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The Zen Circus – Il fuoco in una stanza

2018 - La Tempesta Dischi / Woodworm
indie / rock / alternative

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Tracklist

  1. Catene
  2. La stagione
  3. Il mondo come lo vorrei
  4. Sono Umano
  5. Il fuoco in una stanza
  6. Low Cost
  7. Emily no
  8. Rosso o nero
  9. Quello che funziona
  10. Panico
  11. La teoria delle stringhe
  12. Questa non è una canzone
  13. Caro Luca

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Neanche il tempo di riprendersi da un tour estenuante che è già tempo di nuovi annunci: a solo un anno e mezzo dall’uscita de “La terza guerra mondiale“, gli Zen Circus tornano in pista con un nuovo album, “Il fuoco in una stanza“. Come confermato anche dalla band stessa, si tratta di un disco inevitabilmente figlio di una tanto improvvisa quanto inaspettata ondata di ispirazione, grazie alla quale si sono ritrovati con ben tredici inediti fra le mani nonostante una tempistica così risicata. Troppe, evidentemente, le cose accadute fuori e dentro di loro, troppa la necessità di raccontarle, per una band da sempre vulcanica, ma mai così costante. Chiaro è che, oltre all’ispirazione folgorante, l’altro aspetto su cui è indispensabile contare per poter lavorare in tempi tanto brevi è quella di avere alle spalle un impianto musicale ampiamente collaudato su cui muoversi, un linguaggio già consolidato e, in questo, gli Zen Circus sono veri maestri.

A livello lirico è indubbio che “Il fuoco in una stanza” sia pregno e fecondo come preannunciato, là dove la penna di Appino si regge ancora bene su quelle caratteristiche che l’hanno resa una delle più brillanti in Italia. La dote, innata e qui confermata, è quella di saper descrivere la realtà con una crudezza disarmante, con disamine azzeccate e lucidissime, passate in rassegna sotto la sola forza della rima baciata. Per il resto, c’è la capacità di mettersi a nudo nei momenti di dolore (Catene) e quella, più di tutte, di aprirsi ad una malinconia e ad una rassegnazione mai così intime e vivide (Caro Luca e Il mondo come lo vorrei fra le tante, ma il lavoro da questo punto di vista è davvero ricco).

Anche musicalmente, “Il fuoco in una stanza” riparte da tutte le certezze del precedente “La terza guerra mondiale“, proseguendo quel percorso che ha sganciato gradualmente la band pisana dal combat-folk degli esordi per abbracciare un alternative rock votato alle chitarre elettriche. Stavolta, anche sulla scia di quanto fatto da Appino stesso nel suo percorso solista, il passo avanti è stato insistere proprio sulla matrice pop-rock della formula. Certi episodi mostrano infatti un deciso ammorbidimento dei toni e, a conti fatti, è proprio qui che alla fine risiede il valore aggiunto dell’album. Se il bel singolo Catene ha ampiamente dimostrato quanto il sound degli Zen Circus sia ormai forte, personale e riconoscibile, La stagione, Questa non è una canzone e, soprattutto, la delicata Il fuoco in una stanza sono tutti gioielli di questa nuova corrente. Scongiurato l’effetto Ligabue – semmai ce ne fosse stato il concreto pericolo -, ci si trova quindi davanti a canzoni che non hanno paura della melodia e del sing-along, anche perché supportate da costanti echi alternative e da bei testi, tanto da non snaturare minimamente l’originale proposta degli Zen Circus.

Per il resto, “Il fuoco in una stanza” alterna brani interessanti (l’imponente Low Cost, la sorta di revival combat-folk de La teoria delle stringhe) ad altri trascurabili, che magari dal vivo troveranno anche la loro rivalsa, ma che per ora girano un po’ a vuoto. Rosso o nero, ad esempio, è un pop rock inoffensivo a cui gli Zen Circus non ci avevano abituati, mentre la sfuriata di Quello che funziona resta con un’ironia non pienamente compiuta. Poco efficace anche Sono Umano, che sembra più un bozzetto che un brano vero e proprio, mentre la chiusura di Caro Luca è salvata in corner da un bel testo, là dove l’arrangiamento con archi e pianoforte non convince appieno.

Forse Appino e soci si sono lasciati trascinare dall’entusiasmo per l’improvvisa ispirazione, forse no, sta di fatto che magari con qualche cura e qualche taglio in più si sarebbe potuto bilanciare un album che, seppur forte di tanti bei momenti, nell’insieme va un po’ a sprazzi. Peccato, soprattutto perché dagli Zen Circus è sempre lecito aspettarsi fuoco e fiamme ad ogni nota.

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