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Joan As Police Woman – Damned Devotion

2018 - PIAS Recordings
soul / pop

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Tracklist

1. Wonderful
2. Warning Bell
3. Tell Me
4. Steed (For Jean Genet)
5. Damned Devotion
6. The Silence
7. Valid Jagger
8. Rely On
9. What Was It Like
10. Talk About It Later
11. Silly Me
12. I Don’t Mind


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Joan Wasser è nel mondo del music business da molto più tempo di quanto si possa immaginare. Dopo un avvio di carriera trascorso nelle retrovie – prima come violinista con i Dambuilders per buona parte degli anni ‘90, poi come turnista di lusso con Antony and the Johnsons e Rufus Wainwright a cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo millennio – nel giugno 2006 arriva al debutto da cantautrice con l’ottimo “Real Life”. Da allora il progetto Joan As Police Woman non si è fermato neanche un istante, arrivando con questo “Damned Devotion” all’ottava tappa tra EP, full-length, raccolte di reinterpretazioni di brani di altri artisti (“Cover” del 2009) e album collaborativi (“Let It Be You” del 2016, scritto e registrato in compagnia del polistrumentista Benjamin Lazar Davis).

Il ruolo catartico della musica è una costante in tutti i lavori a firma Joan As Police Woman; e non potrebbe essere altrimenti, considerando il fatto che la non troppo lontana decisione di conquistare il fronte del palco e diventare cantante è nata anche dalla necessità di mettersi finalmente a nudo e sbrogliare la matassa di una storia personale non semplicissima. Cresciuta in una famiglia adottiva, nel maggio del 1997 Joan Wasser ha vissuto sulla propria pelle la tragica morte del compagno Jeff Buckley, recentemente ricordato con parole di grande affetto in occasione del ventennale della scomparsa. Una “dannata devozione” che ancora scuote l’anima dell’artista statunitense, la cui voce espressiva e sensuale continua a essere un’oasi di emozioni nello sconfinato deserto della scena pop moderna.

La scelta di cucire le dodici tracce di “Damned Devotion” attorno alla sua ugola non dovrebbe sorprendere nessuno; gli stati d’animo e le sfumature che Joan Wasser riesce a trasmettere tra i sussurri di Wonderful e il falsetto di Steed (For Jean Genet) non hanno bisogno di una cornice particolarmente larga per lasciare il segno. Ecco quindi arrivare beat e synth minimal a prendere il posto delle chitarre e dei fiati, che appena un lustro fa avevano occupato il centro della scena in “The Classic”. Il soul di Joan As Police Woman diventa elettronico; prende il sopravvento il lato più dark e intimista dell’autrice che, citando il Leonard Cohen di Anthem in The Silence, lascia entrare la luce attraverso le ferite e le crepe del tempo.

Agli inediti influssi trip hop di Rely On e Talk About It Later si alternano le atmosfere urban di Steed (for Jean Genet) e quelle quasi eteree di Silly Me e What Was It Like. Nei momenti più tradizionalmente pop (Tell Me, Damned Devotion e Valid Jagger), Joan Wasser prova a fare il verso all’eleganza classica di Annie Lennox e Sade, ricorrendo alla lezione di altre grandi songwriter quali Fiona Apple e St. Vincent per rendere il tutto un po’ più moderno. Sono però le intensissime ballad Warning Bell e I Don’t Mind a rendere l’album davvero memorabile, anche se i guizzi creativi di “Real Life” restano solo un pallido ricordo.

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