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One Dimensional Man – You Don’t Exist

2018 - La Tempesta International / Goodfellas
noise rock

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Tracklist

1. Free Speech
2. You Don't Exist
3. In The Middle Of The Storm
4. No Friends
5. A Promise
6. A Crying Shame
7. In Substance
8. We Don't Need Freedom
9. Don't Leave Me Alone
10. Alcohol
11. The American Dream


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Un accusatorio dito invisibile si punta verso un gruppo di individui e sentenza “Voi non esistete”. I contorni si fanno evanescenti, flebili, il peso specifico in quanto esseri umani viene meno, si perde al primo fiato di vento e subito si passa da una condizione umana ad una ectoplasmatica. L’alterità non conta più nulla e l’acqua passa sotto i proverbiali ponti portandosi via tutto ciò che Noi siamo.

Il grido che si spande nel nuovo album degli One Dimensional Man intitolato per l’appunto “You Don’t Exist” pone nuovamente luce, seppur sporcata da un filtro grigio fumo, su quelle unità che del tutto non fanno più parte e ancora sposta il fascio di livido lucore su un mondo in lenta ed inesorabile rovina e del suono che essa produce in costante moto discendente.

I denti di Pierpaolo Capovilla sono nuovamente lame affilate e i suoi tendini cavi d’acciaio, Carlo Veneziano strazia la chitarra e la rende Moloch ineluttabile mentre Franz Valente fa rimbombare con imperitura potenza le pelli della sua batteria, quasi fossero rintocchi che annunciano la fine delle cose per come le conosciamo. Noise rock inciso nel cemento e impresso nel diamante, questo è ciò che si staglia nelle undici tracce che vanno a comporre la sesta fatica in studio dell’Uomo ad una dimensione, la prima in sette anni dal fatidico ritorno con il fin troppo sottovalutato “A Better Man”.

La furia si presenta alla porta dei malcapitati a velocità debilitante sull’opener Free Speech che fa conduce il tutto subito ad ebollizione scorticando la pelle e brutalizzando l’aria. Il turbine elettrico non si placa nemmeno nella title track, piuttosto s’intensifica appesantendo il tiro mentre la voce si fa cantilena molleggiante e disperata e subito si è tirati nell’ipnotica e atonale che parte e si ferma e riparte e ottunde i sensi In The Middle Of The Storm. I tre non smettono di seminare tensione nemmeno quando l’elettricità smette di girare nei circuiti: la sontuosa ed acustica A Crying Shame si inerpica su per il sistema nervoso creando tremore, terrore e bellezza alla maniera degli amici Oxbow.

L’intreccio a sei corde che da il via a No Friends appicca un incendio fitto nell’anima tra scomposte storture math rock e staffilettate punk dritte tra le sinapsi e lo stesso avviene sullo stomp delicatamente demoniaco di A Promise e nella devastante e straight in your face We Don’t Need Freedom. In Substance è l’alterco viscerale tra mostri di pietra alti venti metri che si spogliano della propria armatura e allungano le mani sulle quattro corde di un basso plumbeo.

La follia ed il delirio liberi dal giogo della struttura si palesano su Alcohol e nel dialogo immaginifico che si costruisce attorno alle architetture strumentali oltre a implodere e avvilupparsi su se stesse nella conclusiva The American Dream, monolite noise scheletrico ad altissimo tasso incendiario sul quale Capovilla sciorina con tono monocorde tutto l’elenco dei Presidenti U.S.A. arrivando sul finale al culmine di un intasato di rumore e violenza acusmatica da manicomio .

One Dimensional Man vuol dire, ancora una volta, attitudine all’antagonismo e “You Don’t Exist” è il sistema di difesa ad un rock morente che ha ancora qualcosa da dire di tanto in tanto e che per farlo usa tutta l’aria rimasta nei polmoni non lesinando su spasmi e colate laviche impossibili da contrastare, figurarsi da fermare.

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