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Rolo Tomassi – Time Will Die And Love Will Bury It

2018 - Holy Roar Records
math rock / post hardcore

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Tracklist

1. Towards Dawn
2. Aftermath
3. Rituals
4. The Hollow Hour
5. Balancing The Dark
6. Alma Mater
7. A Flood Of Light
8. Whispers Among Us
9. Contretemps
10. Risen


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Solo tre anni sono bastati ai Rolo Tomassi per tornare con un nuovo capolavoro che già fa gridare al miracolo sonoro: dopo “Grievances”, quarta fatica discografica e ad oggi vero punto di svolta nella carriera della band, il quintetto di Sheffield prende la situazione di petto con “Time Will Die And Love Will Bury It”.

L’album racchiude al suo interno dieci tracce che, se possibile, spostano ulteriormente la barra del caos a un livello superiore, senza dimenticare di ricercare bellezza e complessità: basti pensare al titolo del lavoro, tratto da un’opera dello scrittore postmoderno Richard Brautigan, capace di portare alla mente un notevole quantitativo di immagini più o meno surreali.

Le ambiguità trasmesse dal nome del dieci tracce matchano alla perfezione con gli abiti che la band indossa da sempre: un dress code fatto di math-rock, post-hardcore, melodie più o meno accentuate che le hanno permesso di porsi come una delle realtà più consolidate nell’intero panorama underground.   

Il cammino di avvicinamento ai Rolo Tomassi 2.0 passa inevitabilmente per il già citato “Grievances”, ma anche da “Astraea”, album nei quali il binomio luce-oscurità pavimenta alla grande gli interni della reggia nella quale la band abita da ormai tredici anni. Menzione speciale per quanto riguarda questa scalata costante e inarrestabile va fatta alla cantante Eva Spence, punta di diamante capace di costruire, attraverso le sue doti canore, un vero e proprio labirinto alla Shining dalla quale non si esce sani di mente.

Analizzare i brani come una entità di tracce che compongono un album può risultare una mossa assai riduttiva: Towards Dawn, traccia di apertura con la funzione di vero e proprio intro rilassato e asciutto, sospeso tra post-rock ed elettronica, anticipa la prima bomba di “Time Will Die And Love Will Bury It”.

Aftermath suona talmente perfetta da sembrare quasi inaccessibile ai comuni mortali; tutto ruota attorno a una melodia strappalacrime, che se fosse inserita come colonna sonora di un film non farebbe storcere il naso a nessuno. A far tornare le tenebre del chaotic hardcore ci pensa subito Rituals, che spezza la quiete soprattutto grazie a una sezione ritmica da brividi, sulla quale spicca il gran lavoro del batterista Tom Pitts.

La consapevolezza di poter manipolare il proprio sound, assoggettandolo solamente alla volontà di creare un prodotto che deve essere bello, nel senso più ampio del termine, porta i Rolo Tomassi a ridisegnare i confini del progressive con The Hollow Hour e A Flood Of Light, vere e proprie perle di questo album.

Un senso di stretta attorno al collo viene fornito e reso quasi inevitabile con Alma Mater (sulla quale il circle pit si spreca) e Balancing The Dark, brano dal piglio metal capace di mettere tutti gli ascoltatori d’accordo, tra breakdown e puntate jazz.

Come un cerchio, “Time Will Die And Love Will Bury It va a chiudersi come ha iniziato: Whispers Among Us spara le ultime cartucce di scream, andando ad accompagnare il fruitore di questo capolavoro verso lidi più avanguardistici e aperti (Contretemps e la intensissima Risen).

Dopo diversi ascolti, risulta chiaro come circoscrivere questo album all’interno di una qualche specifica corrente musicale sia opera quanto mai impossibile: se i brani dal più alto tasso melodico sfiorano il pop, quelli da headbanging rientrano nel metal tanto quanto nel post-hardcore, andando a lambire il rock e l’hardcore più scarni.

Con queste dieci tracce i Rolo Tomassi ci prendono per la manica, ci tirano con forza all’interno di un calderone emotivo, arrabbiato, quieto e spavaldo nel quale raramente si è finiti in tempi moderni.

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