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Keiji Haino & SUMAC – American Dollar Bill – Keep Facing Sideways, You’re Too Hideous To Look At Face On

2018 - Thrill Jockey
sperimentale

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Tracklist

1. American Dollar Bill - Keep Facing Sideways, You're Too Hideous To Look At Face On
2. What have I Done? (I Was Reeling In Something White and I Became Able to do Anything I Made a Hole Imprisoned Time Within it Created Friction Stopped Listening to Warnings Ceased Fixing my Errors Made the Impossible Possible? Turned Sadness Into Joy) Pt. 1
3. I'm Over 137% A Love Junkie And Still It's Not Enough Pt. 1
4. I'm Over 137% A Love Junkie And Still It's Not Enough Pt. 2
5. What have I Done? (I Was Reeling In Something White and I Became Able to do Anything I Made a Hole Imprisoned Time Within it Created Friction Stopped Listening to Warnings Ceased Fixing my Errors Made the Impossible Possible? Turned Sadness Into Joy) Pt. 2


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Di Keiji Haino ho già a lungo parlato e ancora lo farei per eoni ed eoni poiché l’estetica decadente e musicalmente torva del “cantautore” infernale di Chiba è per me motivo di sessioni ipnotiche senza fine pur rendendomi conto che “il troppo stroppia”, e chi lo conosce sa di quel che parlo. Sui SUMAC invece ho sempre preferito tacere o cambiar discorso se nominati: dopo essermene infatuato a causa dell’incredibile album di debutto ho avuto modo di ricredermi a causa della pesantezza (s)forzata di “What One Becomes” dandomi modo di credere che se questo non fosse il supergruppo che è nessuno avrebbe dato loro la minima – eccezion fatta per chi ascolta solo questo tipo di cose.

Era comunque inevitabile che prima o dopo queste due atipiche realtà di spicco finissero rinchiuse in studio al fine di fare il diavolo a quattro mischiando le proprie ferali inclinazioni alla violenza. Le quattro unità che vanno a formare American Dollar Bill – Keep Facing Sideways, You’re Too Hideous To Look At Face On” hanno di che render grazie poiché vanno a lenire vicendevolmente mancanze ed eccessi altrove tutt’altro che misurati e portati a compimento come Dio (o Satana, se volete) comanda. Il rigore di Turner, Cook e Yacyshin completa l’amore per il caos di Haino e quest’ultimo smuove l’immobilismo monolitico dei tre alfieri del post-avant metal.

Non che ci sia da aspettarsi alcunché di diverso da quel che si troverà in queste cinque suite dal minutaggio impossibile, ossia un’impietosa tempesta improv ad altissima dose distorsiva in piena deriva alienante. Quello che stupisce è l’ordine con cui i Nostri si lanciano in questo vibrare colpi e fendere l’aria a suon di malessere interiore ed esteriore in un perfetto unisono dissonante. Inutile dire che a fare la differenza sia sempre e comunque il batterista dei Baptists: come in ogni buon album free jazz la sezione ritmica è colonna portante e faro nella buia notte.

A dimostrarlo anche da queste parti ci sono i venti minuti della title track il cui essere plumbeo disagio post-core in salsa avant-jazz dà risalto alle mostruosità ferine di Keiji che balla scalzo sulla valle di chiodi che Aaron e Brian preparano per lui supportati magistralmente da una batteria che sembra – sottolineo sembra – non andare in nessuno luogo e che invece prende per mano il mostro e lo indirizza con dovizia in cunicoli imbrattati di sangue d’orco.

Senza cognizione di causa sin dal titolo è invece What Have I Done? (I Was Reeling In Something White And I Became Able To Do Anything I Made A Hole Imprisoned Time Within It Created Friction Stopped Listening To Warnings Ceased Fixing My Errors Made The Impossible Possible? Turned Sadness Into Joy) Pt. I, mattonata anfetaminica in cui le voci del coro si perdono le une nelle altre in spasmi e sfiancanti digressioni -core tra dissonanze e disgusto atonale. La seconda parte è posta in chiusura e tira il freno ma non lesina dolore all’impianto acustico portando l’attenzione su tensioni e disperazione elettrica gonfiate a dismisura dai “duelli” di chitarra tra il giapponese e l’ex titolare degli Isis.

Fin qui tutto come da copione. A rompere gli schemi irrompe la prima parte di I’m Over 137% A Love Junkie And Still I’ts Not Enough che richiama da molto vicino i periodi noir-blues di Haino, la quiete infestata di mostri e fantasmi usciti da cimiteri diroccati si fa strada e porta al minimo storico il volume come fosse un’illusoria pace armata che porta alla luce tutto il sapore jazzistico di cui può essere capace un brutalista delle pelli come Yachyshin, di nuovo protagonista indiscusso oltre le due sei corde, l’impalpabile basso – che regge le frequenze piuttosto che aggiungere una sua “voce in capitolo” – e un lamento lirico malato che si ferisce e mortifica sanguinando sul microfono. Il tutto interrotto dall’incipit ai 200 km/h della seconda parte che si tuffa in una lunghissima coda di rimandi al leitmotiv spettrale della precedente.

Inevitabilmente il tutto suona come un palazzo di suoni disarmonici e costruzioni esagerate che finiremo per definire, per mera necessità giornalistica, “sperimentale”. Osare però è tutta un’altra faccenda e qui nessuno lo sta facendo o almeno non come si aspetterebbe da taluni artisti che degli schemi preconfezionati al tempo che fu si fece beffa.

American Dollar Bill – Keep Facing Sideways, You’re Too Hideous To Look At Face On” è comunque un modo per rinfrescare il proprio linguaggio da ambo i lati e portare a casa qualcosa che impreziosisca le parti in causa. Non posso però misurare il grado di delusione nel non aver sentito nemmeno in questa situazione una particella di quella voce eterea di cui è sempre stato capace Aaron Turner e questa, almeno per me, è un’assenza incolmabile.

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