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Cayman The Animal – Black Supplì

2018 - No Reason Records / Mother Ship
punk-rock

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Tracklist

1. Laps
2. The colors deniers club
3. Black Supplì
4. Here comes the end part III
5. Our nation turns its lonely eyes to you
6. Camusflage


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Lavorare bene significa, innanzitutto, gestire il tempo in maniera ottimale, eliminando qualsiasi mania trasversale che osi, anche minimamente, intralciarlo. In una zona d’Italia, precisamente tra Perugia e Roma, pieno centro, si è sempre lavorato così, quando si è trattato di scrivere dischi punk-rock. E i Cayman The Animal si attengono, da ormai quattro uscite, a questa taylorista regola produttiva.

Con l’ultimo, però, un EP di sei tracce uscito lo scorso febbraio per Noreason Records con la collaborazione del collettivo Morter Ship, riescono a fare qualcosa in più. Sia rispetto a loro, alla loro storia, sia confronto a tutto ciò che di punkrock sia uscito in Italia da quando mi sono messo ad ascoltare questa musica, e ascoltandone tanta, credetemi, proveniente da qualsiasi parte.

“Black Supplì”, questo il titolo del lavoro, suona alto, altissimo, non sembra nemmeno essere stato studiato da quanto suoni alto: è un disco che straborda dall’inizio alla fine, conferendo alla musica, ma soprattutto al lavoro che ci è stato dietro, una forma omogenea, un risultato di completa pienezza. Rispetto ai loro precedenti dischi, “Black Supplì” è innanzitutto più 88 Fingers Louie e meno Strung Out, soprattutto per quanto riguarda la voce di Diego, paludosa e a tratti lancinante in un inglese abbastanza beffardo ma amichevole. I giri di chitarra sono completamente pesanti ma non si riesce mai a contarli: già dall’inizio di Laps vengono percepiti come spifferi d’aria che percorrono appartamenti troppo caldi, mentre in Black Supplì creano un perfetto equilibrio tra la difficile concatenazione strutturale del brano e la foga di stampo vecchia scuola che ne trasuda liberamente.

Here comes the end part III, che parla delle forme che hanno i laghi, prende spunto dai finali di canzone che utilizzavano i Treadmill, band tedesca anni ’90 che non tutti conoscono, credo, ma che per me è risultata fondamentale per coniugare in una visione eurocentrica l’emo e l’hardcore provenienti da oltre l’Atlantico: viene ripetuta una frase prima sommessamente e poi, sempre pronunciando le stesse parole che la compongono, ci si alza tutti insieme. Atmosfere piovose ma sorriso ben stampato in faccia, senza mai avere paura, come in Our nation turns its lonely eyes to you.

L’attitudine punk fisicamente ragionata che i Cayman the Animal mettono in “Black Supplì” è l’attitudine dei dischi Ebullition, mentre la voglia di suonare ed alzare i volumi è una propensione, ripeto, tutta loro. Pezzi come il sovracitato Laps rimangono da cantare durante tutto il giorno, e non è cosa da poco. Può capitare coi Lagwagon o coi Murder we Wrote, ma si parla di decenni passati, ormai. Questi cinque qui, invece, hanno scritto “Black Supplì” giusto pochi mesi fa. Non mi stancherò mai di dire che le cose suonate da pendolari tra l’Umbria e il Lazio abbiano, da sempre, qualcosa di diverso rispetto a quelle suonate nel resto d’Italia. Formato CD con copertina tipo “Gratta e Vinci”. Da grattare realmente intendo. “A Nation’s Shivering”. Ora vado.

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