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Get Out, di Jordan Peele

Get Out

Scheda

USA – 2017 – horror, thriller
Titolo originale: Get Out
Regia, soggetto e sceneggiatura: Jordan Peele
Fotografia: Toby Oliver
Montaggio: Greg Plotkin
Scenografia: Rusty Smith
Costumi: Nadine Aders
Musiche: Michael Abels
Suono: Joshua Adeniji
Durata: 102’
Cast: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Brad Withford, Caleb Jones, Marcus Henderson
Uscita: 18 maggio 2017
Distribuzione: Universal Pictures


Se “Indovina chi viene a cena?” incontrasse Il genere splatter con ogni probabilità il risultato sarebbe quest’opera prima del regista Jordan Peele, autore di una sceneggiatura che si muove su due piani narrativi: Il primo nel corso del quale si narra dell’incontro fra due mondi apparentemente inconciliabili. Quello degli Armitage, agiata famiglia Wasp che potrebbe rimanesere sconvolta dall’incontro con Chris Washington, venitiseienne ragazzo della loro primogenita Rose. Rose è molto desiderosa di fare conoscere Chris ai propri genitori, una scelta assolutamente condivisibile se non fosse che il suo nuovo ragazzo è un uomo di colore costretto dagli eventi a partecipare a un buffet in cui lui è il solo invitato ‘non bianco’. All’interno del secondo piano narrativo si muove invece un mistero che prende il via dagli Armitage a iniziare dai domestici – rigorosamente neri – che lavorano presso la loro villa immersa nel verde. Domestici che agli occhi di Chris paiono molto strani.

A film ultimato pare evidente come ci si trovi al cospetto di un’idea, e una narrazione, originali e che prendono il via dalle medesime convinzioni che generarono la pellicola con protagonista Sidney Potier. Il grande distinguo fra gente bianca e nera in tal caso declinato attraverso la superiorità, più volte riconosciuta dai protagonisti bianchi, che la razza nera può facilmente manifestare. Visione per tale ragione intrisa di echi razzisti e carichi di determinismo. Al tempo stesso il film vira però troppo repentinamente verso un genere (il thriller) che non consente di dare libero sfogo alla denuncia razziale. Merito di Peele è quindi essere riuscito a innestare un genere nell’altro, passando dal dramma fino all’horror tinto di satira.

Demerito evidente quello di non essere in grado di compiere appieno la parabola né dell’uno ma nemmeno dell’altro genere, il che risulta decisamente insufficiente per una pellicola candidata all’Oscar nella categoria miglior film.

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