Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Philipp Rumsch Ensemble – Reflections

2018 - Denovali Records
elettronica / ambient

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Prologue
2. Part I
3. Interlude
4. Part II
5. Prelude
6. At Your Enemies
7. Part IV
8. Epilogue


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Dal principio di tradurre il linguaggio tonale di ambient, minimal e pop per condensarlo in un inedito formato orchestrale, Philipp Rumsch, sound designer – più che compositore – ventiquattrenne di Lipsia, ha fondato questo omonimo ensemble, al debutto con “Reflections” per la Denovali Records.

Pregno di tutti anni di formazione jazz del suo insolito team, “Reflections” è un amalgama di influenze elettroacustiche, di classica contemporanea e d’improvvisazione – in un processo di inversione che parte dal classico per arrivare all’astratto e al digitale. Contro i principi estetici dell’elettronica, in accusa ai suoi moduli ripetitivi, al suo piglio minimalista e all’attitudine continua di voler sedimentare le strutture, decide di emularne la forma in una veste più sinuosa e classica.

Philipp esplora la riduzione del suono e il suo alterarsi attraverso i diversi parametri compositivi, con un caleidoscopico avvicendarsi di tromba, flicorno, sassofono, clarinetto, violoncello, chitarra, contrabbasso, percussioni, basso e pianoforte, nelle mani del cast di dodici musicisti dalla scena classica e jazz di Lipsia, Berlino, Dresda e Weimar.

Con la sovrapposizione graduale di strutture concentriche e di ritmi pattern e groove, unita ad un approccio puramente estetico, basato su un improvvisare – atto quasi ad imbastire – l’ensamble plasma un flusso continuo, dai confini stilistici sfocati. Una calda e densa gettata di schemi logici e pur sempre spontanei la cui esecuzione genera un’atmosfera fitta, suggestiva, in cui convivono una sottile intimità e una più forte concentrazione sulla struttura. Adottati come fossero il concetto narrativo portante – oltre che protagonisti di una riuscita tecnica di disposizione delle strutture compositive sul tempo – gli schemi sono impiegati in maniera ciclica, rarefatti, gravitano su metriche indisciplinate e fuligginose. Quasi a voler emergere, i tasselli dell’ensemble si innalzano a turno – boccheggiano con discrezione – aprendo spazi, varchi e contenitori sonori, intensi, carichi di elementi anche incongrui.

Una guerriglia di quanto audace e sfrontato l’ensemble riesce a mettere in campo, si cala morbida – quasi immateriale e intangibile – in questa interazione indefinita di sostanze. È la logica a spezzare questo ammasso di materiale: prologo, interludio, preludio ed epilogo ad intervallare le quattro parti cardine della struttura nel suo complesso. E se vive quaranta minuti di puro suono, non è per astenersi dalla voce, custodita nel fulcro di At the Enemies.

E giunto all’apice, “Reflections” , prontamente ne smorza i toni e si spegne senza preavviso – in tutto il suo manifestarsi, proprio quando ciascuna traccia trova un suo senso, la metrica si è – ormai – già piacevolmente ritirata e la compagine si è colorata di bianco, nel fare ritorno a quella natura elettronica che l’ha ispirata alla nascita.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni