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Øjne – Prima Che Tutto Bruci

2018 - Miss The Stars Records / ?Ancient Injury Records / ?Through Love Rec / ?Voice Of The Unheard records / ?La Agonía de Vivir / ?Unlock Yourself Records / ?Dreamingorilla Rec / ?Not So Happy Records / ?Adorno Records / ?Désordre Ordonné / ?Dasein Records / ?Summercide Records / ?Hardcore For The Losers
screamo

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Tracklist

1. Tredici
2. Ogni inverno
3. Nel migliore dei mondi possibili
4. Sull’altro lato del fiume
5. Kalieaswari
6. Lo schema di propp
7. Epilogo
8. Dall’altra parte del mare


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Sono passati ormai più di quattro anni dall’uscita di “Undici/dodici”, EP d’esordio dei milanesi Øjne, che permise loro di guadagnarsi una bella fetta di attenzione, estesasi tanto al di fuori delle cerchie più strettamente screamo che oltre i confini nazionali, portando la band a due tour europei nel giro di pochi mesi e altrettanti split con band estere. Di ritorno dall’edizione 2015 del festival berlinese “Miss The Stars”, la band condivise un video che li vedeva intenti a suonare una “new song”: neanche loro si sarebbero aspettati che più di due anni avrebbero separato quel post su Facebook e quello con cui hanno diffuso “Prima che tutto bruci”.

A conferma di come l’entità dell’attesa che ha preceduto il loro esordio sulla lunga distanza non fosse prevista, una serie di post pubblicati nei mesi successivi, che descrivevano l’arrivo del primo LP della band come imminente. “Expect something in late 2015/early 2016” scrivevano a luglio 2015 e ad agosto, con le parti di batteria già registrate, mostravano un sincero ottimismo: “After I recorded the drums for ‘Undici/Dodici’ it took the record 14 months to come out. This time we might be faster than that”.

Da quel momento però le notizie riguardanti la band hanno iniziato a farsi più rade fino a quando, nel giugno 2016, quasi un anno dopo le prime anticipazioni relative al nuovo disco, gli Øjne annunciavano di essersi separati dal proprio cantante Jacopo, dando un senso ad un’attesa che a quel punto cominciava a farsi ingombrante. È trascorso ancora un altro anno prima che quella “new song” del video al “Miss The Stars” assumesse pubblicamente il nome di Sull’altro lato del fiume, presentandosi come quarta traccia di “Prima che tutto bruci”, l’album che a dicembre ha visto la luce.

Questa lunga introduzione (se vuoi saperne di più leggi qui) non ha solo la funzione di inquadrare la band e il suo percorso fino ad oggi, ma serve anche a chiarire il mio rapporto con essa, a dare la misura di quanto io abbia atteso questo disco e, di conseguenza, quante aspettative io ci abbia riposto. Non posso nascondere infatti come, al primo ascolto, il nuovo disco degli Øjne mi abbia lasciato stranito, a maggior ragione alla luce delle reazioni unanimemente positive che arrivavano dal web. Mi è sembrato di avere davanti un’altra band rispetto a quella che nel marzo del 2015 aveva pubblicato Da qualche parte, nel momento giusto, ultimo inedito prima del lungo silenzio, ma soprattutto un’altra band rispetto a quella fragile ed imperfetta che mi aveva fatto innamorare con “Undici/dodici”.

Tredici, posta in apertura di questo nuovo lavoro, mette avanti le novità: la voce di Gian innanzitutto, che entra in scena già dopo pochi secondi, e poi la nitidezza del suono, più potente e definito rispetto a quello che caratterizzava l’EP d’esordio, ma anche i brani inclusi negli split con Улыбайся Ветрy e Rainmaker. Il primo minuto della canzone vede i vari elementi della band far capolino gradualmente, quasi a volersi ripresentare dopo tanto tempo, mentre i sessanta secondi successivi sembrano rimettere le cose dove erano state lasciate: la batteria che cresce sostenendo una chitarra quasi post-rock, si apre ad un ritmo più cadenzato creando spazio per la voce, si ritrae nuovamente in favore di un arpeggio delicato e poi esplode insieme agli altri elementi in un attacco convulso.

Nell’arco dell’intera tracklist la sezione ritmica, guidando i cambi di umore ed atmosfera, dosa sapientemente i momenti distesi e quelli maggiormente tirati, senza mai arrivare al nervosismo talora espresso in passato, permettendo alla musica di seguire ed adattarsi al meglio all’evoluzione dei sentimenti veicolati nei testi, urlati a pieni polmoni ma in maniera sempre intelligibile. Testi che sembrano rappresentare, quando non direttamente descrivere, autentiche situazioni di vita vissuta e riescono a creare un piano di condivisione sincero con l’ascoltatore, senza cercare di catturarlo con le immagini artificiose di cui sempre più spesso si avvale certa musica cantata in italiano. La chitarra, dal canto suo, continua a distinguersi per gusto ed originalità, seminando riff inusuali quanto efficaci, capaci di condizionare fortemente l’andamento e l’impatto complessivo delle composizioni.

Si cresce, si cambia, qualcuno va a vivere all’estero e poi torna: subito si fa fatica a riconoscersi ma poi ciò che si è condiviso emerge piano piano, nonostante le differenze maturate nel frattempo. Non conosco personalmente gli Øjne, però ascoltare “Prima che tutto bruci” è stato come ritrovare un vecchio amico, aggiornarsi gradualmente sulle rispettive vite e riuscire a ritrovare la sintonia di un tempo solo dopo qualche ora spesa insieme.

La fragilità, elemento peculiare dei primi Øjne e motivo del mio attaccamento nei loro confronti, non è venuta meno, è ora vestita da quella compattezza e quella padronanza che permettono loro di essere oggi, nonostante il lungo silenzio, una delle band più attese e apprezzate dello screamo anni ’10.

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