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Harm’s Way – Posthuman

2018 - Metal Blade Records
metalcore

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Tracklist

1. Human Carrying Capacity
2. Last Man
3. Sink
4. Temptation
5. Become A Machine
6. Call My Name
7. Unreality
8. Dissect Me
9. The Gift
10. Dead Space


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È ancora possibile, nel 2018, trovare un album capace di prendere per il collo l’ascoltatore, sollevarlo dal suolo e scagliarlo all’interno di un Flagetonte di riff assordanti e ritmiche mozzafiato? “Posthuman”, quarto full lenght degli Harm’s Way, band di Chicago attiva dal 2006, ci riesce perfettamente, portando con sé tutta la foga e la determinazione che un album moderno deve avere al suo interno.

Il quintetto, già punto di riferimento sia per la scena hardcore che per quella metal statunitense, si è da sempre contraddistinto per sonorità non adatte a deboli di stomaco: dal powerviolence degli inizi, fino a un industrial-metal a tinte cupe degli ultimi lavori, consolidando le frontiere di quel “metallic hardcore” imperante negli U.S.A.

L’ultima fatica discografica esce a distanza di tre anni dal già ottimo “Rust”, album che portò gli Harm’s Way in giro per il mondo, facendoli emergere a livello globale come una band non più di nicchia, bensì come un’entità in continua evoluzione pronta al colpo grosso. Riuscire a confezionare un prodotto alternativo, ma commercialmente vendibile, rispetto alle tantissime uscite hardcore/metal odierne non è poca cosa, nonostante la storia insegni come si possa fare del business anche con la musica del demonio (vedere alla voce Code Orange).

Posthuman” si caratterizza per una ricerca sonora importante dal punto di vista compositivo, non limitandosi a una cattiveria fine a sé stessa (nonostante la devastante opening track Human Carrying Capacity): intento dimostrato ad esempio in un brano più introspettivo e sperimentale come Temptation, che taglia in due l’album con grande classe.

Gli Harm’s Way portano sul campo di battaglia i pezzi pesanti con Become A Machine, brano dal piglio metal, che ricorda le sonorità di Kublai Khan e Varials, per citare alcuni pesi massimi che condividono con la band di Chicago la medesima attitudine sporca e cattiva. Ciò che più rende le dieci tracce interessanti e avvolgenti è senza dubbio l’intersecarsi di arrangiamenti elettronici ad altri più prettamente cafoni e arroganti (Last man, Call my name). Ritrovare una sola fonte di ispirazione in “Posthuman” è un arduo compito: si spazia dai Fear Factory ai Machine Head più diretti e concreti del periodo nu metal (Unreality), dai Godlfesh (The Gift) a un inedito mix tra Knocked Loose e Slipknot (Dead Space).

Un ascoltatore prettamente metal potrebbe ritrovare in queste dieci tracce un bottino ragguardevole, in quanto il forziere degli Harm’s Way, per loro stessa ammissione, è stato riempito nel corso degli anni di sonorità industrial e death che hanno reso il quintetto una delle migliori conferme del panorama underground.

Posthuman” è materiale altamente infiammabile: uscito per Metal Blade Records, e prodotto dalle sapienti mani di Will Putney (Knocked Loose, Every Time I Die, Body Count), riesce a vincere la sfida con un mercato già saturo di ogni sound possibile e immaginabile, destrutturando i canoni stilistici dell’hardcore-metal con una grinta che sarà difficile riprodurre in altri lavori del 2018.

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