Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Iannis Xenakis – Persepolis

2018 - Karlrecords
elettronica / avanguardia / sperimentale

Ascolta

Acquista

Tracklist

  1. Persepolis #1
  2. Persepolis #2
  3. Persepolis #3
  4. Persepolis #4
  5. Persepolis #5
  6. Persepolis #6
  7. Persepolis #7
  8. Persepolis #8
  9. Persepolis #9

Web

Sito Ufficiale
Facebook

E qui si scherza davvero poco. Per volere dello Shah di Persia, Iannis Xenakis nel 1971 si è cimentato in una lunga composizione dedicata all’impero persiano. Diciamo che quest’opera è una pietra miliare del genere. Che so, è come l’antologia delle opere acusmatiche di Pierre Henry, in cui l’aspetto colto, intriso di echi di storia e altrettanto di mistero, si intrecciano. In questo caso, “Persepolis“, Opus Magnum di 54 minuti è stata mixata dalle 8 tracce originali ricavate da nastro ad opera di Martin Wurmnest e masterizzato e tagliato da Rashad Becker.

Questa è difatti l’opera elettroacustica più lunga del maestro Xenakis. Doveva essere una parte di un’opera multimediale presentata come performance che includeva giochi di luce, fasci laser, gruppi di bambini che camminano con torce e 59 speaker per riportare la musica in un contesto all’aperto.

Persepolis” ne ha viste di ogni prima di poter vedere la luce (per via di errori diversi: o era stata allungata per via del suo errato sample rate, oppure accorciata fino ad diventare “lunga” 3 minuti) e adesso si manifesta in tutta la sua grandezza. Diciamo che il suo valore, è più individuabile in un contesto filologico piuttosto che musicale. Xenakis è difatti diventato unico nel suo genere per via del suo processo compositivo: il processo stocastico, un processo che include una determinazione randomica che contempla risultati non sempre statici, non sempre fissi, ma include variabili casuali, che possono appunto variare.

Per questo lavoro consiglio anche la lettura parallela del saggio breve “Stochastic Composition and Stochastic Timbre Gendy 3“, opera per computer capace di elaborare in percentuale i suoni di un’orchestra e la modulazione dei vari elementi. Chiaramente circoscritta all’opera appena citata, non può essere trasferita per l’opera “Persepolis“, ma l’utilizzo delle tecnologie per spazializzare la musica, è sicuramente il corrispettivo dello spartito. Ci sono dinamiche precise che vengono rese automatiche da processi che scatenano il controllo dal cervello elettronica, fino ad investire la parte acustica. Nel 1960 Xenakis inizia ad usare il computer per questi processi di automazione di numerose operazioni stocastiche. Il computer si farà carico di scelte compositive che generalmente spettano al compositore. Per esempio, nel lavoro “ST10,5“, la composizione dell’orchestra, espressa in percentuali di gruppi di strumenti, è computata dalla macchina, così come l’assegnazione delle note all’orchestra. Il risultato numerico sarà poi trascritto su spartiti tradizionali, per far sì che l’opera possa essere reiterata.

Ecco, questo “Persepolis“era rimasta un’opera interdetta che oggi scopriamo su supporto audio nella sua divisione originale, che è comunque una divisione sicuramente dovuta a limitazioni tecniche, poiché ai fini dell’ascolto, è irrilevante e suona più come un tutt’uno, senza soluzione di continuità. Il caos che regna in tutta l’opera è sicuramente “programmato” e il risultato è senza dubbio granitico. Nella sua irrefrenabile dinamica, “Persepolis“, travolge l’ascoltatore in un tour de force non unico in questo tipo di genere. Ma è il suo valore storico ad attirarci ancora verso questo mysterium tremendum che percorre un cammino concettuale dall’antichità fino ai giorni nostri.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni