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Andrew W.K. – You’re Not Alone

2018 - RED / Sony Music
hard rock

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Tracklist

1. The Power of Partying
2. Music Is Worth Living For
3. Ever Again
4. I Don’t Know Anything
5. The Feeling of Being Alive
6. Party Mindset
7. The Party Never Dies
8. Give Up on You
9. Keep on Going
10. In Your Darkest Moments
11. The Devil’s on Your Side
12. Break the Curse
13. Total Freedom
14. Beyond Oblivion
15. Confusion and Clarity
16. You’re Not Alone


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Da quando – nell’ormai lontano 2001 – Andrew W.K irruppe sugli schermi televisivi di chiunque stesse sintonizzato 24/24 su MTV e Viva con il suo prorompentemente ridondante – e perciò a tutti gli effetti magnifico – singolo Party Hard nella mente di chi l’ha seguito sono ancora presenti ben due domande “ma questo chi cazzo è?” seguita a ruota da “ma che cazzo fa?”. L’essere outsider del party-rocker – mai termine fu più azzeccato – lo ha collocato di prepotenza in un universo scombinato di matti che una volta giunti ad una festa non sono soliti andarsene mai, nemmeno a danze concluse.

Potevano in effetti chiudersi con “I Get Wet” i fasti e i bagordi di mister W.K. e invece no, è rimasto incollato in quell’angolino della vista periferica di tutti, fermo restando che quasi nessuno si ricordi di “chi cazzo sia questo”. Dunque, diciotto anni di carriera passati tra dischi prescindibilmente magnifici e follie malamente assortite for nerds only come “The Japan Covers” e “Gundam Rock” – album in cui il Nostro si spertica in svariate cover tratte dalla leggendaria serie robotica della nipponica Sunrise – e, per non farsi mancare niente, comparire a testa alta e dietro una batteria nell’esperimento “77 Boa Drums” dei Boredoms oltre che finire nella serie animata targata Cartoon Network  Uncle Grandpa”. Insomma un’icona senza né esserlo né volerlo essere con in testa sempre e solo un leitmotiv incessante ai limiti della fissazione – che lo ha portato anche a fondare un partito dedicato – ossia il “party”.

Com’è, come non è io ad Andrew W.K. non riesco a voler male, anzi, gli voglio un sacco di bene a prescindere da qualsiasi cosa faccia – ossia fare festa a suon di pianoforti picchiati e chitarre schitarrate becere – quindi eccomi pronto a parlare della sua ultima fatica in studio intitolata “You’re Not Alone”. Anticipato dai due singoli epic driven Music Is Worth Living For e Ever Again il nuovo album del musicista americano è la solita, fantasmagorica infilata di pezzi ultra rock a batteria dritta, synth sfarfallanti e chitarroni presi in prestito un po’ da Angus Young, un po’ dai Twisted Sister e con una furiosa infornata di cori Kiss-style da fare piangere il più avanti tra gli avanguardisti.

Party Mindset è una ballad sintetica e saltellante ed è il lento che adoreremmo sentire in un nuovo capitolo di “Wayne’s World”, Give Up On You apre le porte al white gospel rock con tanto di solo a là Brian May che esplode sul finale facendoti vergognare di aver messo su l’album, The Party Never Dies l’anthem alicecooperiano che non vuoi ma che finirai per cantare. L’antifona si ripete sempre allo stesso modo ma inserisce tra le influenze piccole dosi di Beatles coverizzati da Dee Dee Snider come ben dimostra The Devil’s On Your Side mentre su Total Freedom non stonerebbe un bel coro da parte di Dave Grohl da una parte e Bruce Springsteen dall’altra e tra tutti è il brano che più fa “gasare”, per un usare un termine vetustamente consono all’aria che si respira qui.

A conti fatti e come sempre Andrew W.K. se ne esce con un disco che ignora totalmente qualunque cosa lo circondi, qualsiasi moda o progresso ma anche tutte le retromanie di moda oggigiorno andando a pescare solo ed unicamente da un vaso nostalgico che nessun altro avrebbe il coraggio di aprire in modo così autoironico – mentre gli Stone Sour ci credono più del dovuto. Voglia di party, di frasi fatte, di suoni gonfi e di staccare per un attimo il cervello portami via, insomma.

You’re Not Alone” è il vero successore di “I Get Wet” che conferma una delle domande poste in apertura di articolo. O anche entrambe. A chi importa, dopotutto?

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