i testi si sono fatti più sottili e sfuggenti, il risultato finale è sempre una messa in scena di degrado, scorrettezza e cinismo iconoclasta. Tante scurrilità, frasi sconnesse e citazioni assortite (da Carl Brave X Franco126 a ‘O sarracino, fino al frullatore letale di Figli di puttana) compongono un cinico vuoto che il ricorrente mood da party music del disco non fa che esaltare.

Musica per noi” è il disco in cui Panizza probabilmente si avviluppa di più su stesso, si fa più ermetico, più difficile, quasi mai pop. Non è un ascolto facile e lo si capisce da subito, tanto che la formula, pur presentando diversi passaggi interessanti (Regina, Morti dietro), talvolta mostra il fianco alla ripetitività e va fuori pista (evitabilissime Outro e Intro). Belle, per quanto diversissime, anche fra loro stesse, le strumentali finali, a riprova di quanto l’autore sia cosciente di cosa faccia e di cosa abbia fra le mani. In generale, la sensazione che rimane è che “Musica per noi” sia l’ennesimo sfogo infuocato della mente malata di Panizza, un disco che ha senso nel suo essere unico, nell’andare dritto per una strada che vede solo lui, forte persino dei diversi limiti che riaffiorano qua e là. Finché ad ogni nuovo disco ci sarà questa sensazione, i Pop X potranno dire di aver fatto bene il loro lavoro.

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