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Harakiri For The Sky – Arson

2018 - AOP Records
post black metal / blackgaze

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Tracklist

1. Fire, Walk with Me
2. The Graves We've Dug
3. You Are the Scars
4. Heroin Waltz
5. Tomb Omnia
6. Stillborn
7. Voidgazer
8. Manifesto (bonus track)


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Dall’Austria continua la marcia decisa degli Harakiri For The Sky. Infatti dal 2012 il duo, composto dal polistrumentista Matthias “M.S.” Sollak e dalla voce di Michael ”J.J.” V. Wahntraum, ci regala lavori di ottima fattura con precisa cadenza biennale.

Il nuovo disco “Arson” concettualmente si presenta come la seconda parte del lavoro precedente, “III:Trauma” del 2016. Il sound del gruppo si mantiene distaccato dal black metal norreno ortodosso, del quale mantiene comunque delle linee espressive innegabili, facendo più leva su un ottimo sound post rock e shoegaze. Più letteralmente potremmo parlare di blackgaze. Infatti è proprio questo genere di sound che gli Harakiri For The Sky sembrano cercare e che riescono a riprodurre in maniera più che efficace.

Nella line-up questa volta il gruppo può contare sulla batteria del conterraneo, ex-Decapitated, Kerim “Krimh” Lechner, che dà nuova prova della sua tecnica e precisione chirurgica dietro le pelli. Si inizia con Fire, Walk With Me: un riff di chitarra e accordi aperti conditi con una parte melodica di tastiera che accompagna i nove minuti di traccia. Bellissima The Graves We’ve Dug, all’interno della quale si denota ancor meglio il prezioso lavoro ritmico di Kerim, che emerge nell’alternanza tra ritmi serrati e distorti e momenti di maggior respiro, dove la parte melodica la fa da padrona.

Your Are The Scars è forse il brano meno crudo rispetto agli altri, la melodia ambient della tastiera accompagna bene il muro sonoro incorniciato dalla voce di J.J. che, con il suo scream, scaglia tutta la malinconia e la disperazione possibile. Si riesce a toccare con mano quelle oscure sensazioni che abbiamo quando crediamo che ogni cosa sia perduta, che solo alcol o droghe possano disinfettare temporaneamente quelle ferite chiamate tristezza e solitudine, per le quali l’unico estremo rimedio resta solo la morte. È proprio questo che gli Harakiri For The Sky urlano e sbattono in faccia nei loro brani, nei loro testi: descrivere con rabbia i lati più neri dell’animo umano.

Il brano più efficace dell’album, che racchiude alla perfezione questo concept è Heroin Waltz. La resa tecnica è impeccabile: l’inizio in stile drone dà l’avvio a un brano ricco di riff di chitarra melodici, molto ben legati, che si intrecciano come una pianta rampicante sui muri sonori eretti. Kerim rimane perfetto come in precedenza, così come la voce di J.J. che sembra mettere tutto ciò che ha dentro alle urla di questo pezzo. Tomb Omnia si propone in modo simile alle precedenti tracce, forse con qualche parte di chitarra tendente più alla sfumatura post rock. Più doom è Stillborn, anche se permane l’alternanza di ritmi variabili, da notare al sesto minuto come il gruppo faccia crollare il muro di suono in un attimo e poi, con un efficace riff di chitarra, lo rialza con estrema energia e potenza. In chiusura la più melodica Voidgazer, che con effetti vari, flanger e synth rende più soft la musicalità del gruppo. La bonus track Manifesto, cover dei Graveyard Lovers, è un pezzo ben reinterpretato dal gruppo, che si avvale anche della splendida voce femminile di Silvi Bogojevic. Tuttavia, il brano non aggiunge nulla di per sé all’ottimo lavoro espresso durante tutto il disco.

In conclusione possiamo affermare con chiarezza che gli Harakiri For The Sky sono sulla retta via, su quella via che hanno ben costruito e all’interno della quale si esprimono al meglio delle loro potenzialità artistiche. La loro musica, nonostante il genere possa portare al ristagnamento e alla ripetitività compositiva, rimane varia, ricca di variabili tecniche e stilistiche interessanti che non annoiano mai, nonostante i brani si aggirino tutti singolarmente sulla durata di dieci minuti.

Ci auguriamo che i due ragazzi austriaci riescano a mantenere e a caratterizzare questo genere con tale variabilità artistica e precisione tecnica. Ne riparleremo tra un paio d’anni? A questo punto, aspettiamo con impazienza un loro nuovo lavoro. 

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